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Su deficit e anticipazioni scontro Stato-Regione

Su deficit e anticipazioni scontro Stato-Regione

Con uno sforamento superiore al 3 per cento si avrebbero altri 270 milioni Si chiede anche un acconto sul maxi finanziamento legato agli accantonamenti

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CAGLIARI. Il 3 per cento di deficit sull’ultimo bilancio: l’Europa ha autorizzato l’Italia ad andare in rosso per far fronte dell’emergenza Covid-19. Ma la stessa generosità (dovuta) il Governo non vorrebbe concederla alle Regioni. A far resistenza sarebbe prima di tutto il ministro all’economia Roberto Gualtieri, deciso a tenere stretti i cordoni della borsa. L’ultima partita, che ruota appunto attorno alla finanza pubblica post pandemia, pare essere incentrata proprio sui prossimi disavanzi regionali negli ultimi mesi dell’anno in corso e nel prossimo. Il calcolo per quanto riguarda la Sardegna è presto fatto: al cospetto di un bilancio intorno ai 9 miliardi, se lo sforamento fosse del 3 per cento, potrebbe spendere 270 milioni in più, venendo meno l’obbligo, che oggi invece c’è, di pareggiare comunque e sempre i conti. Però, stando all’esito dei primi contatti, Gualtieri per ora non sarebbe propenso a far crescere il debito anche in periferia.

Solidarietà. La Sardegna, con l’assessore al bilancio Giuseppe Fasolino, è stata una delle prime Regioni a proporre lo sforamento. Con alle spalle una motivazione sacrosanta: «Il crollo delle entrate rischierebbe di mettere in pericolo sin da subito i servizi essenziali che garantiamo». Sono la sanità e i trasporti pubblici locali, che tra l’altro sono entrambi scaricati per intero sulle spalle delle casse regionali. È per questo che la Giunta non vuole rinunciare all’ipotesi di poter andare in rosso per 270 milioni. Sarebbe questo il deficit possibile, ma che comunque compenserebbe solo in parte i 700 milioni di entrate in meno stimati dall’assessorato al bilancio a causa della crisi sanitaria prima ed economica ora. La trattativa fra le parti è appena cominciata.

Il botta e risposta. Però Palazzo Chigi s’è arroccato su questa posizione: «L’ultimo stanziamento straordinario a favore delle Regioni è stato di un miliardo e mezzo (150 milioni per la Sardegna) e oggi questa soglia non possiamo superarla». Di contro i governatori hanno replicato: «È poca roba. Per far fronte all’emergenza, abbiamo chiesto almeno quattro volte tanto, perché non possiamo accettare che lo Stato faccia cassa sulla pelle dei nostri territori». Le posizioni sembrano essere ancora molto lontane, ma tutto potrebbe cambiare fra una settimana.

La carta a sorpresa. In attesa che sia meno accesso il confronto istituzionale, la Sardegna sta giocando un’altra partita tutta sua. Dal Governo vorrebbe ottenere un congruo anticipo del maxi finanziamento legato all’accordo sugli accantonamenti: due miliardi e 100 milioni. A novembre, con il ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia, era stata concorda una lunga rateizzazione fino al 2033, poi c’è stata la botta della pandemia. E infatti poco dopo da Cagliari è partita questa controproposta: «La prima rata non dovrà essere di soli 33 milioni, ma intorno ai 200». A far da tramite dovrebbe essere la Cassa depositi e prestiti, che s’è detta pronta a scendere in campo. Ma per ora il Governo ha preso tempo, rinviando ogni decisione a una prossima missione in Sardegna del ministro Boccia.

Europa generosa. Proprio nelle ore in cui si consumava l’ultimo scontro fra lo Stato e i governatori, da Bruxelles è arrivata comunque una buona notizia. Le Regioni sono state autorizzate a sfruttare il «Piano ombrello». È quello che permette di utilizzare i fondi europei, fino a nove miliardi, per rilanciare le imprese anche se dovessero essere aiuti di Stato. Il salvacondotto era atteso ed è arrivato in tempi rapidi, ma bisognerà vedere come la Sardegna saprà sfruttare la grande occasione di avere le mani libere all’improvviso. (ua)



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