Conte media e compatta gli alleati
Il voto a Palazzo Madama dà respiro al premier, si tratta ancora sulle nomine
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[FIRMA&LUOGO]di Serenella Mattera
<MC>ROMA
[TESTO]Il voto al Senato su Bonafede prova che la minaccia di Matteo Renzi di aprire una crisi di governo è sempre stata un'arma spuntata. Nei corridoi di Palazzo Madama questo mormorano Dem e Cinque stelle: Giuseppe Conte vada avanti a governare l'emergenza, senza temere le intemerate di Iv. E niente rimpasti, aggiungono dal Pd. Non è un dossier ad ora sul tavolo, confermano da Palazzo Chigi. E aggiungono che oggi il premier potrà andare in Parlamento per l'informativa sulla fase 2 con una relativa tranquillità. Fiducia, coraggio, responsabilità, saranno i tre concetti che Conte sottolineerà nel suo discorso, rimarcando che il Covid-19 non è sparito ma che il governo ha l'obiettivo del «rischio calcolato». Se è davvero pace o tregua fragile con Iv si vedrà. Ma, sottolineano i renziani, Maria Elena Boschi, plenipotenziaria di Renzi nella trattativa, porta a casa due risultati importanti: aver dimostrato che i «responsabili» in grado di sostituire i senatori di Iv in maggioranza «non esistono» e aver incassato l'impegno a portare in Cdm il Family act e il «piano shock» per i cantieri. Oltre a - ma questo si vedrà più avanti - qualche presidenza di commissione quando dovranno essere riassegnate (si citano Annibali alla Giustizia e Marattin alla Bilancio), voce in capitolo nelle prossime nomine e, se si aprirà davvero la partita rimpasto ora osteggiata dai vertici Pd, un posto da ministro («non chiediamo sottosegretari») per la stessa Boschi o, più probabilmente, Ettore Rosato. Martedì sera, nel colloquio con Boschi, Conte - raccontano - lo ha detto chiaro e tondo: se votate la sfiducia a Bonafede, si apre la crisi. Il premier lo dimostra presentandosi in Aula al fianco del ministro al momento della replica. A Renzi concede la commissione sulla prescrizione annunciata da Bonafede. «Abbiamo dato l'ennesima prova di disponibilità, vediamo come se la gioca», dicono da Iv. «Ma è straordinario essere stati decisivi». Insomma, Renzi «non apre la crisi ma continua a logorare»: è sempre stato quello il suo gioco, commenta un senatore Pd. «Non c'è un governo alternativo e non vuole andare a votare. Ha avuto tre giorni di visibilità, è il massimo che poteva ottenere».
<MC>ROMA
[TESTO]Il voto al Senato su Bonafede prova che la minaccia di Matteo Renzi di aprire una crisi di governo è sempre stata un'arma spuntata. Nei corridoi di Palazzo Madama questo mormorano Dem e Cinque stelle: Giuseppe Conte vada avanti a governare l'emergenza, senza temere le intemerate di Iv. E niente rimpasti, aggiungono dal Pd. Non è un dossier ad ora sul tavolo, confermano da Palazzo Chigi. E aggiungono che oggi il premier potrà andare in Parlamento per l'informativa sulla fase 2 con una relativa tranquillità. Fiducia, coraggio, responsabilità, saranno i tre concetti che Conte sottolineerà nel suo discorso, rimarcando che il Covid-19 non è sparito ma che il governo ha l'obiettivo del «rischio calcolato». Se è davvero pace o tregua fragile con Iv si vedrà. Ma, sottolineano i renziani, Maria Elena Boschi, plenipotenziaria di Renzi nella trattativa, porta a casa due risultati importanti: aver dimostrato che i «responsabili» in grado di sostituire i senatori di Iv in maggioranza «non esistono» e aver incassato l'impegno a portare in Cdm il Family act e il «piano shock» per i cantieri. Oltre a - ma questo si vedrà più avanti - qualche presidenza di commissione quando dovranno essere riassegnate (si citano Annibali alla Giustizia e Marattin alla Bilancio), voce in capitolo nelle prossime nomine e, se si aprirà davvero la partita rimpasto ora osteggiata dai vertici Pd, un posto da ministro («non chiediamo sottosegretari») per la stessa Boschi o, più probabilmente, Ettore Rosato. Martedì sera, nel colloquio con Boschi, Conte - raccontano - lo ha detto chiaro e tondo: se votate la sfiducia a Bonafede, si apre la crisi. Il premier lo dimostra presentandosi in Aula al fianco del ministro al momento della replica. A Renzi concede la commissione sulla prescrizione annunciata da Bonafede. «Abbiamo dato l'ennesima prova di disponibilità, vediamo come se la gioca», dicono da Iv. «Ma è straordinario essere stati decisivi». Insomma, Renzi «non apre la crisi ma continua a logorare»: è sempre stato quello il suo gioco, commenta un senatore Pd. «Non c'è un governo alternativo e non vuole andare a votare. Ha avuto tre giorni di visibilità, è il massimo che poteva ottenere».
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