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Vigili urbani inerti mentre le psichiatre venivano aggredite

Vigili urbani inerti mentre le psichiatre venivano aggredite

In aula un giovane e due agenti di polizia locale di Assemini Un episodio del 2017: le vittime finirono in ospedale

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CAGLIARI. Le minacce, le urla, le intimidazioni, infine il lancio di un monitor: erano le 13 .15 del 20 ottobre 2017 quando le due psichiatre in servizio al centro di salute mentale di Assemini si trovano d’improvviso davanti un energumeno fuori controllo. Una delle due donne cerca di ripararsi con un braccio dal lancio del monitor che volava verso la sua testa. Risultato: braccio rotto. Il tutto sotto gli occhi di due agenti di polizia urbana, che si guardano bene dall’intervenire per frenare la furia dell’aggressore.

La vicenda fece molto scalpore e ripropose l’eterno problema della sicurezza nei centri medici di prima assistenza, dai pronto soccorso alle guardie mediche. Qui le operatrici non erano sole, ma alla fine è come se lo fossero state.

Ieri mattina si è aperta l’udienza preliminare davanti al giudice Roberto Cau. I nomi delle vittime - patrocinate dall’avvocata Annamaria Busia, che tutela anche l’Órdine dei medici - restano riservati per ragioni di sicurezza personale, come quello dell’aggressore, che soffre di disturbi mentali legati a tossicodipendenza e alcol. Lui, un giovane che ha oggi 28 anni, è difeso dall’avvocato Marco Lisu e deve rispondere di interruzione di pubblico servizio, oltraggio a pubblici ufficiali, danneggiamento e due fatti di lesioni personali aggravate. Mentre i due vigili urbani - Vittorio Matta (62 anni) e Gianfranco Fadda (29), difesi dagli avvocati Claudia Atzori e Francesco Marongiu - sono imputati di concorso in rifiuto di atti d’ufficio.

Il giudice ha aperto l’udienza e l’ha aggiornata al 15 dicembre per sentire, come richiesto dalla difesa, i due agenti di polizia urbana. Poi si dovrebbe discutere.

Il fatto è tutto in pochi minuti: un giovane entra nei locali del Csm e senza attendere il proprio turno urla verso le due psichiatre di dargli subito un sedativo. E’ fuori di sé, le due donne cercano di calmarlo. Ma nulla sembra fermarlo: minaccia di morte una delle due sanitarie, infine solleva il monitor di un computer, di quelli col tubo catodico, e lo lancia verso il viso di una delle due psichiatre. Quella si protegge con un braccio e il colpo le spezza di netto il polso per poi ricadere sulla scrivania. Solo a quel punto gli agenti si fanno coraggio e intervengono, bloccando l’energumeno che minacciava altri sfracelli.

L’aggressore finisce in manette, mentre le due psichiatre vengono trasportate in ospedale: una ha il braccio rotto, entrambe sono in evidente stato di schock. (m.l)

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