I parrucchieri all’opera la fila di clienti in auto
di Serena Lullia
Olbia, si riparte con cautela: due per volta, tutti con guanti e mascherina
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OLBIA. Cespugli di ricci indemoniati, rasature da tosaerba, colori psichedelici. Dopo due mesi di stop la prima giornata di lavoro dei parrucchieri è per cuori forti. In queste settimane a casa i clienti hanno spesso sfogato la noia sui capelli. Certi che i maghi delle chiome avrebbero recuperato i danni con le loro mani miracolose. E infatti in queste settimane si dedicheranno a riparare danni più che a creare nuovi look. Con l’ordinanza del sindaco Settimo Nizzi in mano, gli hair stylist olbiesi hanno riaperto le loro fabbriche di bellezza. Sigillati nei saloni da giorni per preparare l’accoglienza sicura, non hanno avuto nemmeno il tempo di leggere la lettera della Prefettura che solleva dubbi sulla legittimità dell’ordinanza. A loro basta il via libera del Comune.
Bellezza sicura. Alle 8 le luci dell’Ad Studios sono già accese. Antonello Asara, Stefania Derosas e Giusy Asara controllano gli ultimi dettagli prima della riapertura. Si ricomincia con postazioni ridotte, spazi rivisitati, dispenser gel all’ingresso, dipendenti a casa. «Abbiamo ben chiaro il concetto di divieto di assembramento e quanto sia fondamentale la distanza di sicurezza – spiega Giusy –. Solo due clienti alla volta che vengono serviti da Stefania e Antonello. I nostri ragazzi sono in cassa integrazione a casa e questa è la cosa che mi rende più triste. Ma siamo stati costretti a fare delle scelte. Da un cliente all’altro devono esserci due metri di distanza e non ci possono essere troppe persone nello stesso ambiente». Il protocollo di sicurezza è stato costruito con lunghe ore di studio e consulenze con esperti. «Si riceve solo per appuntamento e non possiamo permetterci di sforare nei tempi – precisa –. In quel caso le clienti aspettano in macchina». Una volta che scatta il turno le porte del salone si aprono. La cliente entra con i guanti e la mascherina. Stessi Dpi che indossano Stefania e Antonello. «Usiamo solo mantelle e asciugamani monouso, pettini, spazzole e forbici sono igienizzate – prosegue l’imprenditrice –. Anche la postazione della cliente viene sanificata. La sicurezza è fondamentale e ne siamo consapevoli. Siamo felici di aver ricominciato ma abbiamo anche ben chiare le parole del sindaco Nizzi. Se il numero di contagi dovesse risalire, si richiuderà tutto. Abbiamo conosciuto altri momenti bui in passato. Il salone fu devastato dall’alluvione e lo abbiamo rimesso in piedi. Ce la faremo anche questa volta».
Ansia e felicità. Giulia Tosi mescola gioia e ansia nel suo primo giorno con le forbici in mano dopo mesi. «Ho imbiancato le pareti, riorganizzato gli spazi, eliminato la sala d’attesa e tutti gli oggetti di arredamento difficili da sanificare. Non esiste un vero protocollo. Ho chiesto consigli a commercialisti, medici del lavoro. Ho ridotto le postazioni. Lavoriamo in tre al momento con 4 postazioni con spazi ampi e arieggiato. Resta l’ansia di sbagliare ma sono felice di aver ricominciato. È l’inizio di una piccola normalità».
Test superato. 12 ore di lavoro, due turni per non lasciare il personale a casa. Per Antonio Perseo la prima giornata è stata un successo. «Faticosa ma bella. All’inizio avevamo un po’ di ansia perché è un altro modo di lavorare. Poi ci abbiamo preso la mano. Se avessimo aperto tra due mesi non sarebbe cambiato nulla. Dobbiamo convivere con il virus e possiamo farlo rispettando distanze e regole di sanificazione. Il lavoro c’è. In questi mesi di fai da te alcuni clienti hanno fatto disastri. In particolare gli uomini. La mano di mamme e mogli ha lasciato il segno».
Bellezza sicura. Alle 8 le luci dell’Ad Studios sono già accese. Antonello Asara, Stefania Derosas e Giusy Asara controllano gli ultimi dettagli prima della riapertura. Si ricomincia con postazioni ridotte, spazi rivisitati, dispenser gel all’ingresso, dipendenti a casa. «Abbiamo ben chiaro il concetto di divieto di assembramento e quanto sia fondamentale la distanza di sicurezza – spiega Giusy –. Solo due clienti alla volta che vengono serviti da Stefania e Antonello. I nostri ragazzi sono in cassa integrazione a casa e questa è la cosa che mi rende più triste. Ma siamo stati costretti a fare delle scelte. Da un cliente all’altro devono esserci due metri di distanza e non ci possono essere troppe persone nello stesso ambiente». Il protocollo di sicurezza è stato costruito con lunghe ore di studio e consulenze con esperti. «Si riceve solo per appuntamento e non possiamo permetterci di sforare nei tempi – precisa –. In quel caso le clienti aspettano in macchina». Una volta che scatta il turno le porte del salone si aprono. La cliente entra con i guanti e la mascherina. Stessi Dpi che indossano Stefania e Antonello. «Usiamo solo mantelle e asciugamani monouso, pettini, spazzole e forbici sono igienizzate – prosegue l’imprenditrice –. Anche la postazione della cliente viene sanificata. La sicurezza è fondamentale e ne siamo consapevoli. Siamo felici di aver ricominciato ma abbiamo anche ben chiare le parole del sindaco Nizzi. Se il numero di contagi dovesse risalire, si richiuderà tutto. Abbiamo conosciuto altri momenti bui in passato. Il salone fu devastato dall’alluvione e lo abbiamo rimesso in piedi. Ce la faremo anche questa volta».
Ansia e felicità. Giulia Tosi mescola gioia e ansia nel suo primo giorno con le forbici in mano dopo mesi. «Ho imbiancato le pareti, riorganizzato gli spazi, eliminato la sala d’attesa e tutti gli oggetti di arredamento difficili da sanificare. Non esiste un vero protocollo. Ho chiesto consigli a commercialisti, medici del lavoro. Ho ridotto le postazioni. Lavoriamo in tre al momento con 4 postazioni con spazi ampi e arieggiato. Resta l’ansia di sbagliare ma sono felice di aver ricominciato. È l’inizio di una piccola normalità».
Test superato. 12 ore di lavoro, due turni per non lasciare il personale a casa. Per Antonio Perseo la prima giornata è stata un successo. «Faticosa ma bella. All’inizio avevamo un po’ di ansia perché è un altro modo di lavorare. Poi ci abbiamo preso la mano. Se avessimo aperto tra due mesi non sarebbe cambiato nulla. Dobbiamo convivere con il virus e possiamo farlo rispettando distanze e regole di sanificazione. Il lavoro c’è. In questi mesi di fai da te alcuni clienti hanno fatto disastri. In particolare gli uomini. La mano di mamme e mogli ha lasciato il segno».
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