La Nuova Sardegna

[EMPTYTAG]Auto in fila, caffè al bar L’Italia rialza la testa

[EMPTYTAG]Auto in fila, caffè al bar L’Italia rialza la testa

[EMPTYTAG]Qualche coda per i mezzi pubblici, ingressi e uscite scaglionate nei locali Il premier Conte incrocia i commercianti e promette: «Faremo di più»

4 MINUTI DI LETTURA





[FIRMA&LUOGO]di Matteo Guidelli

<MC>ROMA

[TESTO]L'Italia riapre lentamente e senza turisti, un gran cantiere per prendere le misure alla nuova era di cui i lavori in corso sono appena all'inizio. Riapre con un debito pubblico più pesante e meno certezze nella vita di ciascuno, soprattutto in quella dei più giovani ancora senza scuola. Con la paura che il virus possa costringerci tutti a rinchiuderci di nuovo e il ricordo delle sirene delle ambulanze che non va via. Con un futuro da inventare e regole nuove di convivenza sconosciute nel mondo di prima. Quello fatto, anche, di abbracci, baci, strette di mano. Con le solite divisioni, campanilismi, fughe in avanti e passi indietro dei leader locali e un sentimento nazionale più forte nella gente comune, quella che ha appeso il tricolore e cantato l'inno di Mameli per settimane dalle finestre. Al mattino presto la ripartenza 69 giorni dopo il blocco è già realtà, anche se il 18 maggio è iniziato con il countdown di alcune radio per la fine dell'obbligo dell'autocertificazione, il documento più importante di questi mesi. Il traffico un po’ più sostenuto del solito sulle vie di scorrimento e qualche fila in più per prendere i mezzi pubblici nelle grandi città sono stati il primo segnale, già visto però il 4 maggio. Il rumore delle saracinesche tornate a sollevarsi, invece, quello no, mancava da mesi. Negozi, bar, ristoranti, barbieri, estetisti: ad orari scaglionati le città si sono come risvegliate anche se la maggioranza è lì a sistemare, prendere le misure, sperimentare il nuovo rapporto con i clienti. È tutto uno scoprire, per gli uni e per gli altri, qualcosa di nuovo e sconosciuto. E a loro che si è rivolto il premier Giuseppe Conte fermandosi a salutare i negozianti attorno a palazzo Chigi. «Faremo di più» ha promesso. C'è chi cambia le vetrine con ancora esposti maglioni e giacche pesanti e ovunque appaiono oggetti fino a pochi mesi fa impensabili: disinfettanti, mascherine, termometri per la febbre. Le grandi catene vanno alla grande: fila fuori, commessi che distribuiscono guanti, calma e sorrisi (sotto la mascherina). Ma non è così per tutti, anzi. Marisa Costa ha un negozio di vestiti a Catanzaro. «Se non avremo accesso al credito, molti di noi finiranno nelle mani degli usurai perché in questi mesi i costi li abbiamo avuti ugualmente». Al bar - che è il rifugio e lo sfogatoio di tutti gli italiani, non ce n'è uno che non abbia il suo preferito - torna il rito del caffè ma hai voglia a dire normalità: si fa finta di niente ma poi ci si gira e si vede che si entra da una parte e si esce dall'altra, davanti alla cassa c'è un pannello di plexiglass, trasparente, ma pur sempre un muro, il bancone è ad un metro di distanza. Forse c'è anche questo nella scelta dei caffè storici di non aprire ancora: chiusi il Gambrinus e la Caffetteria dei Martiri a Napoli, chiusi il Florian e il Quadri a Venezia. «Va tutto molto piano - dice Fabrizio Murena, che ha il bar in via XX Settembre a Genova - Dobbiamo invitare le persone ad entrare. La partenza non è incoraggiante». I negozi del lusso sono aperti e vuoti. Lo erano anche prima, ma a riempirli ci pensavano i turisti, i grandi assenti di questa ripartenza, almeno fin quando rimarranno le frontiere chiuse. È un vuoto pesante che si sente soprattutto nelle città d'arte. Anche se tra quello che c'era prima, un'invasione di gruppi e bastoni da selfie, e il silenzio di adesso, con i cittadini che piano piano si riappropriano di quel che non avevano più e guardano come fosse tutto una sorpresa, forse una via di mezzo va trovata. I più richiesti sono barbieri e parrucchieri. Anche ieri che era lunedì, giorno storico di chiusura. Nessuna fila invece ai ristoranti. A pranzo c'è qualche temerario ma i tavoli - distanziati - sono quasi tutti vuoti. «Dobbiamo rimboccarci le maniche, il nostro lavoro fa bene alla gente - dice Filippo La Mantia nel suo ristorante a Milano - Devo capire se riuscirò a mantenere questo posto». Timori che sfiorano i pensieri di ogni italiano.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative