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Coronavirus, si punta sui test salivari ma non sono in commercio

Coronavirus, si punta sui test salivari ma non sono in commercio

Due i prototipi, uno della Menarini e l’altro dell’università dell’Insubria. Non saranno approvati prima della fine di maggio, costeranno 25 euro 

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CAGLIARI. Il governatore Solinas non lo chiama più passaporto sanitario, perché di per sé, nei turisti, potrebbe «evocare sensazioni complicate, burocratiche e costose». Da 24 ore, ha preferito virare sul «certificato di negatività», alla partenza dalla terraferma e forse anche dopo lo sbarco in Sardegna. Al di là del possibile nome, quali e come saranno effettuati i test è ancora tutto da stabilire.

Due ipotesi. La Regione avrebbe in mente di affidarsi ai tamponi salivari. Starebbe per scegliere fra quelli dell’azienda farmaceutica toscana Menarini e altri sperimentati invece nel laboratorio microbiologico dell’università lombarda dell’Insubria, in provincia di Varese. C’è però subito un problema: entrambi sono solo dei prototipi. Quindi: devono essere ancora approvati dall’Agenzia italiana del farmaco e non lo saranno prima dell’ultima settimana di maggio. Cioè, stando alle indiscrezioni che rimbalzano da Roma, a ridosso dell’avvio di una stagione turistica comunque azzoppata. Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, è stato molto chiaro: «Per ora, in entrambi i casi, si tratta di esperimenti effettuati su campioni molto limitati ed è necessario aspettare che sia l’Agenzia a dare l’eventuale e indispensabile via libera». Si sa che, all’inizio di maggio, la Menarini e l’Insubria, associata all’azienda Natrixlab di Reggio Emilia, hanno presentato le rispettive domande all’Aifa, perché, in tempi brevi, vorrebbero passare dai prototipi alla produzione su larga scala e sono in attesa della risposta.

La trattativa. Come, su un altro fronte, aspetta una risposta anche la stessa Regione. Al Governo ha chiesto la liberalizzazione dei test preventivi, per dare la possibilità al turista-consumatore di acquistarli in farmacia, per poi sottoporsi all’esame nei laboratori privati anche se non esiste ancora un elenco di quelli autorizzati. Solinas ha detto: «Nel caso non passi la nostra richiesta, abbiamo allo studio un’alternativa». Quale? Non l’ha detto. Ma, senza il sostegno del Governo, per la Regione potrebbe essere complicato imporre il passaporto sanitario a chiunque arrivi ad Alghero o a Olbia. In queste ore, le Baleari e Maiorca hanno ottenuto il loro lasciapassare sanitario, o passaporto che dir si voglia, ma prima hanno firmato un protocollo con l’Organizzazione mondiale della sanità. Lo stesso dovrà fare la Sardegna.

I prototipi. Si sa quasi tutto del test salivare in preparazione nei laboratori dell’Università lombarda, molto meno di quello della Menarini. A spiegare come funzionerà il primo è stato Lorenzo Azzi, responsabile del laboratorio di microbiologia dell’Insubria: «Attraverso un prelievo della saliva sapremo, dopo pochi minuti, lo status di un cittadino rispetto al coronavirus. Se sul suo tampone apparirà una sola striscia, vorrà dire esito negativo, con due sarà positivo». Costo del test 25 euro, possibilità di errore il 10 per cento, secondo Azzi. Mentre la Menarini s’è limitata a scrivere: «Il campione sarà inserito in un flacone con del liquido ed agitato. Poi versato in un’altra provetta, dove ci sarà il reagente, per essere infine sottoposto all’analisi. Entro 20 minuti apparirà l’esito». Ma sui due kit sperimentali l’Agenzia nazionale del farmaco ancora non si è espressa. (ua)

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