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Scontro aperto sui “controllori”

Scontro aperto sui “controllori”

Caos sulle figure che dovrebbero vigilare nelle città. Il Viminale: «Non ne sappiamo nulla»

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[FIRMA&LUOGO]di Luca Laviola e

Matteo Guidelli

<MC>ROMA

[TESTO]La proposta di Francesco Boccia ai presidenti di Regione il 29 aprile non aveva fatto tanto rumore, ma allora gli italiani stavano a casa e non si era tornati alla movida che turba i sonni di molti nella Fase 2. Adesso invece il bando per reclutare 60 mila assistenti civici diventa il caso di giornata, criticato da maggioranza e opposizione. Il ministro Pd degli Affari regionali, appoggiato dal presidente dell'Anci Antonio Decaro, pensa ai volontari per aiutare chi non ce la fa da solo, come nella fase dell'emergenza più dura, ma anche per far rispettare il distanziamento sociale, l'uso delle mascherine e il divieto di assembramento. Ipotesi queste ultime di cui al Viminale nulla sapevano tanto che dal ministero fanno sapere di non essere stati informati preventivamente. Un corto circuito che spinge il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a convocare un vertice sul tema con lo stesso Boccia e le ministre Lamorgese e Catalfo. Il giudizio del Viminale pesa, perché se i cittadini non seguiranno i consigli delle «guardie civiche» - così ribattezzate da un quotidiano - queste ultime potranno chiamare le forze dell'ordine. E questo rappresenterebbe un aggravio. Ecco perché dal ministero hanno sottolineato che l'eventuale istituzione degli assistenti civici «non dovrà comportare compiti aggiuntivi». Il provvedimento - ha spiegato il presidente della conferenza delle Regioni «non è per intervenire o sostituirsi alle forze dell'ordine». Forte contrarietà all'idea di Boccia anche nelle forze di governo. Matteo Renzi da Italia Viva parla di «follia», mentre dal Pd parole analoghe arrivano da Matteo Orfini della minoranza. «Siamo perplessi, ma troveremo una soluzione», dice il capo politico M5S ad interim Vito Crimi, ma il sottosegretario Gianluca Castaldi dice no agli assistenti e la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo si dice «perplessa». Giorgia Meloni dall'opposizione denuncia una «deriva autoritaria» del governo. Da Forza Italia Anna Maria Bernini parla di «guardie rosse» come nei Paesi comunisti. «Nessuna vigilanza, ronda o sentinelle anti spritz», ribattono fonti del ministero di Boccia. La polemica sugli assistenti civici va di pari passo con l'altro tema che ha tenuto banco negli ultimi giorni: le immagini delle zone della movida piene di ragazzi. «Non vorrei - dice Stefano Bonaccini - che per colpa di qualche irresponsabile non ci tocchi chiudere ciò che abbiamo riaperto». I dati del Viminale dicono che tutte queste violazioni al divieto di assembramento però non ci sono state, visto che anche nel fine settimana la percentuale di «indisciplinati» si è fermata allo 0,55% del totale, corrispondente a 1.321 denunce su quasi 239mila cittadini controllati. Nonostante questo, Regioni e Comuni continuano a muoversi in ordine sparso, varando provvedimenti di aperture e chiusure uno diverso dall'altro. Così, all'ordinanza del governatore della Campania Vincenzo De Luca che ferma i locali alle 23 ha risposto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, annunciando che firmerà a breve i provvedimenti per aprire tutti gli spazi della città «possibilmente anche di sera e di notte». A Roma invece la sindaca Raggi apre un nuovo fronte: multe fino a 500 euro per chi abbandona mascherine e guanti in strada. C'è poi la questione del 3 giugno, che è il vero nodo su cui esiste un confronto acceso da giorni sia tra governo e regioni sia all'interno dello stesso esecutivo. I dati fondamentali per stabilire se potranno essere autorizzati o meno gli spostamenti tra le Regioni arriveranno il 29 maggio, ma non sarà quello il giorno della decisione. Gli esperti si prenderanno altre 24-36 ore per vedere l'andamento della curva e solo allora riunirà il governo: è probabile che la decisione arriverà tra l'1 e il 2 giugno.

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