La Nuova Sardegna

Bambini vittime del Covid allarme povertà educativa

di Silvia Sanna
Bambini vittime del Covid allarme povertà educativa

Il report di Save the Children: l’emergenza sanitaria aggrava le disuguglianze In Sardegna scolari penalizzati tra i limiti della didattica a distanza e dispersione

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SASSARI. Sono le vittime più silenziose dello tsunami provocato dal Covid-19. I bambini, più piccoli e più fragili, stanno pagando un prezzo altissimo a causa della crisi economica, della chiusura delle scuole, dello stop a tutte le attività di tipo ludico-ricreativo. Una fermata che si traduce in una sempre maggiore povertà educativa, soprattutto nelle aree del Paese e nelle situazioni familiari di partenza più fragili. Come la Sardegna, dove la dispersione scolastica è un fenomeno che non si arresta e che causa del Covid-19 potrebbe aumentare ancora. Nell’isola maglia nera in Italia per numero di diplomati nella fascia d’età 18-24 anni e la dispersione al 24% con il 14% medio nazionale, la didattica a distanza rischia di creare ulteriori squilibri. L’allarme è stato già lanciato, una buona quota di ragazzi non studia a distanza o lo fa a singhiozzo. Save the children nel rapporto “Riscriviamo il futuro” fotografa una situazione preoccupante in tutta l’Italia ma drammatica soprattutto in alcune realtà del centro sud. Perché quasi 1 genitore su 7 tra quelli in condizioni socio-economiche più fragili, pari al 14,8%, ha perso il lavoro per via dell'emergenza Covid-19, e oltre la metà lo ha perso temporaneamente. Circa 1 minore su 5 ha più difficoltà a fare i compiti rispetto al passato e, tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non segue mai le lezioni a distanza o lo fa meno di una volta a settimana. Il rapporto include un sondaggio «L'infanzia in isolamento», realizzato dal 22 al 27 aprile on line, per Save the Children dall'istituto di ricerca 40 dB su un campione di oltre 1000 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori: include il 39,9% del totale che si trova in condizioni precarie economicamente anche a causa della crisi dovuta al Coronavirus. Il dato che emerge è significativo: più di 6 genitori su 10 stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio (compresi quanti sono in cassa integrazione o in congedo parentale) e per questo la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, dal 18,6% al 32,3%. Nel 44% dei casi i genitori sono preoccupati di non poter tornare al lavoro o cercarne uno perché i figli non vanno a scuola e non saprebbero a chi lasciarli. Ecco perché è urgente pianificare la fase 2 per i bambini: le Regioni, Sardegna compresa, stanno lavorando sulle linee guida del Comitato scientifico nazionale per arrivare già dal 18 alle prime riaperture di centri estivi e spazi all’aperto dove i bambini possano giocare e interagire con i coetanei, recuperando la socialità perduta. Per molti potrà essere l’occasione per studiare con tutor e insegnanti. Sempre dalla ricerca risulta che «1 genitore su 20» ha paura che i figli debbano ripetere l'anno, nonostante le disposizioni ministeriali lo vietino, o che possano lasciare la scuola, dati che tra le famiglie in maggiori difficoltà economica, passano rispettivamente a quasi 1 su 10 e 1 su 12. Quasi la metà delle famiglie con maggiori fragilità (45,2%) vorrebbe «le scuole aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà». Tra le province a rischio educativo molto alto in Sardegna c’è il Sulcis, a rischio alto Sassari, Nuoro e Cagliari, medio Oristano. Nelle province di Sassari e Nuoro quasi 1 ragazzo su 2 è in ritardo nell’apprendimento di alcune discipline, come la matematica: la media italiana è 1 su 4.



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