Turismo termale nel caos, in Sardegna a rischio 500 addetti

Tutti chiusi gli stabilimenti isolani. I dubbi sulla possibilità di aprire le piscine

SASSARI. «E dire che gli antichi Romani utilizzavano gli stabilimenti termali proprio come centri ideali per combattere le epidemie...». Bachisio Falconi, titolare della struttura di Casteldoria, cita amaramente gli albori della storia di questo settore che in Italia attira frotte di turisti e anche in Sardegna si sta ritagliando un suo spazio. Falconi sottolinea il fatto che dopo l’arrivo del Covid tutti gli stabilimenti isolani sono chiusi e non hanno la minima idea di quando, se e a che condizioni potranno riaprire. «Contavamo di riprendere il 25 maggio (ieri, data per la quale il Dpcm ha dato l’okay per le piscine, garantendo 7 metri quadrati a utente, ndc), ma senza citare quelle termali. Che probabilmente sono anche più semplici da gestire in chiave sicurezza, non ci pare giusta l’esclusione. Così a oggi non può aprire di fatto nulla, sono in corso dei chiarimento a livello governativo per capire il motivo». E avverte: non si riparte dall’oggi al domani, occorre preparare i locali e gli impianti. «La nostra federazione Federterme, costola di Confindustria, sta interloquendo in queste ore col governo e con l’Iss almeno per capire se l’aver dimenticato il nostro settore è stato uno svarione oppure dobbiamo farcene una ragione».

Ma per Gianni Corona, titolare di Sardegna termale, una delle due strutture di Sardara, quella impostata sul settore wellness, ci sono pochi dubbi che nella riapertura di ieri siano ricomprese anche le piscine termali, anche se nei vari decreti non si fa specifico riferimento al settore. «E dal 3 giugno – spiega – venendo meno il limite delle attività essenziali sarà possibile aprire anche le attività strettamente sanitarie, come i fanghi, con le inevitabili limitazioni». Il problema – spiega – riguarda la possibilità effettiva di operare: «C’è incertezza sui protocolli, su cosa si può fare e non, insomma poter utilizzare la capacità produttiva per intero. Noi abbiamo una capacità alberghiera di 190 persone, chiaro che se possiamo consentire solo a 40 di entrare in acqua, si creano problemi con i clienti. Di fatto non si può aprire l’albergo con una capacità produttiva ridotto a un terzo. Non ci sono le condizioni, i costi addirittura aumentano a causa dei nuovi adempimenti sanitari (la sanificazione per un albergo come il nostro incide per 6-7mila euro a settimana».

Lavorare a regime ridotto? Pura teoria. «Non puoi ridurre il numero di barman, cuochi, bagnini (anzi, in alcuni casi certe figure devono essere più numerose per effettuare o controlli) – dice Corona – E poi: chi viene a passare un weekend in albergo, come può reagire davanti alle tante limitazioni, ai turni per la piscina, al rispetto delle distanze, agli orari? Non è più una vacanza ma una punizione». Per l’imprenditore aprire si potrà anche, «ma poi porti i libri in tribunale».

Michele Petretto, titolare dele Terme Aurora di Benetutti, fa parte del direttivo di Federterme, che raggruppa il 95% delle strutture italiane: «Contiamo sul fatto che per il 3 giugno – dice – il prossimo decreto proponga nuove aperture e spero che in quella occasione venga posto rimedio alla mancata considerazione del settore termale». La possibilità di aprire le piscine deve essere data per non vanificare il resto dell’attività, «e se per gli hotel abbiamo un protocollo piuttosto rigido comunicato da Federalberghi, per quanto riguarda la parte sanitaria il comitato scientifico di Federterme ne ha elaborato uno ad hoc».

«Stiamo osando, e anche tanto, ma siamo imprenditori e fa parte del gioco, ci crediamo» dice con orgoglio Luigi Cesaracciu, Grand hotel di Fordongianus. In Veneto ci sono alcune delle strutture più importanti, Abano e Montegrotto, e il presidente Zaia ha dato l’okay per la riapertura delle piscine termali. «Per noi sarebbe un problema se la stessa cosa non fosse possibile in Sardegna – dice Falconi – rischiamo la fuga di pazienti». Ma per Petretto la crisi del Covid potrebbe anche rappresentare un’opportunità: «C’è un possibile rovescio della medaglia – spiega – legato al fatto che molta meno gente andrà nella penisola e magari non vorrà rinunciare alle vacanze termali e si rivolgerà a una struttura sarda».

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