Passaporto sanitario Boccia: incostituzionale
di Umberto Aime
Controlli sugli accessi, il ministro mette la parola fine sulla richiesta di Solinas La replica: atteggiamento neocentralista, il governo faccia una controproposta
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CAGLIARI. La mazzata è arrivata. A sferrarla è stato il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia. Alla Camera, ha detto: «Qualunque passaporto sanitario sarebbe incostituzionale. Le Regioni mai potranno porre limiti alla libera circolazione». Sì, la sua sentenza, è stata peggio di una condanna definitiva per il certificato (o passaporto) anti-Covid. Con questo verdetto, ha mandato al macero proprio il documento invocato dal governatore Solinas, come unica possibilità per garantire a tutti, sardi e turisti, un’estate sicura. Ma nonostante la cannonata ad alzo zero, il presidente ha replicato al ministro: «Abbiamo purtroppo ascoltato solo l’ennesima litania neocentralista di uno Stato, che vuole riaffermare una supremazia prepotente nei confronti delle Regioni. Mentre noi rivendichiamo il diritto di poter tutelare la nostra salute e quella dei turisti che arriveranno in una terra da sempre ospitale». È questa solo una prima sintesi del confronto aspro, forse il peggiore da mesi, andato in scena alla vigilia della Conferenza delle Regioni. Conferenza che oggi dovrà discutere cosa chiedere al Governo dal 3 giugno in poi su certificati obbligatori o facoltativi e su test preventivi oppure all’arrivo. Una decisione comunque i governatori, all’unanimità o a maggioranza, dovranno pur prenderla. Perché poi, all’inizio della settimana prossima, ci sarà il faccia a faccia definitivo col premier Conte su quali regole dovranno essere rispettate per viaggiare da una regione all’altra. È stata quindi una vigilia di fuoco, con la Sicilia tra l’altro pronta a far retromarcia sul passaporto-certificato.
L’attacco frontale. Nell’aula della commissione della Camera sul federalismo fiscale, Boccia ha preso subito il toro per le corna. «Il passaporto sanitario? Sarebbe contro la Costituzione. Rileggete l'articolo 120: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono e basta». Per poi salire di tono: «Se nei prossimi giorni ripartiremo, sarà senza distinzione fra i cittadini. Diverso è prevedere un’eventuale quarantena, ma non siamo in quella condizione e comunque aspettiamo di leggere, questo fine settimana, l’ultimo report del Comitato scientifico. Solo dopo ci confronteremo con i governatori e solo in quel momento decideremo insieme come comportarci. Lo ripeto, insieme, perché dobbiamo ripartire senza precipitose fughe in avanti». Non sarà una trattativa facile.
La replica secca. Pochi minuti dopo l’intervento di Boccia, Solinas è passato al contrattacco. Prima ha detto che «la Costituzione non è il menù di un ristorante in cui si sceglie quello che si vuole a seconda delle circostanze. Proprio così invece, come sappiamo, si è comportato finora il Governo. Negli ultimi mesi, ha spazzato via più di un diritto fondamentale solo con diversi, troppi, atti amministrativi emergenziali». Poi ha puntato il dito contro Boccia: «Qui non è in discussione la libera circolazione, come strumentalmente evocata dal ministro, ma l'esigenza di arrivare a un equilibrio virtuoso tra valori e interessi costituzionalmente garantiti, a partire proprio dalla tutela della salute pubblica». Ancora più diretto è stato subito dopo: «Non sono interessato ad alimentare polemiche ideologiche. Dal ministro, invece, mi sarei aspettato una proposta alternativa rispetto alla nostra richiesta. Ma siamo di fronte al nulla e a un inaccettabile liberi tutti». Poi aggiungerà, in diverse trasmissione radiofoniche e televisive: «Dal mio punto di vista, lo ripeto, chi non avrà il certificato non potrà imbarcarsi ed entrare quindi in Sardegna. Ecco perché abbiamo sollecitato la liberalizzazione dei test e chiesto, con garbo, una piccola cautela da parte di tutti. Sì, noi abbiamo bisogno di un certificato per avere questa certezza: mai dovrà arrivare chi è positivo al coronavirus. Se il Governo ha altre idee, le proponga. Ma sia chiaro: se poi dovesse accadere l’irreparabile, è qui parlo di sanità pubblica, la responsabilità non potrà che essere sua».
L’attacco frontale. Nell’aula della commissione della Camera sul federalismo fiscale, Boccia ha preso subito il toro per le corna. «Il passaporto sanitario? Sarebbe contro la Costituzione. Rileggete l'articolo 120: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono e basta». Per poi salire di tono: «Se nei prossimi giorni ripartiremo, sarà senza distinzione fra i cittadini. Diverso è prevedere un’eventuale quarantena, ma non siamo in quella condizione e comunque aspettiamo di leggere, questo fine settimana, l’ultimo report del Comitato scientifico. Solo dopo ci confronteremo con i governatori e solo in quel momento decideremo insieme come comportarci. Lo ripeto, insieme, perché dobbiamo ripartire senza precipitose fughe in avanti». Non sarà una trattativa facile.
La replica secca. Pochi minuti dopo l’intervento di Boccia, Solinas è passato al contrattacco. Prima ha detto che «la Costituzione non è il menù di un ristorante in cui si sceglie quello che si vuole a seconda delle circostanze. Proprio così invece, come sappiamo, si è comportato finora il Governo. Negli ultimi mesi, ha spazzato via più di un diritto fondamentale solo con diversi, troppi, atti amministrativi emergenziali». Poi ha puntato il dito contro Boccia: «Qui non è in discussione la libera circolazione, come strumentalmente evocata dal ministro, ma l'esigenza di arrivare a un equilibrio virtuoso tra valori e interessi costituzionalmente garantiti, a partire proprio dalla tutela della salute pubblica». Ancora più diretto è stato subito dopo: «Non sono interessato ad alimentare polemiche ideologiche. Dal ministro, invece, mi sarei aspettato una proposta alternativa rispetto alla nostra richiesta. Ma siamo di fronte al nulla e a un inaccettabile liberi tutti». Poi aggiungerà, in diverse trasmissione radiofoniche e televisive: «Dal mio punto di vista, lo ripeto, chi non avrà il certificato non potrà imbarcarsi ed entrare quindi in Sardegna. Ecco perché abbiamo sollecitato la liberalizzazione dei test e chiesto, con garbo, una piccola cautela da parte di tutti. Sì, noi abbiamo bisogno di un certificato per avere questa certezza: mai dovrà arrivare chi è positivo al coronavirus. Se il Governo ha altre idee, le proponga. Ma sia chiaro: se poi dovesse accadere l’irreparabile, è qui parlo di sanità pubblica, la responsabilità non potrà che essere sua».
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