Pronti al ritorno a una sanità “normale”
La giunta regionale ha approvato le linee di indirizzo per la riprogrammazione delle attività ambulatoriali e ospedaliere
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CAGLIARI. Il sistema sanitario ha vissuto una delle sue stagioni peggiori. Da una parte è finito sotto stress per l’emergenza coronavirus, dai ricoveri alle terapie intensive, dall’altra s’è bloccata quasi del tutto nella quotidianità: interventi chirurgici annullati, liste d’attesa lievitate all’inverosimile, ambulatori chiusi. È il momento di ritornare, o almeno provarci, alla normalità. «La fase 3 deve ricominciare subito anche nella nostra sanità», scrive il governatore Christian Solinas, dopo che la Giunta ha approvato le «linee di indirizzo per la riprogrammazione delle attività ambulatoriali, di ricovero ospedaliero programmato e delle attività socio-sanitarie sospese durante la fase 1».
Ripartiamo. Dopo il lungo blocco – scrive Solinas – «siamo pronti a riprendere l'attività sanitaria ordinaria, in totale sicurezza, dando al nostro sistema tutti gli strumenti necessari per dare risposte immediate alle necessità di assistenza». Poi l’assessore Mario Nieddu: «Siamo pienamente consapevoli dell'impatto che l'epidemia ha avuto sul nostro sistema, in particolare sulle liste d'attesa. Prima che deflagrasse l'emergenza, avevamo approvato un piano straordinario, intorno ai 20 milioni, per l'abbatterle, ed è proprio da questo caposaldo che ripartiamo, per restituire a tutti i sardi il diritto alle cure».
La strategia. «Abbiamo predisposto – prosegue Nieddu – un protocollo di misure omogenee, per regolare in modo rigoroso gli accessi alle strutture e i comportamenti da seguire da parte di chiunque: pazienti, familiari, medici, infermieri e fornitori». Stando alle linee guida: sarà disciplinata dovunque la presenza delle persone nei vari ambienti, dai pronto soccorso, agli ambulatori, sino ai reparti di degenza, prevedendo «l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, il distanziamento fisico, col divieto assoluto di assembramenti, insieme a screening mirati attraverso tamponi nasofaringei, per ridurre al minimo qualunque tipo di rischio». A ripartire saranno anche i servizi di prevenzione, gli screening oncologici, le vaccinazioni pediatriche, obbligatorie per l'iscrizione scolastica, e quelle rivolte in particolare agli anziani e ai soggetti fragili. Ora spetterà a ciascuna Azienda sanitaria riorganizzare la ripartenza, con protocolli specifici per ciascun ospedale o ambulatori. «Tutto però – sottolinea l’assessore – dovrà essere realizzato in tempi molti stretti, perché il prima possibile dobbiamo lasciarci alle spalle l’emergenza».
La pressione. In queste ultime settimane, non c’è stata associazione di pazienti che non abbia lanciato l’allarme. «La sanità – è stato scritto in più di un comunicato – deve uscire dal blocco in cui è finita a causa del Covid-19. C’è la necessità di recuperare questi mesi rimasti sospesi e gli interventi per azzerare le liste d’attesa dovranno essere drastici. Soprattutto sarà indispensabile aumentare il personale sanitario dopo che, proprio l’emergenza, ha dimostrato quanto siano necessari molti più medici e molti più infermieri». Oggi a scendere in piazza sarà il movimento «Caminera noa». Alle 11 ha organizzato un sit-in davanti alla sede dell’Asl unica di Sassari, in piazza Fiume. Lo slogan che ha scelto è questo: «In difesa della sanità pubblica sarda». (ua)
Ripartiamo. Dopo il lungo blocco – scrive Solinas – «siamo pronti a riprendere l'attività sanitaria ordinaria, in totale sicurezza, dando al nostro sistema tutti gli strumenti necessari per dare risposte immediate alle necessità di assistenza». Poi l’assessore Mario Nieddu: «Siamo pienamente consapevoli dell'impatto che l'epidemia ha avuto sul nostro sistema, in particolare sulle liste d'attesa. Prima che deflagrasse l'emergenza, avevamo approvato un piano straordinario, intorno ai 20 milioni, per l'abbatterle, ed è proprio da questo caposaldo che ripartiamo, per restituire a tutti i sardi il diritto alle cure».
La strategia. «Abbiamo predisposto – prosegue Nieddu – un protocollo di misure omogenee, per regolare in modo rigoroso gli accessi alle strutture e i comportamenti da seguire da parte di chiunque: pazienti, familiari, medici, infermieri e fornitori». Stando alle linee guida: sarà disciplinata dovunque la presenza delle persone nei vari ambienti, dai pronto soccorso, agli ambulatori, sino ai reparti di degenza, prevedendo «l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, il distanziamento fisico, col divieto assoluto di assembramenti, insieme a screening mirati attraverso tamponi nasofaringei, per ridurre al minimo qualunque tipo di rischio». A ripartire saranno anche i servizi di prevenzione, gli screening oncologici, le vaccinazioni pediatriche, obbligatorie per l'iscrizione scolastica, e quelle rivolte in particolare agli anziani e ai soggetti fragili. Ora spetterà a ciascuna Azienda sanitaria riorganizzare la ripartenza, con protocolli specifici per ciascun ospedale o ambulatori. «Tutto però – sottolinea l’assessore – dovrà essere realizzato in tempi molti stretti, perché il prima possibile dobbiamo lasciarci alle spalle l’emergenza».
La pressione. In queste ultime settimane, non c’è stata associazione di pazienti che non abbia lanciato l’allarme. «La sanità – è stato scritto in più di un comunicato – deve uscire dal blocco in cui è finita a causa del Covid-19. C’è la necessità di recuperare questi mesi rimasti sospesi e gli interventi per azzerare le liste d’attesa dovranno essere drastici. Soprattutto sarà indispensabile aumentare il personale sanitario dopo che, proprio l’emergenza, ha dimostrato quanto siano necessari molti più medici e molti più infermieri». Oggi a scendere in piazza sarà il movimento «Caminera noa». Alle 11 ha organizzato un sit-in davanti alla sede dell’Asl unica di Sassari, in piazza Fiume. Lo slogan che ha scelto è questo: «In difesa della sanità pubblica sarda». (ua)
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