Il barman della movida riduce i posti e i prezzi
di Paolo Ardovino
Emilio Rocchino a Olbia riapre solo Spirits Boutique e mantiene il servizio delivery di drink e snack
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OLBIA. Si tira un sospiro di sollievo per la riapertura, e ci si rimbocca le maniche (ma coi guanti alle mani) per il lavoro che, inevitabilmente, avrà dinamiche e quotidianità differenti. Emilio Rocchino è noto a Olbia, originario di Salerno, barman di fama e delegato gallurese dell’Aibes. È anche merito del suo Spirits boutique se la piccola via Cavour, nel centro storico di Olbia, ha cominciato a diventare tappa delle passeggiate estive. Pochi metri quadrati, pareti ricoperte di mensole con bottiglie di distillati e liquori. Pochi tavolini fuori. Oggi si riapre, e lo si fa in maniera diversa, «ristretta». All’interno del locale solo otto sedute, all’esterno dai 36 posti di prima si passa a 12. Si accendono le luci soffuse alle 18 e si mesce fino a tarda sera, da giugno anche di mattina. L’altro punto di Emilio Rocchino, in via Olbia, Spritz and tonic, rimane chiuso ancora fino al prossimo mese.
«Alla qualità non rinuncio, sicuramente ne risentirà un po’ la nostra tipica accoglienza, che ha sempre puntato sull’atmosfera intima». Ora si contano i centimetri e si sta attenti al servizio. «Stando alle indicazioni del Governo si parla del metro di distanza tra le persone, l’obbligo della mascherina e gli igienizzanti all’ingresso e nei bagni». Bisognerà sanificare due volte al giorno, «ma questo lo abbiamo sempre fatto». Piuttosto «non possiamo noi titolari metterci a fare i controlli alle persone, chiedere i documenti, non siamo pubblici ufficiali e non si rispetterebbe la privacy». Sul piano pratico, bevande e aperitivi sono al ribasso: «Ho rivisitato la carta dei cocktail, ogni drink è stato abbassato di uno o due euro – spiega Rocchino –. Sono presenti due drink per ogni categoria e in più faremo proposte del giorno o della settimana sfruttando tutto il patrimonio di bottiglie all’interno del locale, anche alcune più costose che solitamente non utilizzo». Per le bollicine solo il prosecco, un vino bianco, un rosso, e anche le proposte del cibo sono limitate. «Puntiamo sul nostro toast in versione anche vegetariano, così come due tipi di club sandwich. Per l’aperitivo stiamo pensando se fornire snack di nachos, taralli e salse direttamente in sottovuoto», tutto per garantire il consumo personale ed evitare il contatto degli altri clienti. Sì, c’è un po’ da ingegnarsi e da porre attenzione sui dettagli, ma è pur sempre l’agognata ripresa. A pieno regime i lavoratori saranno solo quattro («ad aprile avrei dovuto assumere altre cinque persone, ma non è possibile»).
Durante la quarantena, Spirits boutique era entrato a casa delle persone con il servizio delivery. «Per farlo ho chiesto il codice Ateco per le consegne per essere a norma, se dovesse esserci richiesta lo terrò come servizio aggiuntivo – ma sottolinea –, ho portato bottiglie sigillate e le indicazioni sulle mescite da fare, in altri posti ho visto di cocktail fatti nel bar e consegnati a casa, ma così non si può». Infine, l’iniziativa di realizzare un servizio bistrot ora si è eclissata durante l’emergenza covid, ma resta la suggestione di un food-track all’aria aperta per degustazioni culinarie e preparazioni di drink, «pensare a qualcosa che si riferisca a uno spazio chiuso e limitato è impossibile, l’idea tiene conto della necessità di sentirsi liberi e distanziati. Ormai poi le persone si sono abituate al concetto di dover formare una coda in fila».
«Alla qualità non rinuncio, sicuramente ne risentirà un po’ la nostra tipica accoglienza, che ha sempre puntato sull’atmosfera intima». Ora si contano i centimetri e si sta attenti al servizio. «Stando alle indicazioni del Governo si parla del metro di distanza tra le persone, l’obbligo della mascherina e gli igienizzanti all’ingresso e nei bagni». Bisognerà sanificare due volte al giorno, «ma questo lo abbiamo sempre fatto». Piuttosto «non possiamo noi titolari metterci a fare i controlli alle persone, chiedere i documenti, non siamo pubblici ufficiali e non si rispetterebbe la privacy». Sul piano pratico, bevande e aperitivi sono al ribasso: «Ho rivisitato la carta dei cocktail, ogni drink è stato abbassato di uno o due euro – spiega Rocchino –. Sono presenti due drink per ogni categoria e in più faremo proposte del giorno o della settimana sfruttando tutto il patrimonio di bottiglie all’interno del locale, anche alcune più costose che solitamente non utilizzo». Per le bollicine solo il prosecco, un vino bianco, un rosso, e anche le proposte del cibo sono limitate. «Puntiamo sul nostro toast in versione anche vegetariano, così come due tipi di club sandwich. Per l’aperitivo stiamo pensando se fornire snack di nachos, taralli e salse direttamente in sottovuoto», tutto per garantire il consumo personale ed evitare il contatto degli altri clienti. Sì, c’è un po’ da ingegnarsi e da porre attenzione sui dettagli, ma è pur sempre l’agognata ripresa. A pieno regime i lavoratori saranno solo quattro («ad aprile avrei dovuto assumere altre cinque persone, ma non è possibile»).
Durante la quarantena, Spirits boutique era entrato a casa delle persone con il servizio delivery. «Per farlo ho chiesto il codice Ateco per le consegne per essere a norma, se dovesse esserci richiesta lo terrò come servizio aggiuntivo – ma sottolinea –, ho portato bottiglie sigillate e le indicazioni sulle mescite da fare, in altri posti ho visto di cocktail fatti nel bar e consegnati a casa, ma così non si può». Infine, l’iniziativa di realizzare un servizio bistrot ora si è eclissata durante l’emergenza covid, ma resta la suggestione di un food-track all’aria aperta per degustazioni culinarie e preparazioni di drink, «pensare a qualcosa che si riferisca a uno spazio chiuso e limitato è impossibile, l’idea tiene conto della necessità di sentirsi liberi e distanziati. Ormai poi le persone si sono abituate al concetto di dover formare una coda in fila».
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