La Nuova Sardegna

Ristoranti pronti ad aprire ma sulle regole è il caos

di Umberto Aime
Ristoranti pronti ad aprire ma sulle regole è il caos

Direttive Inail troppo rigide: coperti e personale dimezzati, crollo del fatturato L’appello delle associazioni di categoria: «Bisogna apportare delle modifiche» 

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CAGLIARI. Da lunedì potranno ritirare su le serrande, ma seimila imprese della ristorazione non sanno ancora come dovranno organizzarsi. Dopo aver letto le linee guide dell’Inail, sono in attesa di quelle della Regione. Nel frattempo, hanno avuto la conferma che «ogni cliente dovrà avere a disposizione almeno quattro metri quadrati» e «la distanza fra i tavoli non dovrà essere inferiore ai due metri». Meglio allora puntare sugli spazi all’aperto, dove i metri di sicurezza saranno comunque e sempre solo due. C’è dell’altro: i gestori hanno scoperto che dovranno rispettare anche diverse prescrizioni, spesso complicate, per sanificare i locali e garantire la sicurezza ai dipendenti.

Le simulazioni. La prima norma, è scritto nel protocollo nazionale, è «stabilire il limite massimo di capienza per ogni locale». Come si fa? Una formula c’è: «La superficie va divisa per i quattro metri quadrati destinati a ciascun cliente» e il risultato sarà per forza «quante persone potranno essere presenti in contemporanea nel locale». Da qualche giorno, in ristoranti e bar, sono cominciate le simulazioni. Gran parte delle prove hanno confermato le preoccupazioni iniziali: coperti dimezzati, assunzioni ridotte di molto, almeno della metà, e fatturati in crollo verticale del 50 per cento.

L’allarme. «Sono numeri, quelli appena calcolati, che non promettono nulla di buono – è stato il commento a caldo delle associazioni di categoria, dalla Confcommercio alla Confesercenti – e infatti molti di noi sanno già che andranno in perdita sin dai primi giorni figuriamoci d’estate». Di fronte a questo panorama da incubo, così l’hanno definito, molti commercianti ora sperano in un protocollo molto più morbido da parte della Regione: è atteso entro sabato. «Alcune delle regole nazionali – è scritto in comunicato – non sono assolutamente sostenibili e non lo saranno soprattutto per quei locali che non avranno la possibilità di recuperare all’esterno i coperti cancellati all’interno». Non solo, come fa sapere l’Inail, cambierà anche molto altro: «Dovranno essere evitati il più possibile utensili riutilizzabili, come saliere, oliere e brocche» e quindi serviranno quelli monouso. Poi: «Dovranno essere tracciati percorsi differenziati per entrare e uscire dal locale, spostarsi in direzione dei servizi igienici e della cassa». Ancora: «Cuochi e camerieri dovranno indossare mascherine e guanti in nitrile per tutto il turno di lavoro». Infine: «Sarà indispensabile garantire la continua igienizzazione dei locali». I ristoratori che hanno letto le prescrizioni hanno fatto sapere di essere disperati. «Niente da ridire sulla sicurezza, ma in quel protocollo c’è un eccesso di burocrazia che rischia di farci impazzire e fallire. Speriamo che la Regione cambi qualcosa», è stato il commento più diffuso.

Le contromisure. Diversi Comuni hanno raccolto l’allarme e proposto l’aumento del 50 per cento dello spazio pubblico in concessione e la sospensione dei tributi. Però non c’è ancora nulla di sicuro, come sono incerte – secondo i ristoratori – le notizie su gravi fiscali, contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso zero. Sulla carta, dicono in tanti, «da una parte e dall’altra rimbalzano diverse proposte per farci tirare avanti, ma a mancare è la concretezza di questi interventi nell’immediato, mentre sulle nostre spalle continuano a pesare i costi fissi di questi mesi in cui non abbiamo lavorato e altri arriveranno. Se continuano a tagliarci le gambe, è meglio restare chiusi». Invece e per fortuna lunedì saranno in molti a riaprire, anche se non sanno ancora bene quali regole dovranno rispettare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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