Roma in ginocchio con il pugno al cielo L’omaggio a Floyd
Manifestazione pacifica e numerosa in piazza del Popolo 8 minuti e 46 secondi di silenzio, poi cori e striscioni
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[FIRMA&LUOGO]di Marcello Campo
<MC>ROMA
[TESTO]Dalle 12,03 alle 12,11, in Piazza del Popolo, improvvisamente non è volata una mosca. In migliaia si sono inginocchiati, in silenzio, con il pugno alzato, per lunghi 8 minuti e 46 secondi, il tempo dell'agonia di George Floyd, il cittadino afro-americano ucciso soffocato da un poliziotto di Minneapolis. Durante quei minuti, qualcuno ha urlato «I can't breath», così come fece più volte George, disperatamente, per tentare di impietosire il suo aguzzino. È stato il momento più toccante di una manifestazione composta, spontanea e molto partecipata, con cui Roma ha celebrato, insieme a centinaia di altre piazze europee, «Black lives matter», il movimento anti-razzista che da una settimana infiamma gli Stati Uniti e di riflesso le capitali europee. Migliaia di ragazzi, ma anche mamme con i passeggini, stranieri residenti a Roma e lavoratori migranti, hanno risposto all'appello alla mobilitazione, lanciato sui social da un vasto cartello di organizzazioni tra cui i Giovani Europeisti Verdi, Fridaysforfuture-Roma, NIBI: Neri italiani - Black italians, 6000 sardine, Extinction Rebellion Rome International, American Expats for Positive Change e Women's March Rome. E sono proprio gli animatori di queste associazioni ad alternarsi per tutta la mattinata, davanti a un semplice microfono. Tanti di loro citano Martin Luther King e il suo iconico «I have a dream». Ma a conquistare la piazza è una giovane donna italo-haitiana, Stella Jean. Nata a Roma, Costituzione alla mano, ha chiesto che le sue figlie non ricevano le minacce e le offese che ha dovuto subire lei. «Non possiamo più stare in silenzio: lo ius soli è previsto dalla Costituzione. Tutti noi italiani siamo meticci, mettiamocelo bene in testa. Se ci salviamo lo faremo tutti insieme». Quindi, tra gli applausi, ha letto alcuni articoli della Carta. In piazza, quasi tutti ragazzi, tanti quelli di colore, nati a Roma, italianissimi come i loro compagni di scuola e di università, ma ancora considerati dalla legge cittadini di serie B. E sono loro a sottolineare con applausi scroscianti il messaggio che questa piazza ha lanciato alla politica: la lotta al razzismo in Italia passa attraverso la conquista dei diritti di cittadinanza. Un’iniziativa spontanea, senza alcuna bandiera di partito, solo cartelli fatti in casa con le parole d'ordine urlate in queste ore in tutte le città americane: «No justice, no peace», «I can't breath», «Defund the police», «Fuck racism». Ma anche messaggi in italiano: «Muoiono a casa nostra e non sappiamo nemmeno i loro nomi: black lives matter». Una giornata non violenta, marcatamente rispettosa delle regole: tutti avevano le mascherine e per buona parte della mattinata hanno osservato meticolosamente il distanziamento sociale. Qualche assembramento alla fine, attorno a qualche performance di break dance. Insomma, una iniziativa radicalmente diversa da quella del Circo Massimo di sabato, dove gruppi ultrà, tra saluti romani e risse tra loro, hanno finito col lanciare oggetti contro i giornalisti e la Polizia. Non a caso, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, osserva che da Piazza del Popolo arriva «un bellissimo esempio di civiltà. Si può manifestare ancorati a valori grandi e indiscutibili in maniera sicura, responsabile e civile. Una lezione a chi, promuovendo odio, ha offeso Roma con urla, violenza e assembramenti irresponsabili».
<MC>ROMA
[TESTO]Dalle 12,03 alle 12,11, in Piazza del Popolo, improvvisamente non è volata una mosca. In migliaia si sono inginocchiati, in silenzio, con il pugno alzato, per lunghi 8 minuti e 46 secondi, il tempo dell'agonia di George Floyd, il cittadino afro-americano ucciso soffocato da un poliziotto di Minneapolis. Durante quei minuti, qualcuno ha urlato «I can't breath», così come fece più volte George, disperatamente, per tentare di impietosire il suo aguzzino. È stato il momento più toccante di una manifestazione composta, spontanea e molto partecipata, con cui Roma ha celebrato, insieme a centinaia di altre piazze europee, «Black lives matter», il movimento anti-razzista che da una settimana infiamma gli Stati Uniti e di riflesso le capitali europee. Migliaia di ragazzi, ma anche mamme con i passeggini, stranieri residenti a Roma e lavoratori migranti, hanno risposto all'appello alla mobilitazione, lanciato sui social da un vasto cartello di organizzazioni tra cui i Giovani Europeisti Verdi, Fridaysforfuture-Roma, NIBI: Neri italiani - Black italians, 6000 sardine, Extinction Rebellion Rome International, American Expats for Positive Change e Women's March Rome. E sono proprio gli animatori di queste associazioni ad alternarsi per tutta la mattinata, davanti a un semplice microfono. Tanti di loro citano Martin Luther King e il suo iconico «I have a dream». Ma a conquistare la piazza è una giovane donna italo-haitiana, Stella Jean. Nata a Roma, Costituzione alla mano, ha chiesto che le sue figlie non ricevano le minacce e le offese che ha dovuto subire lei. «Non possiamo più stare in silenzio: lo ius soli è previsto dalla Costituzione. Tutti noi italiani siamo meticci, mettiamocelo bene in testa. Se ci salviamo lo faremo tutti insieme». Quindi, tra gli applausi, ha letto alcuni articoli della Carta. In piazza, quasi tutti ragazzi, tanti quelli di colore, nati a Roma, italianissimi come i loro compagni di scuola e di università, ma ancora considerati dalla legge cittadini di serie B. E sono loro a sottolineare con applausi scroscianti il messaggio che questa piazza ha lanciato alla politica: la lotta al razzismo in Italia passa attraverso la conquista dei diritti di cittadinanza. Un’iniziativa spontanea, senza alcuna bandiera di partito, solo cartelli fatti in casa con le parole d'ordine urlate in queste ore in tutte le città americane: «No justice, no peace», «I can't breath», «Defund the police», «Fuck racism». Ma anche messaggi in italiano: «Muoiono a casa nostra e non sappiamo nemmeno i loro nomi: black lives matter». Una giornata non violenta, marcatamente rispettosa delle regole: tutti avevano le mascherine e per buona parte della mattinata hanno osservato meticolosamente il distanziamento sociale. Qualche assembramento alla fine, attorno a qualche performance di break dance. Insomma, una iniziativa radicalmente diversa da quella del Circo Massimo di sabato, dove gruppi ultrà, tra saluti romani e risse tra loro, hanno finito col lanciare oggetti contro i giornalisti e la Polizia. Non a caso, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, osserva che da Piazza del Popolo arriva «un bellissimo esempio di civiltà. Si può manifestare ancorati a valori grandi e indiscutibili in maniera sicura, responsabile e civile. Una lezione a chi, promuovendo odio, ha offeso Roma con urla, violenza e assembramenti irresponsabili».
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