I mille filoni dell’inchiesta “La squadra”
Processo suddiviso in vari tribunali sardi con una diramazione anche a Roma
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ORISTANO. La Squadra, come la ribattezzarono gli inquirenti nel 2015 quando scattarono le prime misure cautelari, sembrava compatta. Pian piano si sfaldò, un po’ come il processo che si è quasi polverizzato tra i vari tribunali della Sardegna e persino con un filone a Roma. Inizialmente l’intera inchiesta fu concentrata al tribunale di Oristano, competente sui territori del Nuorese da cui partì l’indagine che avrebbe poi smantellato la presunta associazione a delinquere che aveva quale unica mira quella di fagocitare appalti, progettazioni e incarichi.
L’inchiesta si allargò a dismisura perché la Squadra aveva costruito una ragnatela e così altri tribunali sono ora chiamati in causa. Il sistema architettato dai tanti indagati prevedeva la collaborazione dei professionisti, degli amministratori e dei tecnici che lavoravano per conto delle stesse amministrazioni. Lo scambio di favori e denari sarebbe avvenuto attraverso la concessione di incarichi: ad esempio, un professionista impiegato in un Comune affidava l’incarico a un collega che era a sua volta dipendente di un’altra amministrazione, ma che, in questo caso, svolgeva il suo lavoro come privato. Questi, a sua volta, ricambiava quando era il turno della sua amministrazione e chiamava il collega che precedentemente gli aveva affidato l’altro incarico a gestire l’appalto o la progettazione.
Era iniziato tutto così, con il compiacente aiuto di commissioni tecniche che giudicavano le offerte e i bandi di gara. Poi il cerchio si era allargato a dismisura e da qualche strada del Nuorese si era arrivati a fare progetti più grandi per Consorzi industriali e Comuni. Il passo successivo era stato quello di mettere le mani su un’enorme quantità di fondi regionali non più destinati solo alle strade, ma anche alla progettazione di porticcioli turistici e non è un caso se l’inchiesta da quel momento arriva a toccare di persona non più solo sindaci di piccoli Comuni, ma anche i consiglieri regionali Antonello Peru e Angelo Stochino.
Il sostituto procuratore Armando Mammone, che coordinava i vari filoni d’inchiesta affidati alla Guardia di finanza e in parte anche ai carabinieri, andò ancora più in alto arrivando a scoprire un giro di tangenti. Quella più grossa sarebbe quella pagata per ottenere l’appalto di un lotto della Sassari-Olbia non senza complicità di persone al vertice dell’Anas nazionale.
Sembrava che il castello non dovesse crollare, che le sue torri sarebbero arrivate a toccare il cielo. Bastò invece un esposto di un imprenditore onesto che aveva visto davanti a sé sfumare l’ennesima possibilità di vincere un appalto per far finire tutto. Ora c’è chi aspetta un processo, intanto la procura di Oristano già da tempo aveva portato a casa una trentina di patteggiamenti a fronte di un’ottantina di imputati. (e.carta)
L’inchiesta si allargò a dismisura perché la Squadra aveva costruito una ragnatela e così altri tribunali sono ora chiamati in causa. Il sistema architettato dai tanti indagati prevedeva la collaborazione dei professionisti, degli amministratori e dei tecnici che lavoravano per conto delle stesse amministrazioni. Lo scambio di favori e denari sarebbe avvenuto attraverso la concessione di incarichi: ad esempio, un professionista impiegato in un Comune affidava l’incarico a un collega che era a sua volta dipendente di un’altra amministrazione, ma che, in questo caso, svolgeva il suo lavoro come privato. Questi, a sua volta, ricambiava quando era il turno della sua amministrazione e chiamava il collega che precedentemente gli aveva affidato l’altro incarico a gestire l’appalto o la progettazione.
Era iniziato tutto così, con il compiacente aiuto di commissioni tecniche che giudicavano le offerte e i bandi di gara. Poi il cerchio si era allargato a dismisura e da qualche strada del Nuorese si era arrivati a fare progetti più grandi per Consorzi industriali e Comuni. Il passo successivo era stato quello di mettere le mani su un’enorme quantità di fondi regionali non più destinati solo alle strade, ma anche alla progettazione di porticcioli turistici e non è un caso se l’inchiesta da quel momento arriva a toccare di persona non più solo sindaci di piccoli Comuni, ma anche i consiglieri regionali Antonello Peru e Angelo Stochino.
Il sostituto procuratore Armando Mammone, che coordinava i vari filoni d’inchiesta affidati alla Guardia di finanza e in parte anche ai carabinieri, andò ancora più in alto arrivando a scoprire un giro di tangenti. Quella più grossa sarebbe quella pagata per ottenere l’appalto di un lotto della Sassari-Olbia non senza complicità di persone al vertice dell’Anas nazionale.
Sembrava che il castello non dovesse crollare, che le sue torri sarebbero arrivate a toccare il cielo. Bastò invece un esposto di un imprenditore onesto che aveva visto davanti a sé sfumare l’ennesima possibilità di vincere un appalto per far finire tutto. Ora c’è chi aspetta un processo, intanto la procura di Oristano già da tempo aveva portato a casa una trentina di patteggiamenti a fronte di un’ottantina di imputati. (e.carta)
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