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Siti culturali sardi poco valorizzati

Siti culturali sardi poco valorizzati

La Cna: solo il 2% dei turisti stranieri sceglie l’isola per i suoi tesori storici

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SASSARI. La Sardegna è all’ottavo posto tra le regioni italiane, prima nel mezzogiorno, per offerta storico culturale: nel 2018 censiti 290 tra musei, siti archeologici, aree monumentali privati e pubblici. Eppure tra i visitatori stranieri quelli motivati da ragioni culturali sono una percentuale insignificante, solo il 2% (mentre il 77% dichiara di aver scelto questa terra per il mare, il 7% per l’enogastronomia e l’agriturismo). Per fare un paragone: oltre il 50% dei viaggiatori esteri in Sicilia e Campania affermano di farlo per visitare siti culturali.

A sottolineare questa anomalia, in una regione che pure si vanta di avere un retroterra culturale e una storia unici da proporre, è un report di Cna Sardegna, che guarda oltre l’emergenza e cerca di capire quale sia la strada migliore per il turismo post Covid. L’idea di partenza è che la pandemia assesterà un duro colpo al turismo low cost e di massa, orientando i flussi turistici verso destinazioni a bassa densità turistica dove trascorrere una vacanza sicura. E la Sardegna potrebbe rientrare tra questo tipo di mete, grazie ai suoi ampi spazi, alla natura incontaminata, alle centinaia di piccoli borghi, al servizio dei “tanti turismi”: esperienziale, storico culturale, sportivo naturalistico, religioso, enogastronomico. Ma deve imparare a valorizzare il suo straordinario patrimonio di siti culturali, ancora troppo poco conosciuto.

Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, presidente e segretario Cna, la strada è «aumentare la competitività turistica potenziando e diversificando l’immagine del territorio in un’ottica di maggiore internazionalizzazione e destagionalizzazione». Il Centro studi della Cna sarda ha elaborato un dettagliato dossier che evidenzia i punti di debolezza del sistema turistico isolano ed elabora una serie di proposte. La stagionalità piuttosto elevata è uno dei limiti più grossi verso un vero sviluppo. Il turismo internazionale, in forte crescita, destinato a riprendere dopo l’interruzione del 2020, è per definizione meno stagionale e più interessato ad andare oltre l’abbinata sole-mare. Ma molto meno nell’isola, che è agli ultimi posti in Itali per numero medio di visitatori per sito (7600, contro i 65mila in Campania e i 29mila in Sicilia). Tre le strategie proposte.La prima è il miglioramento e la diversificazione dell’immagine del territorio, in ottica storico culturale, naturalistica e sportiva; la seconda è aumentare la quota di turismo internazionale; infine, si propone il potenziamento delle infrastrutture di trasporto locale e di quelle digitali. (a.palmas)

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