Spiagge, i balneari e le linee guida: così rischiamo di non aprire
I titolari delle concessioni bocciano le direttive: inapplicabili per i nostri arenili
SASSARI. Bocciate su tutta linea. Per i titolari delle concessioni le linee guida dell’Inail sono la morte del turismo balneare. Tanto che, qualora dovessero diventare le regole ufficiali, c’è il rischio che gli stabilimenti saltino la stagione. A paventarlo è Claudio Del Giudice, presidente regionale Sib, sindacato dei balneari. «Continuano a sfornare decreti, norme senza avere un confronto con chi poi le deve fare applicare – dice –. E tra di noi inizia a serpeggiare l’ipotesi serrata. Queste regole sono inapplicabili in quasi tutte le spiagge dell’isola. Siamo profondamente delusi: soldi annunciati e mai arrivati, una Regione che non ha ascolta le nostre proposte, una classe politica che non dà risposte a noi imprenditori». Lui comunque non appena sarà possibile aprirà il suo chiosco alla Terza spiaggia di Golfo Aranci. «Di certo non penso di fare business. Quando e se aprirò lo farò per dare un servizio, per mantenere quegli occupati che hanno mostrato senso di lealtà per l’azienda e cercherò di barcamenarmi».
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A pochi chilometri da Golfo Aranci, sul litorale per Olbia, c’è la spiaggia di Cala Sassari. A gestire il Fino Beach è l’ex calciatore Claudio Finetti, che di solito apre i battenti a Pasqua. «Ho l’impressione che si tenda a trovare soluzioni senza in realtà cercare le soluzioni che servirebbero al nostro settore – dice –. La Sardegna ha la fortuna di poter monitorare gli arrivi e l’unica soluzione sarebbe quella di fare i tamponi a chiunque arrivi, ma tutto questo ha probabilmente dei costi ed è di difficile attuazione. Ma onestamente tutto il resto - i 5 metri, il vetro, il plexiglas, la mascherina - mi sembrano tutte non soluzioni. Credo che questa settimana avremo una maggiore cognizione di quello che potrà succedere. Io dico sì ai distanziamenti, ma senza esasperare le cose, perché se si mettono troppi paletti non torneremo più alla normalità». Finetti è pronto a ripartire e ad adeguarsi alle nuove forme di commercio. «Punteremo anche su consegne e take away».
Linee guida «impraticabili: è come dirci che anche se possiamo aprire non possiamo aprire. Noi abbiamo poche spiagge lunghe. In Gallura non aprirebbe nemmeno uno stabilimento». Bocciatura senza appello anche da parte di Alberto Bertolotti, vicesegretario nazionale del Sib, titolare di una concessione sulla spiaggia di Chia. «Non sono economicamente sostenibili. E il più grave dilemma è come dovranno essere gestite le spiagge libere: non esiste tra i 72 comuni costieri uno pronto ad applicare queste linee guida. La politica è a un bivio, perché se non si muore di Covid rischia di fare morire di fame imprenditori e lavoratori».
Le prescrizioni dell’Inail «suggeriscono all’utente di non andare in spiaggia e all’imprenditore di non aprire lo stabilimento. Mi auguro che il governo deleghi alle Regioni la possibilità di adeguare queste regole alle caratteristica di ognuna. È assolutamente necessario – aggiunge – che il governo preveda misure di sostegno alle imprese ma anche all’occupazione. E anche ai Comuni per la gestione delle spiagge libere: noi, in virtù della nostra esperienza, siamo pronti a collaborare».
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