Arru boccia la riforma: serve una sanità moderna
L’ex assessore: la medicina territoriale confusa con la moltiplicazione delle Asl
SASSARI. La riforma sanitaria è stato il tema più gettonato della scorsa campagna elettorale. Da una parte l’ex assessore dem Luigi Arru, rimasto da solo a difendere la riforma anche dagli attacchi del suo candidato governatore, dall’altra il resto del mondo. Un anno dopo il governatore Christian Solinas si dice pronto a varare una nuova rivoluzione della sanità isolana.
Arru, Solinas ha annunciato alla Nuova i dettagli della riforma che, anche dalla luce dell’emergenza Covid, partirà da un presupposto: stop ai tagli, più risorse alla sanità.
«In Sardegna noi non abbiamo fatto tagli ma abbiamo garantito la spesa corrente, coprendo obbligatoriamente il disavanzo. Abbiamo resistito a ogni tentativo di commissariamento della Regione da parte del ministero. È vero, il sistema ospedaliero è vecchio, frammentato, con tempi di ricovero superiori alla media. Noi abbiamo approvato una rete ospedaliera, che non è stata ancora realizzata».
Solinas parla della necessità di una rete ospedaliera ramificata, garantendo le specialità su tutto il territorio regionale.
«È proprio vero il contrario. La risposta alla diffusione dell’epidemia può essere vinta sulla linea ospedaliera avendo a disposizione in alcuni ospedali dove sono disponibili l’infrastruttura edile impiantisca e le professionalità. I presidi periferici diffusi anzi hanno costituito un pericolo per la capacità di concentrare malati non adeguatamente inquadrati e valutati e quindi potenziali focolai moltiplicatori di infezione. Le Rsa ad esempio. L’esperienza ci insegna che abbiamo bisogno di ospedali moderni, camere a pressione negativa, forte investimento sui dpi, specializzazioni».
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La riforma Solinas punta sulla medicina territoriale.
«Bene, vuole dire che è d’accordo col progetto avviato da noi nel 2015. Lo scenario conseguente alla diffusione dell’epidemia ha dimostrato come le Regioni che avevano una sufficiente strutturazione della sanità territoriale hanno resistito meglio. Il paradigma è corretto, ma non è certo la ridefinizione dell’assetto delle Asl a modificare il modello di funzionamento della sanità territoriale».
La pandemia ha messo in luce la carenza di personale, costringendo l’Ats ad assunzioni a termine, che Solinas trasformerà a tempo indeterminato.
«Ottimo ma la carenza di personale non è legata ai tagli, bensì al massiccio pensionamento favorito da un'età media alta del personale sanitario, un numero di specializzandi insufficiente, e non per scelte regionali. Inoltre procedure concorsuali lente rispetto ai bisogni».
Infine, questione Sassari: il governatore ha annunciato un nuovo ospedale.
«Mi sembra demagogia. L’idea di un nuovo ospedale - attrattiva e di forte valenza politica - rischia di lasciare Sassari per altri 20 anni in questa situazione. Inoltre, non c’è certezza sulle risorse: per un ospedale moderno di 500 posti letto servono 600 o 700 milioni. Noi ne avevamo messi 200 per la ristrutturazione».
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