L’appello dei vescovi: ripartiamo dal turismo
di Mario Girau
Celebrazioni del 2 giugno, i presuli alle istituzioni: servono idee e impegno «Giusto puntare sull’isola Covid-free ma servono anche trasporti adeguati»
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CAGLIARI. L’emergenza sanitaria portata dal coronavirus è diventata in Sardegna un’autentica emergenza sociale. I vescovi isolani, che con le loro diocesi l’hanno vissuta schierati nella prima linea della solidarietà, lanciano un appello alle istituzioni. Chiedono fatti, idee e progetti, per mettere in circolo il “virus” salutare della vita, anche attraverso il turismo. Anche per i presuli è infatti difficile pensare al futuro della Sardegna senza il turismo. «Sosteniamo l'ambizioso ma necessario impegno di tutti coloro, politici e imprenditori, che hanno manifestato tante idee innovative. La nostra isola, con la sua naturale bellezza e la possibilità di essere una Regione Covid-free, può rappresentare un modello da imitare e compiere una svolta significativa della sua storia. Importante accompagnarla e favorirla risolvendo finalmente l'annoso tema dei trasporti». I vescovi chiedono l’impegno di tutti: «È necessario che politica, economia, sanità, giustizia e cultura si mettano in gioco, preparando una terapia adatta che consenta al nostro popolo un respiro ampio e rigenerante». Il programmatico messaggio dei vescovi “La fede e il futuro del nostro popolo nel tempo della prova” è stato proposto ieri durante una solenne concelebrazione, presieduta nella basilica di Bonaria da monsignor Antonello Mura, vescovo di Nuoro e Ogliastra, presidente della Ces. Un appello rafforzato dall’atto di consacrazione e di affidamento della gente sarda alla Madonna. I vescovi non sottopongono alle autorità (presenti al rito i presidenti della Regione e del Consiglio, Christian Solinas e Michele Pais, il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu e il Prefetto di Cagliari Bruno Corda) ricette predefinite. «Non siamo né politici né economisti, né medici, ma vogliamo – a nome del Vangelo - accompagnare e far risuonare ancora più forti le voci provenienti dalle persone concrete e dai loro bisogni essenziali». A cominciare da quelli delle famiglie, «spesso più impoverite e senza un sostegno adeguato»; dei ragazzi e giovani «che hanno vissuto anche un’emergenza educativa, non solo scolastica»; dei lavoratori «che vivono l’incertezza della precarietà», delle «imprese, molte delle quali a rischio fallimento e degli anziani, che hanno pagato il prezzo dell’isolamento, diventando spesso vittime involontarie del virus». «Pensiamo molto ai poveri, vecchi e nuovi, temiamo per loro – aggiungono i presuli – perché c’è il rischio che continueranno a vivere nella solitudine, persino nell’abbandono. E non vogliamo dimenticare la realtà delle persone disabili, perché la loro fragilità e il loro disagio sono aumentati ancora di più con l’emergenza sanitaria».
Il vertice della Chiesa sarda è anche preoccupato per “alcuni sguardi limitati, interventi con il fiato corto e la lentezza nel passare dalle promesse ai fatti, anche a causa di un percorso burocratico esasperante”.
Il messaggio ripete le parole del profeta Isaia: ““Consolate, consolate il mio popolo…”, rinnovando profonda ammirazione e ringraziamento per quelli che in questi mesi di pandemia sono stati i veri “consolatori” delle persone deboli che vivono nelle famiglie, nelle strutture sanitarie o nelle case di accoglienza: medici, infermieri, volontariato. Sempre all’insegna della concretezza, i vescovi chiedono interventi concreti per le scuole paritarie, frequentate da quasi 12 mila bambini e studenti, e linee guida per riaprire subito oratori e centri comunitari a bambini e ragazzi, «veri tesori del nostro futuro».
Il vertice della Chiesa sarda è anche preoccupato per “alcuni sguardi limitati, interventi con il fiato corto e la lentezza nel passare dalle promesse ai fatti, anche a causa di un percorso burocratico esasperante”.
Il messaggio ripete le parole del profeta Isaia: ““Consolate, consolate il mio popolo…”, rinnovando profonda ammirazione e ringraziamento per quelli che in questi mesi di pandemia sono stati i veri “consolatori” delle persone deboli che vivono nelle famiglie, nelle strutture sanitarie o nelle case di accoglienza: medici, infermieri, volontariato. Sempre all’insegna della concretezza, i vescovi chiedono interventi concreti per le scuole paritarie, frequentate da quasi 12 mila bambini e studenti, e linee guida per riaprire subito oratori e centri comunitari a bambini e ragazzi, «veri tesori del nostro futuro».
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