Un piano da due milioni di turisti
Si punta a riaprire porti e aeroporti tra il 15 e il 25 giugno. Controlli allo sbarco
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CAGLIARI. Porti e aeroporti riapriranno nella settimana fra lunedì 15 e giovedì 25 giugno. All’interno di questa forchetta, in contemporanea, partirà la stagione turistica. Molto prima, giovedì 21 maggio, saranno invece autorizzati i voli privati, conosciuti anche come aviazione generale, dagli aeroporti di Olbia, Alghero e Cagliari. Il governatore Christian Solinas delle date quasi certe le ha annunciate: «Stiamo studiando, insieme al Comitato tecnico-scientifico, un sistema di controllo adeguato, per garantire il massimo della sicurezza ai viaggiatori e ai sardi. Entro la fine del mese il protocollo sarà pronto».
Alla partenza. «L’ideale – ha detto Solinas – sarebbe il passaporto sanitario. I turisti, a quel punto, in tasca dovrebbero avere, oltre alla carta d’imbarco, anche un certificato che confermi di essersi sottoposti al tampone, ovviamente con esito negativo, almeno sette giorni prima. Ma l’ipotesi sarebbe realizzabile solo se i test molecolari nasofaringei fossero liberalizzati, mentre ora i laboratori privati non possono eseguirli». Poi tra l’altro se il costo, intorno ai 100 euro, fosse interamente a carico del turista rappresenterebbe di fatto una tassa in più. Quindi è molto più facile che da giugno in poi i controlli anti Covid-19 saranno effettuati soprattutto al momento dello sbarco.
All’arrivo. Le prima fase dell’operazione sicurezza sarà identica a quanto accaduto in questi ultimi mesi di clausura: il passaggio attraverso i termoscanner per misurare la febbre, che dovrà essere sempre sotto i 37,5 gradi, e poi l’obbligo di compilare l’autocertificazione, con su scritto quali saranno il Comune e l’albergo in cui verranno trascorse le vacanza. Per evitare la messa in quarantena del turista, visto che i 14 giorni canonici finirebbero per divorare le ferie, dovrebbe essere imposto invece un test rapido. Sarà attraverso la saliva o una goccia di sangue, per accertare o meno la presenza degli anticorpi al coronavirus. In nave il test dovrebbe essere effettuato durante la traversata, in areo al momento dello sbarco. Bisognerà vedere come sarà gestito il tempo d’attesa del risultato, almeno una decina di minuti, e quali dovranno essere i percorsi sanitari obbligatori in caso fosse riscontrato l’esito positivo al test. Infine, sempre da metà giugno, dovrebbe essere anche operativa l’applicazione regionale, che non ha ancora un nome, da scaricare sullo smart-phone, per geolocalizzare in forma anonima i turisti controllati all’arrivo.
Le prospettive. Se la rete sicurezza dovesse funzionare senza intoppi, la Regione ha ipotizzato di far arrivare in Sardegna 25mila turisti al giorno, per un totale intorno ai due milioni alla fine della stagione. Sarebbe di per sé un buon risultato e di sicuro salverebbe un’estate già azzoppata dalla pandemia. Ma molto dipenderà anche da quali saranno le scelte delle compagnie di navigazione e aeree, che però sono ancora in attesa di direttive certe sul distanziamento indispensabile a bordo e sul «massimo tasso di riempimento» per ogni traversata o volo. (ua)
Alla partenza. «L’ideale – ha detto Solinas – sarebbe il passaporto sanitario. I turisti, a quel punto, in tasca dovrebbero avere, oltre alla carta d’imbarco, anche un certificato che confermi di essersi sottoposti al tampone, ovviamente con esito negativo, almeno sette giorni prima. Ma l’ipotesi sarebbe realizzabile solo se i test molecolari nasofaringei fossero liberalizzati, mentre ora i laboratori privati non possono eseguirli». Poi tra l’altro se il costo, intorno ai 100 euro, fosse interamente a carico del turista rappresenterebbe di fatto una tassa in più. Quindi è molto più facile che da giugno in poi i controlli anti Covid-19 saranno effettuati soprattutto al momento dello sbarco.
All’arrivo. Le prima fase dell’operazione sicurezza sarà identica a quanto accaduto in questi ultimi mesi di clausura: il passaggio attraverso i termoscanner per misurare la febbre, che dovrà essere sempre sotto i 37,5 gradi, e poi l’obbligo di compilare l’autocertificazione, con su scritto quali saranno il Comune e l’albergo in cui verranno trascorse le vacanza. Per evitare la messa in quarantena del turista, visto che i 14 giorni canonici finirebbero per divorare le ferie, dovrebbe essere imposto invece un test rapido. Sarà attraverso la saliva o una goccia di sangue, per accertare o meno la presenza degli anticorpi al coronavirus. In nave il test dovrebbe essere effettuato durante la traversata, in areo al momento dello sbarco. Bisognerà vedere come sarà gestito il tempo d’attesa del risultato, almeno una decina di minuti, e quali dovranno essere i percorsi sanitari obbligatori in caso fosse riscontrato l’esito positivo al test. Infine, sempre da metà giugno, dovrebbe essere anche operativa l’applicazione regionale, che non ha ancora un nome, da scaricare sullo smart-phone, per geolocalizzare in forma anonima i turisti controllati all’arrivo.
Le prospettive. Se la rete sicurezza dovesse funzionare senza intoppi, la Regione ha ipotizzato di far arrivare in Sardegna 25mila turisti al giorno, per un totale intorno ai due milioni alla fine della stagione. Sarebbe di per sé un buon risultato e di sicuro salverebbe un’estate già azzoppata dalla pandemia. Ma molto dipenderà anche da quali saranno le scelte delle compagnie di navigazione e aeree, che però sono ancora in attesa di direttive certe sul distanziamento indispensabile a bordo e sul «massimo tasso di riempimento» per ogni traversata o volo. (ua)
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