Il pasticcio delle spiagge: accesso sì, ombrelloni no
di Umberto Aime
Solinas non autorizza la balneazione e a Sassari Campus dà il via libera
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CAGLIARI. Le spiagge sono aperte o chiuse? È vero che è possibile attraversarle per andare a fare il bagno, ma non sarebbe consentito invece piazzare l’ombrellone e la sdraio? Oppure, stando ad altre interpretazioni, sarebbe permesso prendere la tintarella solo negli stabilimenti balneari, ma non nelle spiagge libere? L’ordinanza numero 23 della Regione ha lasciato purtroppo senza risposte più di una domanda legittima. Non è finita. Lo stesso governatore Christian Solinas non ha fatto che aumentare i dubbi con una sua dichiarazione tra virgolette rilanciata dall’Agenzia Ansa nella mattinata di ieri: «Le spiagge sono accessibili, la balneazione verrà». Ma cosa intendesse per balneazione non è dato ancora sapere. Anche i sindaci sono rimasti spiazzati da quella frase stringata del presidente e sono andati comunque per la loro strada. Tant’è che, ad esempio, quello di Sassari, Nanni Campus, ha firmato a sua volta un’ordinanza in cui autorizza la «completa fruibilità delle spiagge» e altri sindaci hanno fatto altrettanto.
L’incertezza. Nonostante l’evidente confusione, nelle stesse ore, dalla Regione non sono arrivate però interpretazioni autentiche destinate a chiarire l’ordinanza una volta per tutte. Anzi, ad aumentare l’incertezza s’è messo anche l’assessore agli enti locali, Quirico Sanna, che ha detto: «Per il momento – in spiaggia ci si può andare per una passeggiata o nuotare, tenendo comunque sempre le dovute distanze in entrambi i casi. Mentre per la balneazione attendiamo ancora un protocollo del Governo, con le linee generali, che poi ogni Regione adatterà al territorio». In due parole, la confusione che c’era è rimasta tale ed ecco perché.
Il decreto. Dopo il sofferto accordo con i governatori, sabato notte, Palazzo Chigi ha autorizzato da 24 ore la riapertura delle spiagge. Fino al punto da allegare, come sollecitato dalle stesse Regioni, il protocollo riveduto e corretto dell’Inail e dell’Istituto superiore di sanità sulle prescrizioni da rispettare negli stabilimenti negli arenili liberi. Ai punti 4 e 5 del protocollo sulle attività balneari è scritto testuale: «Al fine di evitare assembramenti va assicurato un metro di distanza fra gli utenti, un metro e mezzo fra i lettini e una superficie (esclusiva) di almeno 10 metri quadrati per ogni ombrellone». Sono le stesse regole che, negli ultimi giorni, sono state prese in considerazione dai gestori degli stabilimenti per ridisegnare la mappa delle postazioni. C’è dell’altro: nello stesso decreto è sottolineato: «Anche nelle spiagge libere dovranno essere rispettate le indicazioni sopra riportate». Tutto chiaro? Sì, ma solo fino alla mezzanotte e oltre di domenica, ora in cui la Regione è venuta allo scoperto con una sua ordinanza.
L’ordinanza. Nella numero 23, sono due i passaggi in cui il caso spiagge è citato. La prima, «a decorrere dal 18 maggio (ieri) è consentito l’accesso alle spiagge libere e agli arenili». Precisazione dovuta visto che, fino a domenica, erano consentite solo le passeggiate, oppure «transitare per poi praticare lo sport del nuoto», o ancora «sistemare le canne da pesca sulla battigia». Però, nella stessa ordinanza, non c’è scritto da nessuna parte che le spiagge, in concessione o libere, sono ritornate a essere completamente fruibili: leggi tintarella, ad esempio. Anche se poi, nell’articolo in cui sono elencate le attività economiche autorizzate a ripartire, c’è scritto – sempre testualmente – comprese quelle «turistiche relative alla balneazione». Per poi rimandare il come alle linee guida nazionali sull’organizzazione dei servizi nelle stesse spiagge. Quindi sembra essere evidente che anche per l’ordinanza gli stabilimenti (e allo stesso tempo le spiagge libere) avrebbero potuto riaprire i battenti sin da ieri. È così, oppure no? Sembrava che fosse così, invece è arrivata la dichiarazione di Solinas e le carte sono risaltate per aria.
