Linee guida per le spiagge, Solinas: in Sardegna resteranno libere
Il presidente interviene sulle regole nazionali: le adegueremo alle nostre esigenze
CAGLIARI. Le carte sono tutte sul tavolo, ma andare al mare non è ancora possibile. Da lunedì si potrà solo passeggiare sulla sabbia, ma che nessuno s’azzardi a stendere l’asciugamano per la tintarella. Ombrelloni, sdraio e affini potranno essere piazzati (forse) dalla fine del mese o al più tardi ai primi di giugno. Nel giorno in cui l’accoppiata Inail-Istituto superiore di sanità ha pubblicato le linee guida per una «stagione balneare sicura ai tempi del coronavirus», Christian Solinas ha detto: «Abbiamo letto, in queste ore, i protocolli nazionali – il secondo riguarda bar e ristoranti – ma il nostro Comitato scientifico ha bisogno di altri sette-dieci giorni per adeguarli alle spiagge sarde, per quanto riguarda sia quelle in concessione che le libere. Spiagge libere – ha sottolineato – che dovranno continuare a essere tali. Non potranno certo diventare all’improvviso a pagamento a causa delle regole previste dai protocolli nazionali». Prima di entrare nel merito del caso arenili e dintorni, il governatore ha fatto altri due annunci: da lunedì non sarà più necessaria l’autocertificazione per spostarsi da un Comune all’altro. Il secondo è stato: «In settimana, dal ministero della salute, arriverà l’esito dell’indagine statistica sull’indice di contagio regione per regione. Sono ottimista, i primi dati ci dicono: siamo sempre sotto la soglia di rischio».
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Le regole. Quello che dovevano fare, in questi giorni, Inail e Istituto superiore lo hanno fatto. Anche se, neanche mezz’ora dopo la pubblicazione su internet delle linee guida, è scoppiato un putiferio fra i gestori degli stabilimenti balneari. «Sono prescrizioni impossibili da rispettare», è stato il coro di protesta dall’Adriatico al Tirreno. Allora, per cominciare, ecco cosa c’è scritto nel protocollo: dovrà essere almeno 5 metri la distanza fra una fila e l’altra di ombrelloni e non inferiore ai 4,5 tra gli ombrelloni della stessa fila. Ancora: dovranno esserci almeno 2 metri fra le sdraio e i lettini di una postazione e quelli sistemati in quella accanto. Con subito dopo un altro bel po’ di prescrizioni sulle docce, consigliate solo quelle all’aperto, sulla sanificazione continua dei servizi igienici, delle zone comuni e delle attrezzature da spiaggia. Infine, saranno sempre da evitare gli assembramenti in riva e in acqua, dove comunque la distanza di sicurezza dovrà essere almeno un metro in entrambi i casi. Va precisato che i due Istituti hanno proposto ogni protocollo come un «suggerimento tecnico organizzativo» al Governo e alle Regioni, che potranno accoglierli dalla prima all’ultima pagina, oppure modificarli e adeguarli alle esigenze di ciascun territorio. Fra una decina di giorni, come ha annunciato Solinas, si saprà quali saranno le regole definitive da rispettare in Sardegna a partire da giugno fino a ottobre inoltrato. In attesa del protocollo regionale, invece è stata fin troppo chiara la reazione dei diretti interessati di fronte alle linee guida nazionali. «Sembra siano state scritte da una banda di marziani», è stato il commento non solo di chi gestisce gli stabilimenti, ma anche dei sindaci su cui ricadrà l’onere dei controlli nelle spiagge libere. Spiagge – c’è scritto – nel protocollo dove «dovranno essere tracciati innanzitutto dei quadrati, cinque metri per cinque e distanziati fra loro di altrettanti metri, e che saranno l’unico luogo in cui sarà possibile sistemare ombrelloni e sdraio». Perché, sia chiaro, quest’estate nessuno potrà fare come gli pare.
Il caso Sardegna. Ci sono subito due curiosità. Nella relazione introduttiva del protocollo Inail, la Sardegna è citata per ben due volte come esempio virtuoso da seguire. È stata la prima a calcolare, a suo tempo, quanti metri quadri sono necessari per persona se si vuole evitare il sovraffollamento in spiaggia: 3,8. E finora è stata anche l’unica a mettere nero su bianco la formula per calcolare quanti bagnanti possono «essere ammessi in un arenile» – testuale – e «l’ha fatto per preservare lo status ambientale della spiaggia de La Pelosa, a Stintino», che dall’anno scorso, si sa, è a numero chiuso. A parte queste citazioni, la Sardegna è ritenuta comunque un caso a sé per altri due motivi: se da un lato ha ben 595 chilometri di spiagge, prima in Italia, dall’altro dichiara la percentuale più bassa di costa occupata da stabilimenti balneari e hotel sul mare, appena il 20,6 per cento. È proprio questo rapporto sbilanciato a confermare che, in Sardegna, il problema dei problemi, come ha fatto intuire lo stesso governatore, sarà proprio organizzare al meglio i chilometri e chilometri di spiagge libere. «Abbiamo allo studio un nostro protocollo – ha concluso – e fra una decina di giorni, dopo essermi confrontato con le associazioni dei gestori, i sindaci e il Comitato scientifico, lo pubblicherò».
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