La Nuova Sardegna

Coronavirus in Sardegna, algoritmi, indici e tabelle: le regole per il via libera

di Umberto Aime
Coronavirus in Sardegna, algoritmi, indici e tabelle: le regole per il via libera

Non c’è solo l’Rt tra i parametri fissati dal ministero della Salute per le riaperture. Sardegna in ritardo nell’indagine epidemiologica e anche nelle Unità territoriali

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CAGLIARI. L’indice Rt, che ha deluso tutti, non viaggia da solo. Ci sono ben altri venti fattori statistici da calcolare, per sapere se, dopo il 18 maggio, si potrà ripartire con la fase 2, stavolta completa, oppure continueranno le aperture a spezzatino. È tutto scritto nel decreto del ministero della Salute, pubblicato a fine aprile, e inviato alle Regioni qualche giorno dopo. Lungo una decina di pagine, tabelle e algoritmi compresi, è il vangelo che bisognerà seguire alla lettera nella traversata verso il post Covid-19.

Il passaggio cruciale. In questa settimana, che sarà quella decisiva, anche la Sardegna dovrà per forza testare su di sé il pacchetto dei venti indicatori se vorrà ottenere, lunedì prossimo, il lasciapassare del Governo. «Chi supererà la prova – si legge in una nota di Palazzo Chigi – potrà essere autorizzato a ridurre le prescrizioni». Però per i sindaci, pochi per la verità, che hanno deciso comunque i far ritirar su le serrande sin da oggi a parrucchieri, barbieri, centri estetici, tatuatori, profumerie, gioiellerie e negozi di abbigliamento e scarpe, la nuova indagine statistica potrebbe e dovrebbe rappresentare la prova del nove. Perché servirà o a rassicurarli, oppure li costringerà a riscrivere l’ordinanza se dovesse risultare che, nonostante l’indice Rt favorevole o meglio non pervenuto, si sono spinti invece troppo avanti. Sì, perché l’essere finiti, come Comuni, nella tabella degli Rt «non classificati», nonostante di per sé non sia un valore, se da un lato può aver convinto alcuni sindaci dell’ormai scarsa probabilità che ci siano nuovi contagi da pazienti malati a persone sane, dall’altra s’è capito che da solo quello stesso indice non è una garanzia, almeno così scrive il ministero della salute e poi l’hanno ribadito anche i prefetti con una circolare.

La formula Kessler. Come l’indice Rt anche gli altri 20 fattori statistici sono stati messi a punto dalla Fondazione triestina Bruno Kessler, che è il partner ufficiale dell’Istituto superiore di sanità. Una prima sintesi dell’algoritmo, quella più semplice per chi sa poco di statistica medica, è legata a questi parametri. Per considerare «un territorio potenzialmente al sicuro, o comunque non più a rischio immediato, sarà necessario un indice consolidato di contagio sotto 1, o ancora meglio sotto 0,50 (è la possibilità che il virus transiti dal paziente malato con sintomi a una persona sana, l’ormai famoso fattore Rt) e che, allo stesso tempo, abbia la capacità di eseguire controlli e verifiche entro tre giorni dalla segnalazione ufficiale di un nuovo caso».

Non basta: «Dovrà avere (ovviamente) un calo significativo e continuo di contagi complessivi (sono i nuovi positivi con o senza sintomi) registrato almeno negli ultimi sette giorni e un’occupazione media dei posti letto nelle terapie intensive e negli ospedali Covid sotto il 40 per cento». Ancora: «Dovrà aver eseguito, o in corso di esecuzione, test molecolari o sierologici su tutto il personale, i pazienti e gli ospiti delle aree a rischio, dagli ospedali Covid alle residenze sanitarie e case di riposo per anziani, in cui comunque non dovrà essere più presente alcun focolaio». Per proseguire: «Dovrà inoltre aver avviato un monitoraggio epidemiologico su larga scala, attraverso test rapidi certificati, e confermare che sono operative le Unità sanitarie sul territorio, le Usca, incaricate di gestire i nuovi casi segnalati dai medici di base e anche garantire la terapia prevista per i positivi non ricoverati in quarantena».

La conclusione della Formula Kessler è questa: «Se la Regione campione, alla fine del calcolo statistico, registrerà un trend di miglioramento degli indici almeno del 60 per cento nell’arco temporale stabilito (da una settimana all’altra) potrà transitare dalla fase 2 iniziale, riaperture parziali, alla fase 2 definitiva, ma con la possibilità che debba rientrare in qualunque momento nella 1 (chiusura generalizzata) nel caso successivi controlli dovessero rilevare un peggioramento degli indicatori».

Il caso Sardegna. Senza addentrarsi in calcoli e azzardando alcuni confronti fra gli algoritmi Kessler e la situazione reale, qualche proiezione è possibile. In Sardegna la curva dei contagi s’è stabilizzata verso il basso da almeno due settimane, con pochi nuovi casi accertati, massimo due o sei. Ancora: l’unico Rt finora conosciuto è sotto la soglia d’allerta: 0,48 contro 0,50, ma a Sassari, ad esempio, continua a essere più alto, 0.96, e a Cagliari città è al limite. Poi: il tasso di riempimento dei posti letto Covid è fra i più bassi nel confronto con le altre regioni, e, come comunicato dalla Regione, sarebbero «ormai conclusi i test nei luoghi a rischio». Ma di contro l’indagine epidemiologica su larga scala è stata avviata solo in parte. Qual è infine il report sulle Unità territoriali? Sono operative in diversi distretti, ma non in tutti. Dunque, tirando le somme di questo test molto empirico, da lunedì prossimo la Sardegna potrebbe essere inserita quasi a pieno titolo fra le regioni virtuose. Però, attenzione, è proprio questa la settimana decisiva per il verdetto finale, e quindi da oggi in poi ogni errore o lassismo potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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