L’assessore ci ricasca: vacanze senza mascherina
di Alessandro Pirina
Chessa a una radio lombarda: in Sardegna non ci saranno divieti e prescrizioni
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SASSARI. In molti ancora non hanno capito in cosa consista l’isola Covid free. Su questa definizione ci sono molti dubbi, anche perché in Sardegna i casi positivi di coronavirus non sono mancati, anche se in maniera nettamente inferiore alla Lombardia. Tra quelli che non hanno capito cosa si intenda per Covid free c’è però chi invece dovrebbe saperlo. E cioè l’assessore al Turismo, Gianni Chessa, che - per la seconda volta in pochi giorni - ha parlato della possibilità di «una vacanza sicura in Sardegna, senza mascherine, guanti e altre prescrizioni. Da noi si potrà fare veramente una vacanza. Non ci saranno altre prescrizioni: non devi fare questo, non devi fare altro. Anzi, piena libertà».
E in molti hanno criticato le parole dell’assessore, che vengono viste come frasi in libertà che stridono con tutte le prescrizioni e le raccomandazioni per l’igiene e la sicurezza raccomandati da tv e social ogni giorno da tre mesi a questa parte. Parole che Chessa ha pronunciato in diretta su una radio lombarda, Radio Popolare, dove è intervenuto per dire la sua sullo scontro tra il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il presidente della Regione, Christian Solinas, a proposito del passaporto sanitario. Un dibattito che ormai ha varcato i confini nazionali e che però al fianco della Sardegna vede rimanere solo la Sicilia. Chessa, però, intervistato dai conduttori della trasmissione “Prisma”, Lorenza Ghidini e Alessandro Bragai, resta fermo sulle sue posizioni e difende la proposta della Sardegna. Prima però se la prende con Sala. «Io credo che il sindaco Sala deve capire che se uno va a casa sua, bussa e chiede il permesso prima di entrare. È una questione di educazione. Un sindaco non può permettersi di giudicare l’operato del presidente della Regione, che amministrando deve fare il bene della propria regione. Questo Sala dovrebbe impararlo».
L’assessore poi ribadisce di non avere paura dell’arrivo dei lombardi nell’isola. «Se come sempre decidono di venire in Sardegna saranno accolti a braccia aperte. Troveranno una Sardegna libera e potranno fare una vera vacanza libera come tutti gli anni. Non ci saranno divieti, ma chiediamo un piccolo sacrificio: garantire con un certificato medico che non hanno preso il Covid. Tutto qua». Chessa spiega agli ascoltatori lombardi anche in cosa dovrebbe consistere questo misterioso certificato medico. «Fare un test rapido, un tampone o quello che si trova sul mercato, e garantire in partenza che non hanno contratto questo virus. Noi diciamo: vieni sano e riparti più sano».
L’assessore se la prende poi con «quel vigliacco» dell’Emilia Romagna che l’altro giorno «ha preso una Tachipirina per abbassarsi la febbre ed è passato al termoscanner dell’aeroporto di partenza, poi è venuto qui, è andato in hotel e in un’azienda di formaggi e latte: oggi sono tutti in quarantena». Ecco perché «chi decide di fare la vacanza, due giorni prima della partenza si organizza per farsi un test. Ma perché quando si va in Africa o nei Paesi del Sudamerica e si fanno i vaccini, tutte queste storie non esistono? – conclude –. Noi chiediamo una sola garanzia: fatevi un certificato, niente di più e niente di meno».
E in molti hanno criticato le parole dell’assessore, che vengono viste come frasi in libertà che stridono con tutte le prescrizioni e le raccomandazioni per l’igiene e la sicurezza raccomandati da tv e social ogni giorno da tre mesi a questa parte. Parole che Chessa ha pronunciato in diretta su una radio lombarda, Radio Popolare, dove è intervenuto per dire la sua sullo scontro tra il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il presidente della Regione, Christian Solinas, a proposito del passaporto sanitario. Un dibattito che ormai ha varcato i confini nazionali e che però al fianco della Sardegna vede rimanere solo la Sicilia. Chessa, però, intervistato dai conduttori della trasmissione “Prisma”, Lorenza Ghidini e Alessandro Bragai, resta fermo sulle sue posizioni e difende la proposta della Sardegna. Prima però se la prende con Sala. «Io credo che il sindaco Sala deve capire che se uno va a casa sua, bussa e chiede il permesso prima di entrare. È una questione di educazione. Un sindaco non può permettersi di giudicare l’operato del presidente della Regione, che amministrando deve fare il bene della propria regione. Questo Sala dovrebbe impararlo».
L’assessore poi ribadisce di non avere paura dell’arrivo dei lombardi nell’isola. «Se come sempre decidono di venire in Sardegna saranno accolti a braccia aperte. Troveranno una Sardegna libera e potranno fare una vera vacanza libera come tutti gli anni. Non ci saranno divieti, ma chiediamo un piccolo sacrificio: garantire con un certificato medico che non hanno preso il Covid. Tutto qua». Chessa spiega agli ascoltatori lombardi anche in cosa dovrebbe consistere questo misterioso certificato medico. «Fare un test rapido, un tampone o quello che si trova sul mercato, e garantire in partenza che non hanno contratto questo virus. Noi diciamo: vieni sano e riparti più sano».
L’assessore se la prende poi con «quel vigliacco» dell’Emilia Romagna che l’altro giorno «ha preso una Tachipirina per abbassarsi la febbre ed è passato al termoscanner dell’aeroporto di partenza, poi è venuto qui, è andato in hotel e in un’azienda di formaggi e latte: oggi sono tutti in quarantena». Ecco perché «chi decide di fare la vacanza, due giorni prima della partenza si organizza per farsi un test. Ma perché quando si va in Africa o nei Paesi del Sudamerica e si fanno i vaccini, tutte queste storie non esistono? – conclude –. Noi chiediamo una sola garanzia: fatevi un certificato, niente di più e niente di meno».
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