No agli spostamenti dal 3 nasce l’asse Solinas-De Luca
di Silvia Sanna
La richiesta: gli accessi siano controllati. Ma i test non saranno obbligatori
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SASSARI. L’alleato che non ti aspetti è Vincenzo De Luca, il vulcanico governatore della Campania, esponente Pd, al centro della cronaca per i commenti coloriti e le per nulla velate minacce (“useremo i lanciafiamme”) contro chi non rispettava regole e restrizioni in pieno lockdown. È lui, De Luca, il governatore più agguerrito insieme a Solinas nel dire no al liberi tutti: no alla riapertura generalizzata tra le Regioni, sì invece a scelte differenziate sulla base delle situazioni. L’occhio è puntato in particolare sulla Lombardia dove i contagi calano ma i morti no: ieri 67, il giorno prima erano stati 38. La riapertura del traffico dei cieli è vissuta con preoccupazione da quasi tutti i governatori del Sud e delle isole, con Solinas che ribadisce la sua posizione netta: via libera agli accessi solo con il certificato di negatività al virus. Che non rappresenta certamente una patente di immunità ma che secondo il governatore dell’isola offre un certo margine di garanzie, per i sardi e per gli stessi visitatori. La discussione è ancora aperta e vivace, tra videoconferenze, incontri ristretti, passi avanti e retromarce. L’ultima parola, di fronte a un fronte delle Regioni compatto solo nel dire al certificato obbligatorio, spetta al Governo. E la decisione, a meno che non ci sia un clamoroso passo indietro, resta quella presa venerdì a tarda sera: si agli spostamenti tra Regioni dal 3 giugno e via libera ai viaggi all’interno dell’Unione europea, in attesa della definitiva riapertura extra Ue annunciata per il 16 giugno. È la fase 3, l’addio definitivo al lockdown. Il cronoprogramma fissato da Solinas è diverso: secondo il piano il 3 saranno operativi solo i voli in continuità territoriale per Roma e Milano, per tutto il resto bisognerà attendere la metà e la fine di giugno.
La situazione. Venerdì sera la cabina di regia formata dai rappresentanti delle Regioni e del Governo ha dato l’ok agli spostamenti dal 3 senza certificato. O almeno, senza l’obbligatorietà di sottoporsi a un esame preventivo – tampone, test sierologico o pungidito – per accertare la negatività al Covid-19. È questa da settimane la richiesta del governatore Christian Solinas. «La Sardegna è un’isola covid-free e deve rimanere tale, per questo chiediamo ai visitatori di sottoporsi a un esame». La motivazione: secondo le previsioni, tra giugno e agosto l’isola potrebbe accogliere circa 2,5 milioni di persone: gli studi del Comitato scientifico stimano una percentuale di positivi pari al 2 per cento, cioè 50mila persone. Anche togliendo gli asintomatici, resterebbe un 20 cento bisognoso di terapia ospedaliera: abbastanza per mandare in tilt il fragile sistema sanitario dell’isola. Considerato che l’ipotesi di certificazione obbligatoria è stata respinta, a giocare dalla parte di Solinas e dei governatori più prudenti potrebbe essere la richiesta, che gode di buone probabilità di essere accolta, di liberalizzazione dei test: è stata presentata dalla conferenza delle Regioni al Governo e consentirebbe a tutti di sottoporsi all’esame a costi molto bassi che poi verrebbero rimborsati. Come? Con sconti sul viaggio o sull’alloggio o altri bonus da spendere durante la vacanza. Per il verdetto bisognerà aspettare almeno il 3, quando si riunirà la commissione Sanità della conferenza delle Regioni, e il successivo ok del governo.
Traffico aereo. Se la riapertura dal 3 sarà confermata, anche Solinas dovrà cambiare i suoi piani: non solo la Continuità territoriale, tutti i voli nazionali e provenienti dall’area Ue dovranno essere autorizzati. Lo stesso governatore conferma: «Al momento è tutto oggetto di riflessione, ci sono altri governatori, come De Luca, poco convinti della riapertura senza regole. Ma se si dovesse optare per un via libera generalizzato da subito, allora potremmo valutare una differente articolazione». Un “potremmo” che si può correggere con un “dovremmo”, perché se l’intera Italia riaprirà è chiaro che non potrà restare chiusa la sola Sardegna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La situazione. Venerdì sera la cabina di regia formata dai rappresentanti delle Regioni e del Governo ha dato l’ok agli spostamenti dal 3 senza certificato. O almeno, senza l’obbligatorietà di sottoporsi a un esame preventivo – tampone, test sierologico o pungidito – per accertare la negatività al Covid-19. È questa da settimane la richiesta del governatore Christian Solinas. «La Sardegna è un’isola covid-free e deve rimanere tale, per questo chiediamo ai visitatori di sottoporsi a un esame». La motivazione: secondo le previsioni, tra giugno e agosto l’isola potrebbe accogliere circa 2,5 milioni di persone: gli studi del Comitato scientifico stimano una percentuale di positivi pari al 2 per cento, cioè 50mila persone. Anche togliendo gli asintomatici, resterebbe un 20 cento bisognoso di terapia ospedaliera: abbastanza per mandare in tilt il fragile sistema sanitario dell’isola. Considerato che l’ipotesi di certificazione obbligatoria è stata respinta, a giocare dalla parte di Solinas e dei governatori più prudenti potrebbe essere la richiesta, che gode di buone probabilità di essere accolta, di liberalizzazione dei test: è stata presentata dalla conferenza delle Regioni al Governo e consentirebbe a tutti di sottoporsi all’esame a costi molto bassi che poi verrebbero rimborsati. Come? Con sconti sul viaggio o sull’alloggio o altri bonus da spendere durante la vacanza. Per il verdetto bisognerà aspettare almeno il 3, quando si riunirà la commissione Sanità della conferenza delle Regioni, e il successivo ok del governo.
Traffico aereo. Se la riapertura dal 3 sarà confermata, anche Solinas dovrà cambiare i suoi piani: non solo la Continuità territoriale, tutti i voli nazionali e provenienti dall’area Ue dovranno essere autorizzati. Lo stesso governatore conferma: «Al momento è tutto oggetto di riflessione, ci sono altri governatori, come De Luca, poco convinti della riapertura senza regole. Ma se si dovesse optare per un via libera generalizzato da subito, allora potremmo valutare una differente articolazione». Un “potremmo” che si può correggere con un “dovremmo”, perché se l’intera Italia riaprirà è chiaro che non potrà restare chiusa la sola Sardegna.
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