COVID E CRISI DEI PRODOTTI AGRICOLI
di ROBERTO FURESIe PIETRO PULINA
Dall’aumento dei consumi domestici indotto dal lockdown hanno tratto vantaggio, tra le altre, le vendite della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), cresciute di oltre il 4% tra metà febbraio e...
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Dall’aumento dei consumi domestici indotto dal lockdown hanno tratto vantaggio, tra le altre, le vendite della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), cresciute di oltre il 4% tra metà febbraio e inizio di maggio, nonché quelle del commercio elettronico e delle consegne a domicilio, i cui incrementi hanno raggiunto picchi a tre cifre. Per altri comparti, viceversa, gli effetti delle misure adottate a contrasto della pandemia sono stati devastanti o quantomeno controversi. Il blocco del canale HoReCa (Hotel, Ristoranti e Catering), ad esempio, ha prodotto ricadute molto negative sulle imprese del comparto (si stimano perdite, su base annua, non inferiori al 15-20%), ma anche su quelle che a monte provvedono alla fornitura di materie prime. Per la farina, ad esempio, il consistente aumento di vendite nella GDO, che incidono solo per il 5% del fatturato, non ha potuto scalfire il crollo degli acquisti da parte di HoReCa e pasticcerie.
In Sardegna il quadro non è differente da quello nazionale. Il comparto lattiero-caseario, spinto dal recupero del mercato americano del pecorino pare tenere, ma destano apprensione i prodotti freschi maggiormente venduti nel canale della ristorazione. Le imprese vitivinicole, invece, fortemente orientate all’esportazione e alle vendite nel segmento della ristorazione, vivono difficoltà altissime, tanto da aver indotto i presidenti degli 8 Consorzi di tutela dell’isola a chiedere alla Regione interventi urgenti per garantire la sopravvivenza del settore. In effetti il punto è proprio questo: come sopravvivere e, possibilmente, come ripartire. Di cosa hanno bisogno le imprese per riaccendere i motori? A nostro avviso, occorre operare su tre fronti principali: finanziario, strutturale e di mercato. La crisi infatti lascerà sul terreno solo le imprese e le catene di offerta meglio strutturate e funzionali. Allo stesso tempo, dovrà essere garantita la continuità dei flussi commerciali, specie quelli internazionali. A questo proposito, occorrerà ramificare e consolidare le reti di relazioni commerciali con i referenti delle più importanti piazze estere. Ma è la dimensione finanziaria quella che al momento necessità di maggior attenzione. L’emergenza delle imprese riguarda una sufficiente dotazione di liquidità. Il decreto dello scorso 23 aprile, che favorisce finanziamenti fino a 25mila euro, non sembra efficace per la limitata dotazione finanziaria (100 milioni di euro nel 2020) e per la complessità, segnalata da più parti, delle procedure burocratiche da espletare. La regione Sardegna, dal canto suo, ha messo in campo un centinaio di milioni di euro per lo snellimento e la liquidazione anticipata dei pagamenti comunitari alle aziende agricole. Si segnalano anche il pegno rotativo, grazie al quale le banche accettano la merce quale garanzia dei crediti concessi, e il bando da 14 milioni di euro per la consegna di merce invenduta agli indigenti. A fronte di questi eccezionali impegni, tutti orientati nella giusta direzione, solleviamo due ordini di perplessità. Innanzitutto, temiamo che dal 1° gennaio 2021 le imprese si troveranno in condizioni debitorie e strutturali comunque difficili in un contesto socio-economico depresso e non è dato sapere di quali altri salvagente potranno disporre in quella fase. Il secondo concerne le condizioni del canale HoReCa, determinante per la collocazione di numerosi prodotti agro-alimentari. Occorrono ulteriori misure di supporto, da dedicare alle imprese del segmento, ma anche la solidarietà dei fornitori può risultare decisiva.
Ben vengano dunque iniziative come quelle di alcune importanti imprese sarde, che hanno rinunciato al pagamento della prima fornitura di merci a bar, pizzerie e ristoranti. La crisi di liquidità deve essere combattuta unendo le forze, magari con accordi interprofessionali strutturati e con il supporto di solidi strumenti di garanzia
In Sardegna il quadro non è differente da quello nazionale. Il comparto lattiero-caseario, spinto dal recupero del mercato americano del pecorino pare tenere, ma destano apprensione i prodotti freschi maggiormente venduti nel canale della ristorazione. Le imprese vitivinicole, invece, fortemente orientate all’esportazione e alle vendite nel segmento della ristorazione, vivono difficoltà altissime, tanto da aver indotto i presidenti degli 8 Consorzi di tutela dell’isola a chiedere alla Regione interventi urgenti per garantire la sopravvivenza del settore. In effetti il punto è proprio questo: come sopravvivere e, possibilmente, come ripartire. Di cosa hanno bisogno le imprese per riaccendere i motori? A nostro avviso, occorre operare su tre fronti principali: finanziario, strutturale e di mercato. La crisi infatti lascerà sul terreno solo le imprese e le catene di offerta meglio strutturate e funzionali. Allo stesso tempo, dovrà essere garantita la continuità dei flussi commerciali, specie quelli internazionali. A questo proposito, occorrerà ramificare e consolidare le reti di relazioni commerciali con i referenti delle più importanti piazze estere. Ma è la dimensione finanziaria quella che al momento necessità di maggior attenzione. L’emergenza delle imprese riguarda una sufficiente dotazione di liquidità. Il decreto dello scorso 23 aprile, che favorisce finanziamenti fino a 25mila euro, non sembra efficace per la limitata dotazione finanziaria (100 milioni di euro nel 2020) e per la complessità, segnalata da più parti, delle procedure burocratiche da espletare. La regione Sardegna, dal canto suo, ha messo in campo un centinaio di milioni di euro per lo snellimento e la liquidazione anticipata dei pagamenti comunitari alle aziende agricole. Si segnalano anche il pegno rotativo, grazie al quale le banche accettano la merce quale garanzia dei crediti concessi, e il bando da 14 milioni di euro per la consegna di merce invenduta agli indigenti. A fronte di questi eccezionali impegni, tutti orientati nella giusta direzione, solleviamo due ordini di perplessità. Innanzitutto, temiamo che dal 1° gennaio 2021 le imprese si troveranno in condizioni debitorie e strutturali comunque difficili in un contesto socio-economico depresso e non è dato sapere di quali altri salvagente potranno disporre in quella fase. Il secondo concerne le condizioni del canale HoReCa, determinante per la collocazione di numerosi prodotti agro-alimentari. Occorrono ulteriori misure di supporto, da dedicare alle imprese del segmento, ma anche la solidarietà dei fornitori può risultare decisiva.
Ben vengano dunque iniziative come quelle di alcune importanti imprese sarde, che hanno rinunciato al pagamento della prima fornitura di merci a bar, pizzerie e ristoranti. La crisi di liquidità deve essere combattuta unendo le forze, magari con accordi interprofessionali strutturati e con il supporto di solidi strumenti di garanzia
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