Sos genitori a Solinas: riapra le scuole nell’isola
Appello al governatore: «Non si può andare avanti con la didattica a distanza. La Sardegna ha pochi contagi: faccia almeno salutare le maestre ai bambini»
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SASSARI. Tutti a parlare di turismo, negozi, spiagge, ristoranti, bar, cinema, teatri. Tutti a chiedere a gran voce, a seconda delle proprie necessità o interessi, le riaperture delle attività varie. Tra queste spesso - anche a livello politico - la grande assente è la scuola. Da quasi subito si è deciso che il rientro tra i banchi non sarebbe avvenuto prima di settembre. E ancora non è certo se sarà un ritorno fisico o più probabilmente sarà necessaria un’altra dose di didattica a distanza. Ma c’è chi non si vuole arrendere a questa chiusura delle scuole a oltranza. A questo anno scolastico terminato dopo la festa di Carnevale. E così un gruppo di genitori di Cagliari ha preso carta e penna e si è rivolto al presidente della Regione, Christian Solinas (e anche al sindaco Paolo Truzzu). Una lettera in cui viene chiesto al governatore come mai non abbia mai pensato di ottenere dal governo una riapertura delle scuole, alla luce del basso numero di contagi nell’isola, almeno per le fasi finali dell’anno scolastico.
«Caro signor presidente chi le scrive è un gruppo di genitori di bimbi in età scolare – così inizia la lettera indirizzata a Solinas –. Ci rivolgiamo a lei per chiedere come mai la Sardegna, con una situazione epidemiologica così favorevole, relativamente al Covid-19, non ha chiesto al governo centrale di poter anticipare il rientro a scuola almeno per le classi conclusive di un ciclo - quinta elementare e terza media - anche solo su base volontaria e, soprattutto, come banco di prova per il prossimo anno scolastico, continuando a garantire la didattica a distanza per i bimbi immunologicamente più fragili».
Nella lettera i genitori sottolineano come la politica abbia avuto più riguardo delle attività economiche che della scuola. «La Regione ha chiesto di poter anticipare i tempi per la ripresa delle varie attività economiche. Scelta comprensibile al fine di limitare i danni economici dell’isola – scrivono –. Ci chiediamo perché altrettanta attenzione non sia stata prestata alla scuola e ai bambini proprio forti della situazione relativamente sicura della nostra isola. Forse perché il danno subito dai nostri figli, sia in termini di didattica che in termini psicologici, non è quantificabile in termini monetari?». Di qui la richiesta di un ritorno alla normalità, perché la soluzione non può essere la didattica a distanza. «È stata una insostituibile alternativa in un momento di emergenza sanitaria. Ma non può essere perpetuata ad oltranza». Per questo chiedono a Solinas di riaprire - su base volontaria - le scuole. «Noi riteniamo possa essere addirittura più sicuro rispetto al gioco libero al parco o nelle piazze di quartiere dove, ultimamente, già si vedono ricostituire piccole bande di bambini o, peggio, adolescenti, questi ultimi assolutamente fuori dal controllo genitoriale e purtroppo noncuranti delle regole di distanziamento richieste. Gli esperti ci dicono che dovremo convivere con il coronavirus non si sa per quanto ma di sicuro nell’immediato futuro. Tutti dunque, bambini compresi, dobbiamo imparare a rapportarci agli altri secondo nuove regole di distanziamento. La scuola, da sempre palestra di socializzazione, deve dare il suo prezioso contributo anche in questo. Caro presidente – concludono i genitori dei piccoli nella lettera a Solinas – consenti almeno alle maestre di poter salutare per l’ultima volta i bambini che hanno visto crescere, che hanno educato e preparato all’esperienza nuova che si accingono ad iniziar». (al.pi.)
«Caro signor presidente chi le scrive è un gruppo di genitori di bimbi in età scolare – così inizia la lettera indirizzata a Solinas –. Ci rivolgiamo a lei per chiedere come mai la Sardegna, con una situazione epidemiologica così favorevole, relativamente al Covid-19, non ha chiesto al governo centrale di poter anticipare il rientro a scuola almeno per le classi conclusive di un ciclo - quinta elementare e terza media - anche solo su base volontaria e, soprattutto, come banco di prova per il prossimo anno scolastico, continuando a garantire la didattica a distanza per i bimbi immunologicamente più fragili».
Nella lettera i genitori sottolineano come la politica abbia avuto più riguardo delle attività economiche che della scuola. «La Regione ha chiesto di poter anticipare i tempi per la ripresa delle varie attività economiche. Scelta comprensibile al fine di limitare i danni economici dell’isola – scrivono –. Ci chiediamo perché altrettanta attenzione non sia stata prestata alla scuola e ai bambini proprio forti della situazione relativamente sicura della nostra isola. Forse perché il danno subito dai nostri figli, sia in termini di didattica che in termini psicologici, non è quantificabile in termini monetari?». Di qui la richiesta di un ritorno alla normalità, perché la soluzione non può essere la didattica a distanza. «È stata una insostituibile alternativa in un momento di emergenza sanitaria. Ma non può essere perpetuata ad oltranza». Per questo chiedono a Solinas di riaprire - su base volontaria - le scuole. «Noi riteniamo possa essere addirittura più sicuro rispetto al gioco libero al parco o nelle piazze di quartiere dove, ultimamente, già si vedono ricostituire piccole bande di bambini o, peggio, adolescenti, questi ultimi assolutamente fuori dal controllo genitoriale e purtroppo noncuranti delle regole di distanziamento richieste. Gli esperti ci dicono che dovremo convivere con il coronavirus non si sa per quanto ma di sicuro nell’immediato futuro. Tutti dunque, bambini compresi, dobbiamo imparare a rapportarci agli altri secondo nuove regole di distanziamento. La scuola, da sempre palestra di socializzazione, deve dare il suo prezioso contributo anche in questo. Caro presidente – concludono i genitori dei piccoli nella lettera a Solinas – consenti almeno alle maestre di poter salutare per l’ultima volta i bambini che hanno visto crescere, che hanno educato e preparato all’esperienza nuova che si accingono ad iniziar». (al.pi.)
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