L’improvviso altolà. Perché quando il governatore ha dichiarato all’agenzia di stampa «le spiagge sono accessibili, la balneazione verrà», in tanti si sono domandati: «D’accordo le nuotate al mare e le canne da pesca, ma posso sistemare l’ombrellone nella spiaggia libera, o andarmi a sedere sotto quello dello stabilimento?». L’attesa risposta chiarificatrice non è arrivata, o meglio s’è intuito che il dilemma sarà svelato solo quando, oltre a quelle nazionali, arriveranno anche le linee guida regionali. Che sarebbero in fase di elaborazione da parte del Comitato scientifico del governatore e poi «da concordare con gli enti locali e/o le organizzazioni di categoria e/o sindacali», come è scritto – sempre testuale – all’articolo 13 dell’ordinanza numero 23.
L’incertezza. Nonostante l’evidente confusione, nelle stesse ore, dalla Regione non sono arrivate però interpretazioni autentiche destinate a chiarire l’ordinanza una volta per tutte. Anzi, ad aumentare l’incertezza s’è messo anche l’assessore agli enti locali, Quirico Sanna, che ha detto: «Per il momento – in spiaggia ci si può andare per una passeggiata o nuotare, tenendo comunque sempre le dovute distanze in entrambi i casi. Mentre per la balneazione attendiamo ancora un protocollo del Governo, con le linee generali, che poi ogni Regione adatterà al territorio». In due parole, la confusione che c’era è rimasta tale ed ecco perché.
Il decreto. Dopo il sofferto accordo con i governatori, sabato notte, Palazzo Chigi ha autorizzato da 24 ore la riapertura delle spiagge. Fino al punto da allegare, come sollecitato dalle stesse Regioni, il protocollo riveduto e corretto dell’Inail e dell’Istituto superiore di sanità sulle prescrizioni da rispettare negli stabilimenti negli arenili liberi. Ai punti 4 e 5 del protocollo sulle attività balneari è scritto testuale: «Al fine di evitare assembramenti va assicurato un metro di distanza fra gli utenti, un metro e mezzo fra i lettini e una superficie (esclusiva) di almeno 10 metri quadrati per ogni ombrellone». Sono le stesse regole che, negli ultimi giorni, sono state prese in considerazione dai gestori degli stabilimenti per ridisegnare la mappa delle postazioni. C’è dell’altro: nello stesso decreto è sottolineato: «Anche nelle spiagge libere dovranno essere rispettate le indicazioni sopra riportate». Tutto chiaro? Sì, ma solo fino alla mezzanotte e oltre di domenica, ora in cui la Regione è venuta allo scoperto con una sua ordinanza.
L’ordinanza. Nella numero 23, sono due i passaggi in cui il caso spiagge è citato. La prima, «a decorrere dal 18 maggio (ieri) è consentito l’accesso alle spiagge libere e agli arenili». Precisazione dovuta visto che, fino a domenica, erano consentite solo le passeggiate, oppure «transitare per poi praticare lo sport del nuoto», o ancora «sistemare le canne da pesca sulla battigia». Però, nella stessa ordinanza, non c’è scritto da nessuna parte che le spiagge, in concessione o libere, sono ritornate a essere completamente fruibili: leggi tintarella, ad esempio. Anche se poi, nell’articolo in cui sono elencate le attività economiche autorizzate a ripartire, c’è scritto – sempre testualmente – comprese quelle «turistiche relative alla balneazione». Per poi rimandare il come alle linee guida nazionali sull’organizzazione dei servizi nelle stesse spiagge. Quindi sembra essere evidente che anche per l’ordinanza gli stabilimenti (e allo stesso tempo le spiagge libere) avrebbero potuto riaprire i battenti sin da ieri. È così, oppure no? Sembrava che fosse così, invece è arrivata la dichiarazione di Solinas e le carte sono risaltate per aria.
L’improvviso altolà. Perché quando il governatore ha dichiarato all’agenzia di stampa «le spiagge sono accessibili, la balneazione verrà», in tanti si sono domandati: «D’accordo le nuotate al mare e le canne da pesca, ma posso sistemare l’ombrellone nella spiaggia libera, o andarmi a sedere sotto quello dello stabilimento?». L’attesa risposta chiarificatrice non è arrivata, o meglio s’è intuito che il dilemma sarà svelato solo quando, oltre a quelle nazionali, arriveranno anche le linee guida regionali. Che sarebbero in fase di elaborazione da parte del Comitato scientifico del governatore e poi «da concordare con gli enti locali e/o le organizzazioni di categoria e/o sindacali», come è scritto – sempre testuale – all’articolo 13 dell’ordinanza numero 23.
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