La Nuova Sardegna

Graziano Delrio: «Nell’isola ripresa più difficile senza un sistema di trasporti efficace»

di Alessandro Pirina
Graziano Delrio: «Nell’isola ripresa più difficile senza un sistema di trasporti efficace»

L'ex ministro Pd a Cagliari alla Scuola di politica dei Riformatori

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SASSARI. Sanità, economia, lavoro, imprese, turismo, trasporti. Graziano Delrio non si è tirato indietro su nessuno dei temi su cui è stato interpellato sul dopo Covid, su quello che l’Italia dovrà fare e soprattutto non dovrà fare per superare l’emergenza. Il capogruppo alla Camera del Pd, introdotto dall’ex deputato Pierpaolo Vargiu, è stato il primo ospite della Scuola di formazione politica dei Riformatori, giunta alla seconda edizione ma in versione on line. «Mi fa piacere – afferma l’ex ministro – che ci siamo persone che si preoccupino di fare crescere la coscienza politica e civile del nostro Paese.

Delrio, qual è stata la lezione di questa pandemia?

«Questa orribile pandemia ci ha insegnato che dai problemi si deve uscire insieme. Questa deve essere una lezione anche per la politica. Il coronavirus ha cancellato la memoria del nostro Paese. Quanto mi ha infastidito sentir dire: tanto colpisce solo gli anziani. Ma questi anziani che noi abbiamo perso sono quelli che ci hanno portato fuori dal dopoguerra senza gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione, non si sono lasciati dominare dalla paura. Come loro 70 anni fa dobbiamo avere forza e speranza che insieme ce la possiamo fare».

Lei è un medico: c’è una lezione dal punto di vista sanitario?

«Bisogna ritornare alla medicina territoriale, non basta la specialistica nei grandi ospedali. Gli infermieri e la medicina di continuità sono le sentinelle sul territorio. Sui pazienti bisogna intervenire quando iniziano ad ammalarsi, non quando devono essere intubati».

Per il rilancio del Paese sono stati stanziati 80 miliardi: quale deve essere il ruolo della politica?

«Insisto sul fatto che dobbiamo avere le idee chiare, non sono d’accordo sulla statalizzazione di tutti i settori, ma certamente dobbiamo salvare ogni impresa. Gli eroi di questa fase saranno gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani che decidono di tenere aperta la bottega o la fabbrica, scegliendo di resistere con i dipendenti e dando lavoro. Dobbiamo essere vicini a chi salva l’occupazione, uno stipendio non sostituisce il lavoro».

Il turismo è uno dei settori più colpiti dalla pandemia.

«Nel Decreto rilancio sono stati previsti provvedimenti per sostenere le imprese e la domanda, per aiutare l’offerta. Sul turismo serve un intervento strategico. E anche sulla logistica: non ci può essere sviluppo senza una connessione. In Sardegna lo sapete».

Il Decreto rilancio stanzia 3 miliardi per Alitalia, affidandole anche la continuità aerea per i prossimi 5 anni.

«È chiaro che abbiamo bisogno di un potenziamento della connessione. Non ci sarà una ripresa senza connessioni più efficaci. Purtroppo qui c’è il grave handicap di avere perso Air Italy. È una garanzia che siano garantiti i collegamenti di base, ma ora va ricostruito un settore in grande crisi in tutto il mondo, serve un grande piano industriale che ancora non c’è e in cui siano coinvolti pure i lavoratori di Air Italy».

Da ministro, col sacrificio di tanti lavoratori, era riuscito a salvare la compagnia. Cosa ha provato nel vedere la fine di Air Italy?

«È stata una grande amarezza, soprattutto perché c’era un piano industriale molto serio. Bisognava fare in modo che i partner continuassero a parlarsi, bisognava creare le condizioni perché continuassero a stare insieme, magari anche con una piccola partecipazione pubblica, anche perché il progetto era serio e solido».

Come saranno i trasporti nel dopo Covid?

«Il settore aereo avrà enormi ripercussioni, sarà necessario un ripensamento complessivo. Quanto al trasporto pubblico e ferroviario - su cui abbiamo messo ingenti risorse - mi auguro che dopo una fase di transizione ritornino a essere centrali. Sarebbe impensabile non investire su treni e bus. Le aziende, anche se all’inizio non riusciranno ad andare in pareggio, dovranno essere aiutate a stare in piedi. Non possiamo pensare che ritorni a essere prevalente la mobilità privata. Noi abbiamo investito molto sulle ferrovie in Sardegna, sulla linea Cagliari-Olbia. Sarebbe folle abbandonare quel progetto per mancanza di richieste, deve andare avanti».

Lei crede che quest’estate si potrà fare turismo in Sardegna?

«Io vorrei essere uno dei tanti turisti che viene, come faccio da anni. La Sardegna è un’isola e credo sia più facile fare i controlli. A mio avviso bisognerebbe fare un grande investimento sull’isola libera dal Covid. Ho fiducia che possa farsi persino un programma serio sugli stranieri. Non vorrei banalizzare cose complesse, perché non siamo fuori dalla pandemia, ma mai come nelle isole si possono fare sperimentazioni avanzate».

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