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Recovery fund: contributi solo dal 2021

Recovery fund: contributi solo dal 2021

Conte sente von de Leyen ma c’è ancora da vincere la resistenza dei paesi del Nord. Non escluso un altro decreto in deficit

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ROMA. Già sognano la riforma fiscale con l'abbassamento delle tasse, i partiti di governo. Prima, però, dovranno fare i conti con il Mes. Perché i 172 miliardi che all'Italia potrebbero arrivare dal Recovery Fund danno corpo a progetti ambiziosi e appetiti che l'emergenza Coronavirus aveva spento. Ma il grosso delle risorse, su cui Giuseppe Conte dovrà ancora duramente trattare in Europa, è destinato ad arrivare nel 2021. Mentre ogni giorno si fa più evidente che nuove risorse serviranno prima di agosto, per tamponare le falle di un'economia provata dal Coronavirus. Solo per i bilanci dei Comuni servono altri 3 miliardi entro luglio. E si inizia a discutere, sotto traccia, di un nuovo provvedimento, magari in deficit («servono almeno 20 miliardi», ha detto nei giorni scorsi Laura Castelli), per sostenere anche settori tra i più colpiti, come automotive e turismo. Slitta in Consiglio dei ministri, «per problemi di coperture» e non senza tensioni, anche il Family act caro a Italia viva. Per far fronte a tutte le esigenze, nel Pd e in Iv in tanti sono convinti che sarà inevitabile accedere a tutti i fondi Ue disponibili, inclusi i 36 miliardi del Mes. Incassato un risultato che alla vigilia sembrava impensabile, Conte si prepara innanzitutto a una battaglia che in Europa è tutta in salita.

Il premier sente al telefono la presidente della commissione europea Ursula Von Der Leyen per esprimerle apprezzamento per la scelta profondamente europeista fatta dalla commissione Ue: nella proposta di Recovery fund - è la convinzione - emerge la consapevolezza che l'Europa possa uscire dalla crisi solo unita, perché la crisi riguarda tutti. Ma perché la proposta diventi realtà e passi le forche caudine dell'approvazione all'unanimità dei leader Ue, c'è però ancora da lavorare. Le opposizioni già gridano al bluff per il fatto che le risorse, come spiega Valdis Dombrovskis, arriveranno ai Paesi in «tranche legate agli obiettivi di riforma». L'Italia, sollecita Paolo Gentiloni, è incoraggiata a presentare il suo Recovery Plan, il piano di riforme, con la legge di bilancio. Conte ha già illustrato i suoi sette punti, che vanno dalla semplificazione normativa, al fisco, alla giustizia: sono riforme - spiegano a Palazzo Chigi - che servono al Paese e già nei progetti del premier per il prosieguo della legislatura. Non certo, notano dal M5s, un piano lacrime e sangue sul modello greco: «È bloccata la strada alla troika di turno», dice Vito Crimi. Nicola Zingaretti elenca le sue priorità e da Roberto Fico a Dario Franceschini si fanno sentire le voci di coloro che ritengono che su queste riforme potrebbe poggiare l'alleanza strutturale Pd-M5s.

L'ossatura degli interventi potrebbe iniziarsi a tratteggiare nelle prossime settimane, con il Piano nazionale delle riforme, per poi avere un quadro completo con la manovra. Ma subito si intravedono all'orizzonte problemi e discussioni. Perché se al Pd sono convinti che la richiesta dei fondi Ue non potrà essere giustificata dal progetto di tagliare le tasse, è proprio da lì che vogliono partire M5s e Iv, che chiedono di abolire l'Irap e abbassare le aliquote Irpef. Il progetto, ribattono i Dem, c'è e va avanti a prescindere. Ma a impensierire di più è la necessità di far fronte alle esigenze che ogni giorno si pongono a un Paese duramente provato dal Coronavirus.

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