Scuola, futuro incerto: in Sardegna pochi fondi per ripartire
di Claudio Zoccheddu
Deiana, Anci: «I sindaci non possono agire senza soldi e indicazioni precise»
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SASSARI. Messe a fuoco alcune scadenze ormai impellenti, la nave della scuola continua a navigare a vista. Anche in Sardegna, dove non si sono certezza sui fondi a disposizione per recuperare le scuole dismesse. Ieri mattina la Camera ha approvato il decreto sulla scuola. Sono passate le novità che regolamentano gli esami, il metodo di valutazione degli studenti, il concorso per i precari e le graduatorie dei supplenti. Approvato anche il focus sull’edilizia scolastica che investe i sindaci e i presidenti delle Province di poteri commissariali per gli interventi di edilizia scolastica. Restano però ipotesi quelle che, ad eccezione delle regole d’ingaggio dell’edilizia scolastica, riguardano il prossimo anno scolastico. Tutto è legato alla definizione delle linee guida prodotte dal comitato tecnico-scientifico che riferisce al ministero dell’Istruzione. Per scoprire il destino del plexiglass tra i banchi, delle ore da 40 minuti (o 45), delle mascherine e delle visiere, degli ingressi scaglionati e della didattica a distanza (che sembra destinata a tramontare), bisognerà attendere ancora. Ma il tempo stringe.
Futuro incerto. Secondo il presidente nazionale di Anci, Antonio Decaro, le risorse attualmente a disposizione per adattare gli istituti scolastici alle norme anti Covid-19 non sarebbero sufficienti. Anzi, ne servirebbero il doppio. Agli enti locali andrebbero infatti 360 milioni, a fronte di una necessità stimata da Anci intorno ai 680. Nell’isola la situazione è molto simile. Anci Sardegna ha provveduto a completare il censimento delle autonomie scolastiche sottodimensionate e degli edifici dismessi. Un lavoro che, però, non può stare in piedi da solo: «Senza conoscere i nuovi piani di dimensionamento a cui fare riferimento è impossibile mettere a fuoco la situazione. È necessario che ci arrivino rapidamente le strategie da seguire e i fondi per realizzarle. Si dovrà parlare al più presto dei nuovi organici a disposizione del mondo della Scuola. Martedì incontreremo la Regione ma non possiamo perdere altro tempo, non ne abbiamo a disposizione». Anci Sardegna, poi, boccia senza appello alcune proposte del comitato scientifico: «Leggere le ipotesi strampalate sulla riaperture delle scuole fa crescere il disagio dei comuni, proprietari degli immobili della scuola dell’infanzia e della primaria di primo e di secondo – aggiunge Deiana – respingiamo con forza le ipotesi che vedono i bambini “recitanti” con pareti di plexiglass nelle scuole di nostra proprietà. Esistono spazi adeguati in molte scuole ed esistono, in tutta l’isola, scuole svuotate dalla mannaia dei dimensionamenti scolastici che lo Stato ha calato sulle comunità. Ci sono spazi immensi all’aperto nei quali fare lezione in sicurezza. Per questo dobbiamo riaprire le scuole chiuse, investire in personale fortemente motivato a fare scuola anche in ambito rurale e smetterla con la solita logica numerica. Il comitato tecnico scientifico e il Governo cambino rotta – conclude il presidente di Anci Sardegna – esistono alternative alle classi-pollaio e all’ingabbiamento dei bambini nei recinti di plexiglass».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Futuro incerto. Secondo il presidente nazionale di Anci, Antonio Decaro, le risorse attualmente a disposizione per adattare gli istituti scolastici alle norme anti Covid-19 non sarebbero sufficienti. Anzi, ne servirebbero il doppio. Agli enti locali andrebbero infatti 360 milioni, a fronte di una necessità stimata da Anci intorno ai 680. Nell’isola la situazione è molto simile. Anci Sardegna ha provveduto a completare il censimento delle autonomie scolastiche sottodimensionate e degli edifici dismessi. Un lavoro che, però, non può stare in piedi da solo: «Senza conoscere i nuovi piani di dimensionamento a cui fare riferimento è impossibile mettere a fuoco la situazione. È necessario che ci arrivino rapidamente le strategie da seguire e i fondi per realizzarle. Si dovrà parlare al più presto dei nuovi organici a disposizione del mondo della Scuola. Martedì incontreremo la Regione ma non possiamo perdere altro tempo, non ne abbiamo a disposizione». Anci Sardegna, poi, boccia senza appello alcune proposte del comitato scientifico: «Leggere le ipotesi strampalate sulla riaperture delle scuole fa crescere il disagio dei comuni, proprietari degli immobili della scuola dell’infanzia e della primaria di primo e di secondo – aggiunge Deiana – respingiamo con forza le ipotesi che vedono i bambini “recitanti” con pareti di plexiglass nelle scuole di nostra proprietà. Esistono spazi adeguati in molte scuole ed esistono, in tutta l’isola, scuole svuotate dalla mannaia dei dimensionamenti scolastici che lo Stato ha calato sulle comunità. Ci sono spazi immensi all’aperto nei quali fare lezione in sicurezza. Per questo dobbiamo riaprire le scuole chiuse, investire in personale fortemente motivato a fare scuola anche in ambito rurale e smetterla con la solita logica numerica. Il comitato tecnico scientifico e il Governo cambino rotta – conclude il presidente di Anci Sardegna – esistono alternative alle classi-pollaio e all’ingabbiamento dei bambini nei recinti di plexiglass».
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