Ripartenza in sicurezza in azione le unità speciali
di Silvia Sanna
La task force istituita dalle prefetture verificherà l’uso dei dispositivi e le distanze Dal 18 ispettori del lavoro e forze dell’ordine in azione nelle attività riaperte
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SASSARI. Due o tre persone per volta, busseranno alla porta con un sorriso e un foglio in mano: è la lista delle prescrizioni di sicurezza da adottare, dai dispositivi di protezione come guanti e mascherine sino alle distanze tra operatori e clienti e tra gli stessi operatori. Verificheranno che le regole siano rispettate e ne ribadiranno l’importanza: «Spiegheremo che in gioco c’è la salute collettiva e la tenuta stessa delle aziende e del tessuto economico, perché chi non si adeguerà ai protocolli di sicurezza può rischiare la chiusura». Eugenio Annicchiarico, direttore dell’Ispettorato del lavoro per Oristano e Cagliari, è ottimista: «Sono convinto che i responsabili delle attività produttive e gli stessi lavoratori abbiano un’alta percezione dei rischi e questo, insieme alla voglia di ricominciare a lavorare, li indurrà ad adottare comportamenti corretti, nel rispetto della legalità e della sicurezza». I controlli inizieranno lunedì, in contemporanea con l’annunciata riapertura di numerose attività in tutta l’isola: dai centri per la cura della persona – parrucchieri, barbieri ed estetisti – ai bar, ristoranti e negozi di abbigliamento. A eseguire le verifiche saranno le speciali unità interforze costituite e coordinate dalle prefetture. Ne fanno parte gli ispettori del lavoro, che saranno una presenza fissa all’interno di ogni unità, i carabinieri – sia nella componente dell’arma territoriale sia i nuclei speciali ispezione e lavoro, la guardia di finanza e gli specialisti dello Spresal incaricati dall’Ats.
I controlli. Si parte lunedì con la consapevolezza che «sarà un lavoro lungo e andrà avanti nei prossimi mesi – dice Annicchiarico –. Noi siamo pronti a svolgere un’azione che ci appartiene da sempre ma sulla quale per via dell’emergenza Covid investiremo molte più energie in collaborazione con i datori di lavoro, i sindacati e le aziende che in ragione del tipo di attività che svolgono hanno una particolare necessità di confrontarsi». Qualche esempio: i call center, nei quali gli operatori lavorano abitualmente a stretto contatto, e i ristoranti, nei quali sarà necessario fare un intervento radicale per garantire il rispetto delle distanze. «La particolarità della situazione è che trattandosi di un rischio generico non esistono protocolli specifici per tipologia di attività – dice Annicchiarico – ma misure generali da declinare sui singoli ambienti di lavoro. Ci muoviamo in un campo del tutto nuovo in cui non esistono esperti».
Le task force. Le singole unità saranno composte da due o tre figure professionali «tra cui sicuramente un ispettore del lavoro e un altro a scelta tra i rappresentanti delle forze dell’ordine». Eseguiranno i controlli nelle attività insieme a un responsabile: «Verificheremo il rispetto della check list prevista dal protocollo e invieremo l’esito dell’ispezione alla prefettura competente: il mancato rispetto delle regole comporterà non solo sanzioni ma potrebbe tradursi anche in un provvedimento di chiusura. Deve essere chiaro questo: le unità non andranno a caccia dell’errore ma su un tema così importante come la tutela della salute pubblica è fondamentale seguire le regole».
La responsabilità. È sempre del datore di lavoro. Se in un determinato ambiente di lavoro è obbligatorio l’utilizzo della mascherina – per esempio in un supermercato perché è difficile garantire il rispetto della distanza – e un dipendente non la utilizza, ne risponde il responsabile che proprio per questo «deve essere bravo a fare rispettare le regole».
Le forze in campo. Almeno 200 gli ispettori del lavoro che saranno utilizzati nelle diverse unità in campo in ambito regionale, a loro bisogna aggiungere tutte le altre figure professionali. «Le unità saranno mobili e soggette a una programmazione settimanale». Work in progress, insomma: tutto dipenderà dal risultato delle verifiche nelle prime settimane, solo a quel punto si calibreranno forze e intensità dei controlli.
I controlli. Si parte lunedì con la consapevolezza che «sarà un lavoro lungo e andrà avanti nei prossimi mesi – dice Annicchiarico –. Noi siamo pronti a svolgere un’azione che ci appartiene da sempre ma sulla quale per via dell’emergenza Covid investiremo molte più energie in collaborazione con i datori di lavoro, i sindacati e le aziende che in ragione del tipo di attività che svolgono hanno una particolare necessità di confrontarsi». Qualche esempio: i call center, nei quali gli operatori lavorano abitualmente a stretto contatto, e i ristoranti, nei quali sarà necessario fare un intervento radicale per garantire il rispetto delle distanze. «La particolarità della situazione è che trattandosi di un rischio generico non esistono protocolli specifici per tipologia di attività – dice Annicchiarico – ma misure generali da declinare sui singoli ambienti di lavoro. Ci muoviamo in un campo del tutto nuovo in cui non esistono esperti».
Le task force. Le singole unità saranno composte da due o tre figure professionali «tra cui sicuramente un ispettore del lavoro e un altro a scelta tra i rappresentanti delle forze dell’ordine». Eseguiranno i controlli nelle attività insieme a un responsabile: «Verificheremo il rispetto della check list prevista dal protocollo e invieremo l’esito dell’ispezione alla prefettura competente: il mancato rispetto delle regole comporterà non solo sanzioni ma potrebbe tradursi anche in un provvedimento di chiusura. Deve essere chiaro questo: le unità non andranno a caccia dell’errore ma su un tema così importante come la tutela della salute pubblica è fondamentale seguire le regole».
La responsabilità. È sempre del datore di lavoro. Se in un determinato ambiente di lavoro è obbligatorio l’utilizzo della mascherina – per esempio in un supermercato perché è difficile garantire il rispetto della distanza – e un dipendente non la utilizza, ne risponde il responsabile che proprio per questo «deve essere bravo a fare rispettare le regole».
Le forze in campo. Almeno 200 gli ispettori del lavoro che saranno utilizzati nelle diverse unità in campo in ambito regionale, a loro bisogna aggiungere tutte le altre figure professionali. «Le unità saranno mobili e soggette a una programmazione settimanale». Work in progress, insomma: tutto dipenderà dal risultato delle verifiche nelle prime settimane, solo a quel punto si calibreranno forze e intensità dei controlli.
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