La Nuova Sardegna

L’INFANZIA VITTIMA DEL VIRUS

di SILVIA SANNA

La pandemia con i piccoli è stata crudele perché nell’età delle risate ha fatto provare loro il triste sentimento della nostalgia: quella dei nonni, quasi sempre rivisti solo attraverso le video...

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La pandemia con i piccoli è stata crudele perché nell’età delle risate ha fatto provare loro il triste sentimento della nostalgia: quella dei nonni, quasi sempre rivisti solo attraverso le video chiamate, di cugini e zii, di maestre e maestri e compagni di gioco. Eppure hanno resistito, tra mille domande e curiosità sono andati avanti nei 60 giorni più difficili del mondo in cui tutto o quasi si è fermato. I bambini si sono abituati a trascorrere le giornate a casa, ognuno nello spazio a disposizione, piccolo o grande, con giardino o senza, con il conforto dei genitori con i quali – questa è la nota positiva – grazie alla diffusione dello smart working hanno riscoperto una dolce quotidianità che sembrava perduta. I bambini hanno sofferto di meno degli adolescenti. Perché è decisamente più complicato spiegare a una ragazzina di 12-13 anni che non può incontrare le amiche o andare a giocare a pallavolo o dire a un ragazzino di 16 anni che si sente già grande che non può fare un giro in moto o andare a mangiare un gelato sotto casa. Un lockdown che ha azzerato tutto tranne il dovere principale: quello dello studio, a distanza, davanti a un pc, spesso con grandi difficoltà. Tutti ora devono essere ricompensati per il grande sacrificio fatto. È giusto liberarli dalla loro prigionia, permettergli di uscire e di recuperare la socialità. I bambini hanno bisogno di giocare con i coetanei, i ragazzini di farsi un po’ i fatti loro lontani da mamma e papà. Ben vengano le riaperture dei campi estivi e delle scuole, dove ritrovarsi per giocare e fare sport, per leggere un libro, per raccontarsi la quarantena. Il Comitato scientifico nazionale ha stabilito le linee guida per la riapertura in sicurezza dei nidi, asili e strutture ricreative dal 18 maggio. Ora tocca alle Regioni e ai Comuni darsi da fare per passare dalle parole ai fatti, individuando gli spazi idonei, riaprendo scuole chiuse, assumendo il personale. Perché la fase 2, con il rientro di moltissimi genitori al lavoro, deve coincidere con la fase 2 anche per i figli. Da una parte è impensabile che i primi siano costretti a rinunciare a lavorare per stare a casa con i bambini. Dall’altra i bonus baby sitter pur se utili non sono la soluzione. Serve uno sforzo di ingegno per fare in modo che tutti possiamo ritornare alla vita.

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