Mai così pochi morti da inizio lockdown
La Protezione civile: in Italia 153 nuovi decessi e 875 contagi
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ROMA. Il numero di decessi più basso dall’inizio del lockdown, ossia dall’8 marzo. Da quel giorno, infatti, le vittime erano state sempre più di ieri, quando se ne sono contate 153 in tutta Italia, con la buonissima notizia che nessun nuovo morto si registra, oltre che in Sardegna, anche in provincia di Bolzano e in Campania, Umbria, Calabria, Basilicata, Molise e Valle d’Aosta.
Stando ai dati forniti dalla Protezione civile, aggiornati alle 17 di ieri, nel Paese c’è stato un incremento di 875 casi, pari al 1,26 per cento dei tamponi effettuati, che sono in totale 69.179. Le persone sottoposte al test e attualmente positive al virus sono 70.187, con un calo di 1.883 assistiti rispetto al giorno prima. Di questi, 775 sono in terapia intensiva (33 in meno rispetto a venerdì) e altre 10.400 sono ricoverati in altri reparti (392 in meno rispetto al giorno precedente). I morti sono 31.763 (di cui, com’è stato detto, 153 in più nelle ultime ore). Sono invece 122.810 le persdall’inizio dell’emergenza one guarite o dimesse dagli ospedali (+2.605 in più rispetto a 24 ore fa). Le persone che hanno contratto il virus dall’inizio dell’epidemia sono in tutto 224.760.
Intanto il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità hanno diffuso il report settimanale sul monitoraggio della Fase 2. Si tratta di dati fondamentali alla vigilia della riapertura, lunedì prossimo, di molte attività economiche: il Consiglio dei ministri ha stabilito infatti che «in relazione all’andamento della situazione epidemiologica sul territorio, la singola regione, informando contestualmente il ministro della Salute, può introdurre misure derogatorie, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte a livello statale».
Il report diffuso ieri classifica le regioni in due categorie: “livello 2 o classificazione bassa” per le regioni a «bassa probabilità di aumento di trasmissione e un basso impatto sui servizi assistenziali» (Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia) e “livello 3 o classificazione moderata” cioè «probabilità moderata/alta di aumento di trasmissione e un basso impatto sui servizi assistenziali». Rientrano in quest’ultima categoria il Molise, l’Umbria e la Lombardia. Specifica però il rapporto che «non si tratta di un giudizio e non si possono fare graduatorie perché è una fotografia delle circolazione del virus a valle delle misure adottate a livello nazionale e risente del fatto che alcune regioni sono state colpite in modo diverso».
Stando ai dati forniti dalla Protezione civile, aggiornati alle 17 di ieri, nel Paese c’è stato un incremento di 875 casi, pari al 1,26 per cento dei tamponi effettuati, che sono in totale 69.179. Le persone sottoposte al test e attualmente positive al virus sono 70.187, con un calo di 1.883 assistiti rispetto al giorno prima. Di questi, 775 sono in terapia intensiva (33 in meno rispetto a venerdì) e altre 10.400 sono ricoverati in altri reparti (392 in meno rispetto al giorno precedente). I morti sono 31.763 (di cui, com’è stato detto, 153 in più nelle ultime ore). Sono invece 122.810 le persdall’inizio dell’emergenza one guarite o dimesse dagli ospedali (+2.605 in più rispetto a 24 ore fa). Le persone che hanno contratto il virus dall’inizio dell’epidemia sono in tutto 224.760.
Intanto il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità hanno diffuso il report settimanale sul monitoraggio della Fase 2. Si tratta di dati fondamentali alla vigilia della riapertura, lunedì prossimo, di molte attività economiche: il Consiglio dei ministri ha stabilito infatti che «in relazione all’andamento della situazione epidemiologica sul territorio, la singola regione, informando contestualmente il ministro della Salute, può introdurre misure derogatorie, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte a livello statale».
Il report diffuso ieri classifica le regioni in due categorie: “livello 2 o classificazione bassa” per le regioni a «bassa probabilità di aumento di trasmissione e un basso impatto sui servizi assistenziali» (Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia) e “livello 3 o classificazione moderata” cioè «probabilità moderata/alta di aumento di trasmissione e un basso impatto sui servizi assistenziali». Rientrano in quest’ultima categoria il Molise, l’Umbria e la Lombardia. Specifica però il rapporto che «non si tratta di un giudizio e non si possono fare graduatorie perché è una fotografia delle circolazione del virus a valle delle misure adottate a livello nazionale e risente del fatto che alcune regioni sono state colpite in modo diverso».
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