SCUOLE CHIUSE PER I TAGLI DEL GOVERNO
di ADRIANA DI LIBERTO*
Ma ancora nel 2019 il 22 per cento degli studenti maschi sardi ha deciso di abbandonare gli studi superiori, il doppio rispetto alle regioni del nord-est. Nella maggior parte dei casi la decisione di...
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Ma ancora nel 2019 il 22 per cento degli studenti maschi sardi ha deciso di abbandonare gli studi superiori, il doppio rispetto alle regioni del nord-est.
Nella maggior parte dei casi la decisione di lasciare gli studi viene presa nei primi anni della scuola superiore.
Le ragioni dell’abbandono sono molteplici e non basterebbero dieci articoli di giornale per spiegarle. Ma oltre ai fattori socio-economici la letteratura indica nel “senso di appartenenza alla scuola” uno dei più importanti.
È difficile capire come si riesca a coltivare il senso di appartenenza alla scuola quando devi stare chiuso in una casa poco confortevole e poco attrezzata, con genitori che non sono in grado di aiutarti e quando magari hai fatto la scelta di un percorso tecnico o professionale perché più incline ad attività di laboratorio piuttosto che a studiare latino o matematica. Non tutte le materie si prestano allo stesso modo all’insegnamento a distanza.
Dubito che il rapporto sia stato redatto sulla base di dati veri su cosa è accaduto in questi mesi di DAD.
Al momento almeno non risulta la pubblicazione di dati da fonti certificate.
Quante ore di DAD si sono svolte per tipo di scuola? Con quali approcci/programmi etc. alla didattica a distanza? Quanti studenti non si sono mai connessi? Quanti lo hanno fatto poco? E chi sono questi studenti, che problemi hanno avuto? E quali sono le differenze tra regioni e aree del paese su questo?
Non giriamo intorno al problema.
Se le scuole superiori non riapriranno sarà perché questo governo, tirato per la giacchetta da tutte le parti a causa delle enormi difficoltà create dalla crisi economico-sanitaria, ha deciso di risparmiare negli unici ambiti dove tutti i governi nazionali hanno sempre tagliato: scuola, università, ricerca.
Non riapriranno perché - e ci mancherebbe - bisogna innanzitutto garantire che le scuole all’apertura siano luoghi sicuri per chi ci lavora e per i ragazzi.
E questo costa. I bambini piccoli andranno a scuola solo perché i genitori devono andare a lavoro e non possono stare soli a casa. Ed è giusto.
Ma i grandi staranno a casa, perché l’apprendimento e la crescita dei nostri giovani non fanno parte dell’agenda politica italiana da tanti anni.
La lobby di famiglie e ragazzi è sempre più debole nel nostro paese.
Il rischio che con la DAD gli adolescenti più fragili si sentano ancora più abbandonati e che si interrompa un percorso virtuoso di diminuzione dell’abbandono nella nostra regione, appena iniziato, è molto concreto.
Se questo dovesse accadere la Sardegna si ritroverà ancora più povera e le diseguaglianze sociali nel nostro paese ancora più ampie.
*economista
Nella maggior parte dei casi la decisione di lasciare gli studi viene presa nei primi anni della scuola superiore.
Le ragioni dell’abbandono sono molteplici e non basterebbero dieci articoli di giornale per spiegarle. Ma oltre ai fattori socio-economici la letteratura indica nel “senso di appartenenza alla scuola” uno dei più importanti.
È difficile capire come si riesca a coltivare il senso di appartenenza alla scuola quando devi stare chiuso in una casa poco confortevole e poco attrezzata, con genitori che non sono in grado di aiutarti e quando magari hai fatto la scelta di un percorso tecnico o professionale perché più incline ad attività di laboratorio piuttosto che a studiare latino o matematica. Non tutte le materie si prestano allo stesso modo all’insegnamento a distanza.
Dubito che il rapporto sia stato redatto sulla base di dati veri su cosa è accaduto in questi mesi di DAD.
Al momento almeno non risulta la pubblicazione di dati da fonti certificate.
Quante ore di DAD si sono svolte per tipo di scuola? Con quali approcci/programmi etc. alla didattica a distanza? Quanti studenti non si sono mai connessi? Quanti lo hanno fatto poco? E chi sono questi studenti, che problemi hanno avuto? E quali sono le differenze tra regioni e aree del paese su questo?
Non giriamo intorno al problema.
Se le scuole superiori non riapriranno sarà perché questo governo, tirato per la giacchetta da tutte le parti a causa delle enormi difficoltà create dalla crisi economico-sanitaria, ha deciso di risparmiare negli unici ambiti dove tutti i governi nazionali hanno sempre tagliato: scuola, università, ricerca.
Non riapriranno perché - e ci mancherebbe - bisogna innanzitutto garantire che le scuole all’apertura siano luoghi sicuri per chi ci lavora e per i ragazzi.
E questo costa. I bambini piccoli andranno a scuola solo perché i genitori devono andare a lavoro e non possono stare soli a casa. Ed è giusto.
Ma i grandi staranno a casa, perché l’apprendimento e la crescita dei nostri giovani non fanno parte dell’agenda politica italiana da tanti anni.
La lobby di famiglie e ragazzi è sempre più debole nel nostro paese.
Il rischio che con la DAD gli adolescenti più fragili si sentano ancora più abbandonati e che si interrompa un percorso virtuoso di diminuzione dell’abbandono nella nostra regione, appena iniziato, è molto concreto.
Se questo dovesse accadere la Sardegna si ritroverà ancora più povera e le diseguaglianze sociali nel nostro paese ancora più ampie.
*economista
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