La Nuova Sardegna

Cellino condannato: 2 anni cade l’accusa di peculato

di Mauro Lissia
Cellino condannato: 2 anni cade l’accusa di peculato

L’ex presidente del Cagliari paga le violazioni delle norme paesaggistiche Assolti Contini, ex sindaco di Quartu, e l’ex assessore ai Lavori pubblici Lilliu

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CAGLIARI. Tre mesi di carcere tra febbraio e maggio del 2013 per i tre indagati principali, un processo durato nel complesso delle sue fasi più di sette anni ma alla fine del primo grado del giudizio l’impianto accusatorio messo in piedi con un’indagine meticolosa dalla Procura nei confronti di Massimo Cellino, dell’ex sindaco Mauro Contini e dell’ex assessore ai lavori pubblici di Quartu Stefano Lilliu è in gran parte crollato all’esame del tribunale presieduto da Giorgio Altieri. Cellino, all’epoca padrone del Cagliari, non ha commesso alcun reato di peculato e tentato peculato nella ristrutturazione del vecchio stadio quartese di Is Arenas, la stessa accusa si è dissolta insieme a quella di falso per Contini e Lilliu, che escono dal processo senza macchia. Resta in piedi per Cellino la violazione delle norme paesaggistiche - ai limiti della prescrizione - che gli costa la condanna a due anni di reclusione senza la condizionale a causa dei precedenti penali accumulati dal patron del Brescia, la stessa pena che il tribunale ha inflitto al direttore dei lavori per le opere previste nel Pia Serpeddì-Is Arenas Andrea Masala: il professionista è colpevole di falso.

Se alcune contravvenzioni, tra cui una contestata anche a Cellino, sono cadute per prescrizione è tutta nel merito l’assoluzione dalle imputazioni di falso, tentato peculato e peculato per il direttore e il coordinatore del cantiere Graziano Mossa e Raffaele Perra che non hanno commesso il fatto, mentre il fatto non costituisce reato è la formula indicata nel dispositivo per assolvere Marcello Vasapollo e Giaime Manca di Villahermosa dalla stessa violazione paesaggistica che ha incastrato Cellino. A uscire vincitori i difensori Pierluigi Concas, Roberto Nati, Antonello Marotto, Massimo Melis, Annamaria Busia e Sebastiano Ghigino.

La sentenza è arrivata a mezzogiorno in un’aula cui sono stati ammessi solo i difensori e i cronisti. Cellino non c’era, il suo legale Giovanni Cocco si è limitato a dichiarare «parziale soddisfazione per la caduta delle accuse principali» mentre Contini ha affidato a un commento telegrafico («la giustizia c’è») la felicità per aver risolto una vicenda dolorosa che gli è costata anche una lunga carcerazione come a Cellino, Lilliu e al dirigente Pierpaolo Gessa, che a suo tempo ha preferito patteggiare due anni. Un esito processuale clamoroso con inevitabile secondo round in appello: dagli uffici dei pm Gaetano Porcu ed Enrico Lussu filtra la conferma che il ricorso ci sarà. Resterebbero in piedi solo i reati di peculato, che hanno tempi di prescrizione molto lunghi. Dovrà ricorrere anche la difesa di Cellino e Masala perchè la pena non è sospesa dalla condizionale.

La vicenda è semplice. Amici da sempre, Cellino e Contini s’accordarono perché il Cagliari potesse lasciare l’ormai obsoleto stadio Sant’Elia per giocare qualche anno a Is Arenas. Serviva però una radicale ristrutturazione del vecchio impianto, che doveva essere a spese del Cagliari calcio. Partita dal sospetto di violazioni paesaggistiche, l’inchiesta della Forestale mise in luce i rapporti tra Cellino e il Comune di Quartu, con le presunte pressioni che il patron del Cagliari avrebbe esercitato sul dirigente Gessa insieme a Contini e Lilliu per ottenere un trattamento di favore. Saltò fuori che alcuni lavori sarebbero stati finanziati con 360 mila euro sottratti ai fondi del Pia, il Comune avrebbe regalato al Cagliari soldi dei contribuenti.

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