In Sardegna aprono gli stabilimenti balneari, partenza tra luci e ombre
di Claudio Zoccheddu
Incertezza nelle spiagge, le nuove norme mettono in crisi gli imprenditori
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ALGHERO. Fino a qualche settimana fa sembrava impossibile, o perlomeno molto complicato. Invece è bastato un bel fine settimana di maggio, l’ultimo, per mettere da parte il Coronavirus e ritornare alle vecchie abitudini a base di spiaggia, sole e mare. La cornice delle vacanze perfette in cui sono comparsi anche i primi stabilimenti balneari finalmente aperti, senza astruse gabbie di plexiglass, senza picchetti e nastri a delimitare le aree di abbronzatura e, bisogna dirlo, senza nemmeno i controlli sulle distanze tra le persone previsti dalle linee guida approvate della Conferenza delle Regioni. L’incertezza è comparsa anche nei lidi.
Le nuove regole. Le spiagge di Alghero sono ben lontane dal tutto esaurito, anche quelle libere. E se qualche presunto assembramento galeotto era inevitabile, anche perché nessuno arriva al mare con lo stato di famiglia stampato sull’ombrellone, la distanza sembra ormai un concetto nelle corde di tutti. Dal lato dell’imprenditoria turistica c’è da dire che gli stabilimenti della Riviera del Corallo, i pochi attualmente aperti, hanno recepito e messo in pratica le misure del nuovo distanziamento da spiaggia, decisamente più “largo” rispetto agli anni scorsi, sia per quanto riguarda gli spazi tra le file sia per quelli tra gli ombrelloni. Un “isolamento” che non ha impedito infinite filippiche sull’argomento del momento: il liberi tutti turistico ormai imminente. I prezzi, poi, sono quelli onestissimi da bassa stagione: 15 euro per il pacchetto standard da un ombrellone e due lettini. Ci sono anche le mascherine d’ordinanza, indossate dai bagnini negli incontri ravvicinati con i clienti.
Ma c’ anche la zona grigia, che in alcuni casi sprofonda verso il nero. Al lido San Giovanni, ieri, erano due gli stabilimenti aperti: “Smeraldo” e “Alma Fuerte”. Uno accoglieva i clienti con un pannello informativo sulla norme da rispettare scritto solo in italiano, anche se dovrebbe essere “comprensibile anche ai clienti di altra nazionalità”. Visto il blocco dei viaggi internazionali, c’è sicuramente il tempo per rimediare e aggiungere qualche idioma. Gli “steward da spiaggia” sono rimasti invece sulla carta. Negli stabilimenti ci sono solo i bagnini e l’ombrellone si raggiunge seguendo la direzione dei loro indici. I lettini sono puliti ma sulla sanificazione bisogna fidarsi. Le prenotazioni hanno la precedenza, c’è scritto anche all’ingresso, ma del registro delle presenze non c’è nemmeno l’ombra. Eppure tutti i bagnanti dovrebbero essere registrati e “schedati” per almeno 14 giorni. Non è una prassi da spione ma un sistema per rintracciare gli interessati da un eventuale convivenza balneare con un ipotetico affetto da Covid-19.
Un altro assente ingiustificato è il gel igienizzante, che invece dovrebbe essere sistemato in più punti all’interno dell’impianto. La misurazione della temperatura corporea è invece una questione intricata sin dal principio. Nelle linee guida è scritto che “potrà essere rilevata”. Ad Alghero la cosa sembra sia stata interpretata come se dovesse essere il cliente a chiederlo. In ogni caso, ieri il termometro a infrarossi è rimasto al suo posto. Chi non è rimasto a casa è il pallone, compagno inseparabile delle migliori “spiaggiate” ma vietato dalle linee guida, con buona pace dei palleggiatori balneari. Ed è comparso anche ieri, sebbene non abbia mai superato i giri di sicurezza di un innocuo scambio tra probabili congiunti. Diverso il discorso nelle aree destinate alle ristorazione, forse più rodate, dove tutto sembra funzionare come impone il decreto, con distanze tra tavoli rispettate, ricambio d’aria costante e aromatizzato alla brezza marina, camerieri adeguatamente mascherati, bagni pulitissimi e gel igienizzante a disposizione.
