La Nuova Sardegna

Lavoro duro e passione Coldiretti parla ai ragazzi

di Giovanni Dessole
Lavoro duro e passione Coldiretti parla ai ragazzi

Il presidente Cualbu: sempre più giovani sentono il richiamo della campagna

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SASSARI. Le parole del presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu, al termine dell’intervista online di ieri pomeriggio con gli studenti de La Nuova@Scuola, sono un plauso ai ragazzi: «Complimenti, non siete stati mai banali né scontati. Vedere dei giovani così svegli e motivati ci rassicura per il futuro. Dobbiamo essere orgogliosi». Un intenso botta e risposta fra Coldiretti - uno dei 31 partner dell’iniziativa del quotidiano La Nuova Sardegna - e una piccola grande squadra di cronisti in erba provenienti per l’occasione dai licei Azuni e Canopoleno, dall’istituto agrario di Sassari e da quello di Olbia. A moderare l’incontro la capo redattrice del giornale Daniela Scano. «Abbiamo scelto di partecipare a La nuova@Scuola perché crediamo fortemente nella formazione dei giovani. Serve offrire occasioni di confronto con le scuole, informare e cercare di fare rete riuscendo, magari, ad avvicinare sempre più giovani al settore agricolo». Adele chiede informazioni sulla storia di Coldiretti: «Ancora oggi è il sindacato più grande di Europa, nata circa 70 anni fa. Il primo presidente fu Paolo Bonomi. È ramificata in tutti i paesi d’Italia. Non ha mai cambiato simbolo e nome. Tutela gli interessi degli attori principali dell’agricoltura». Aurora focalizza l’attenzione sul comparto caseario: «Poco più di un anno fa eravamo nelle piazze. Il problema di fondo è che non si riesce a stare uniti, a livello di comparto, per fare gli interessi della categoria. Occorre evitare di presentarsi divisi sul mercato. Serve programmazione. In generale, serve collaborare». Il settore agricolo al tempo del coronavirus? «Credo possa uscirne rafforzato. È settore primario: il cibo è un bene di cui nessuno può privarsi – dice Cualbu –. Quanto accaduto deve farci capire quanto sia importante stare uniti e fare ragionamenti di filiera. Certo settori importanti come quello vinicolo hanno purtroppo subito perdite economiche rilevanti: mi auguro escano presto da questa situazione di crisi». Josè resta sul pezzo e cita la “paradura” come strumento di solidarietà anche in piena emergenza sanitaria: «Una bellissima riflessione. Torno indietro al terremoto che ha colpito Cascia. Alla donazione di 1000 pecore fatta a colleghi sfortunati colpiti dalla catastrofe. Noi sardi abbiamo la predisposizione al soccorrere e aiutare chi è in difficoltà». Gabriele e Francesco Carletti richiamano l’attenzione su protocolli di sicurezza e misure di distanziamento sociale nelle aziende agricole («Non ci siamo mai fermati, pur rispettando le regole, anche se abbiamo la fortuna di lavorare all’aperto ed a contatto con la natura, spesso anche in solitaria»). Nel discorso si fa cenno anche alle attività del mercatino di Campagna Amica in fase di lockdown e a quelle di solidarietà messe in atto da Coldiretti in collaborazione con diversi attori istituzionali. Enrica si informa sulle donne in agricoltura: «Sono sempre di più, e svolgono ruoli sempre più imprescindibili nelle aziende in cui operano. Pensate ad agriturismi e cantine». Francesco Sechi coltiva la passione per il biologico: «La Sardegna è un luogo ideale per le produzioni bio di eccellenza, ma servono controlli e serve fare le cose in maniera seria, non soltanto per accedere ai contributi comunitari. L’iniziativa “Io sono sardo” va anche in questa direzione».

E poi ancora il tema dei braccianti agricoli e la proposta di impiegare i voucher in agricoltura, le politiche dei controlli, i giovani di Coldiretti, l’aumento delle iscrizioni agli istituti agrari e alle Facoltà di Agraria e la campagna come luogo in cui investire passione, tempo e competenze. Arrivano risposte a tutte le domande. Curiosità dei ragazzi soddisfatte, missione compiuta.

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