dal parrucchiere
Una piega e un colore per salutare la ripartenza
SASSARI. Ore 14: nel salone ci sono due parrucchiere e una cliente che si guarda allo specchio con aria sconsolata. «Guarda un po’ come sono combinata», dice con una ciocca di capelli tra le mani. In...
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Ore 14: nel salone ci sono due parrucchiere e una cliente che si guarda allo specchio con aria sconsolata. «Guarda un po’ come sono combinata», dice con una ciocca di capelli tra le mani. In effetti la situazione è abbastanza critica: due mesi senza ritocchi al colore si fanno notare e la testa è decisamente variopinta, tra ricrescita tendente al grigio, una massa castana e le punte crespe tinte di rosso spento. La parrucchiera sorride: «Tranquilla, ho visto di peggio. So come rimediare». Per il salone è il primo giorno di riapertura dopo due mesi di lockdown e l’atmosfera è elettrica. Tra casi disperati e telefono che squilla in continuazione, le parrucchiere fanno avanti e indietro come trottole. Sono due, una per cliente così come stabiliscono le nuove regole. E appena una finisce di lavare i capelli alla cliente, l’altra sanifica la postazione. Già, “sanificare”: è questo il nuovo verbo, quello della ripartenza. «Dobbiamo sanificare ogni cosa e farlo dopo ogni utilizzo – raccontano – spazzole, pettine, phon, poltroncine. Usiamo alcol, salviette e detergenti vari, la sera prima di andare via disinfettiamo di nuovo tutto. Insomma, ripetiamo più volte al giorno un’operazione che prima facevamo una o due volte. Ma ci sta, è giusto così, bisogna rispettare le regole per il bene di tutti». Per la salute delle persone e della stessa attività: le dipendenti sanno bene che ci saranno controlli e che bisogna stare attenti e non farsi cogliere impreparati. Il primo giorno di lavoro promette bene. Tutte le persone presenti nel salone indossano la mascherina, le parrucchiere anche i guanti. Le clienti all’ingresso trovano il gel disinfettante per le mani e sono invitate a utilizzarlo, anche più volte. Le postazioni sono a più di un metro di distanza, quella centrale è off limits. Alle clienti viene fornito un camice monouso da indossare sotto un altro plastificato usa e getta. Al lavatesta le parrucchiere calzano la visiera sopra la mascherina per evitare qualunque rischio di contatto con la cliente, la stessa visiera spunta quando si lavora frontalmente alla cliente, per esempio se si taglia la frangia. E la speciale protezione viene utilizzata anche a distanza se la cliente non indossa la mascherina: non per capriccio ma perché provoca difficoltà respiratorie: «Succede soprattutto alle persone anziane, allora siamo noi a raddoppiare la protezione». Nel salone non c’è attesa perché si lavora esclusivamente per appuntamento ed è raccomandata la puntualità, aspettare il turno all’interno è vietato «perché dobbiamo sempre rispettare il parametro operatori-clienti». Per pagare vanno bene sia i contanti sia il bancomat: un secondo dopo il Pos è già disinfettato, anzi “sanificato”. Una cliente esce ed entra un’altra: ha una curiosa ricrescita mora sui capelli biondi. «Ho sbagliato la tinta», dice. La parrucchiera sorride dietro la mascherina: è già pronta per il nuovo miracolo. (si. sa.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