I titolari. Sono consapevoli di fare più o meno le cavie da esperimento. Hanno provato a districarsi tra le novità e ci sono riusciti solo in parte: «Ci siamo affidati alle interpretazioni fornite da chi cura le nostre certificazioni sanitarie – spiega il titolare dello stabilimento “Smeraldo” – ma è sicuramente possibile che qualcosa ci sia sfuggito. Per questo ringraziamo chi ce lo ha fatto notare, senza polemiche. Adesso cercheremo di rimediare agli errori e di garantire il miglior servizio possibile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Le nuove regole. Le spiagge di Alghero sono ben lontane dal tutto esaurito, anche quelle libere. E se qualche presunto assembramento galeotto era inevitabile, anche perché nessuno arriva al mare con lo stato di famiglia stampato sull’ombrellone, la distanza sembra ormai un concetto nelle corde di tutti. Dal lato dell’imprenditoria turistica c’è da dire che gli stabilimenti della Riviera del Corallo, i pochi attualmente aperti, hanno recepito e messo in pratica le misure del nuovo distanziamento da spiaggia, decisamente più “largo” rispetto agli anni scorsi, sia per quanto riguarda gli spazi tra le file sia per quelli tra gli ombrelloni. Un “isolamento” che non ha impedito infinite filippiche sull’argomento del momento: il liberi tutti turistico ormai imminente. I prezzi, poi, sono quelli onestissimi da bassa stagione: 15 euro per il pacchetto standard da un ombrellone e due lettini. Ci sono anche le mascherine d’ordinanza, indossate dai bagnini negli incontri ravvicinati con i clienti.
Ma c’ anche la zona grigia, che in alcuni casi sprofonda verso il nero. Al lido San Giovanni, ieri, erano due gli stabilimenti aperti: “Smeraldo” e “Alma Fuerte”. Uno accoglieva i clienti con un pannello informativo sulla norme da rispettare scritto solo in italiano, anche se dovrebbe essere “comprensibile anche ai clienti di altra nazionalità”. Visto il blocco dei viaggi internazionali, c’è sicuramente il tempo per rimediare e aggiungere qualche idioma. Gli “steward da spiaggia” sono rimasti invece sulla carta. Negli stabilimenti ci sono solo i bagnini e l’ombrellone si raggiunge seguendo la direzione dei loro indici. I lettini sono puliti ma sulla sanificazione bisogna fidarsi. Le prenotazioni hanno la precedenza, c’è scritto anche all’ingresso, ma del registro delle presenze non c’è nemmeno l’ombra. Eppure tutti i bagnanti dovrebbero essere registrati e “schedati” per almeno 14 giorni. Non è una prassi da spione ma un sistema per rintracciare gli interessati da un eventuale convivenza balneare con un ipotetico affetto da Covid-19.
Un altro assente ingiustificato è il gel igienizzante, che invece dovrebbe essere sistemato in più punti all’interno dell’impianto. La misurazione della temperatura corporea è invece una questione intricata sin dal principio. Nelle linee guida è scritto che “potrà essere rilevata”. Ad Alghero la cosa sembra sia stata interpretata come se dovesse essere il cliente a chiederlo. In ogni caso, ieri il termometro a infrarossi è rimasto al suo posto. Chi non è rimasto a casa è il pallone, compagno inseparabile delle migliori “spiaggiate” ma vietato dalle linee guida, con buona pace dei palleggiatori balneari. Ed è comparso anche ieri, sebbene non abbia mai superato i giri di sicurezza di un innocuo scambio tra probabili congiunti. Diverso il discorso nelle aree destinate alle ristorazione, forse più rodate, dove tutto sembra funzionare come impone il decreto, con distanze tra tavoli rispettate, ricambio d’aria costante e aromatizzato alla brezza marina, camerieri adeguatamente mascherati, bagni pulitissimi e gel igienizzante a disposizione.
I titolari. Sono consapevoli di fare più o meno le cavie da esperimento. Hanno provato a districarsi tra le novità e ci sono riusciti solo in parte: «Ci siamo affidati alle interpretazioni fornite da chi cura le nostre certificazioni sanitarie – spiega il titolare dello stabilimento “Smeraldo” – ma è sicuramente possibile che qualcosa ci sia sfuggito. Per questo ringraziamo chi ce lo ha fatto notare, senza polemiche. Adesso cercheremo di rimediare agli errori e di garantire il miglior servizio possibile».
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