La Nuova Sardegna

Cinquestelle ancora divisi Crimi vara la linea dura

di Michele Esposito
Cinquestelle ancora divisi Crimi vara la linea dura

Il presunto accordo sui migranti fa riemergere le tante anime del Movimento Da un lato chi è stanco del “governismo”, dall’altro chi sostiene con forza Conte

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ROMA. «Scongelate» dopo la fase più critica dell'emergenza coronavirus, agguerrite come nei giorni delel dimissioni di Luigi Di Maio: sul nodo delle regolarizzazioni dei migranti risorgono le tante, differenti «anime» del M5S. Non si tratta solo della corrente cosiddetta «filo sovranista» ma anche di tanti «big», stanchi da quelli considerano un susseguirsi di cedimenti in nome del governismo. Ed è per questo che anche il capo politico Vito Crimi, costretto a districarsi continuamente nei delicati equilibri interni, questa volta ha dovuto spesare la linea «dura». Non è stato facile, per Crimi.

Anche perché, come spiega un membro del governo M5S «l'accordo domenica effettivamente c'era». Solo che, evidentemente, non era stato preso in considerazione un dato: che l'ala «contiana», sul capitolo migranti-caporalato, rischia di essere quasi certamente in minoranza anche a livello di verifica parlamentare. «Siamo arrabbiati, qui c'è Italia Viva che alza continuamente la posta e vuole una scusa per uscire dalla maggioranza», si sfoga un deputato mentre lascia Montecitorio. E a tanti, nel Movimento, non è piaciuto neanche il blitz televisivo fatto ieri dal titolare del Mef Roberto Gualtieri, che ha annunciato lo scioglimento di tutti i nodi politici. Il tema è che, al di là del metodo, a buona parte dei gruppi del Movimento non piace il merito della norma voluta dal ministro Teresa Bellanova. «È una sanatoria inutile, che toglie lavoro agli italiani e non evita il pericolo dello sfruttamento», spiega un parlamentare vicino ai dossier più strettamente economici.

Su questo punto si incrocia un altro tipo di malumore che serpeggia nel Movimento. La «norma Bellanova», secondo i Cinque Stelle, esclude la possibilità che ad essere impiegati nei lavori stagionali siano i detentori del reddito di cittadinanza, «bandiera» i M5S sono più che mai decisi a rilanciare. Tanto da ipotizzare la proposta di impiegare chi percepisce il reddito di cittadinanza «a guardia» delle misure di distanziamento nelle spiagge libere. Resta un dato che, in queste ore, «tormenta» il Movimento: la levata di scudi sulle regolarizzazioni rischia di innescare uno scontro aperto con il premier Giuseppe Conte, dopo la lunga tregua del coronavirus. Ed è in questo contesto che si inserisce la partita interna al Movimento. Una partita che solo il Covid-19 ha interrotto. «Purtroppo i nodi politici riemergono e sarà così fino agli Stati generali...», spiega una fonte del Movimento. Nel «no» alla norma Bellanova, infatti, emerge la posizione di Luigi Di Maio. La sua convinzione è che bisogna dire «no» a quella che viene definita una sanatoria. Ed è una posizione su cui si va costruendo, nel corso della giornata, un'asse sì ortodosso, ma spostato politicamente più a destra: quello che vede in trincea Carlo Sibilia, Manlio Di Stefano ma anche il pugliese Giuseppe L'Abbate e buona parte della squadra dei parlamentari campani e siciliani. La tregua tra i «big» - da Di Maio a Roberto Fico, da Paola Taverna a Alessandro Di Battista - sembra insomma già vacillare. Nel segno di uno scontro per la leadership futura del Movimento che balla tra «l'ombra» della guida di Conte e il rischio di una scissione dei Cinque Stelle.

Sul punto è intervenuto anche Di Maio con toni molto duri. «Noto da qualche giorno che si prova a citarmi a sproposito nelle dinamiche di Governo e del Movimento 5 Stelle – ha detto –. Stiamo tutti lavorando affinché il decreto venga approvato subito, il Paese non può aspettare. Serve unità. E nessuno provi a dividere il M5S. Tutto il mio sostegno al capo politico Vito Crimi e all'azione di governo. Non servono polemiche e io continuo a lavorare affinché la maggioranza resti forte e compatta».

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