Un passeggero ha la febbre: allarme Covid sul traghetto
di Silvia Sanna
Un caso sospetto a bordo della Moby diretta a Cagliari da Civitavecchia L’uomo è stato isolato in cabina: il tampone ha dato esito negativo
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SASSARI. Se fosse stata una esercitazione sarebbe andata benissimo: caso sospetto isolato, nessun contatto con le altre persone a bordo e dunque contagio e potenziale focolaio evitati. Con lietissimo fine, perché il tampone per accertare la presenza dell’infezione da Covid-19 ha dato esito negativo. Non era una esercitazione programmata ma è servita per testare la procedura da attivare nelle situazioni a rischio. Succede a bordo del traghetto Moby Drea partito domenica sera da Civitavecchia e diretto a Cagliari. All’imbarco nel porto laziale i passeggeri vengono setacciati con il termoscanner per misurare la temperatura, così come prevedono le norme anti Covid: se il valore supera i 37,5 gradi la partenza deve essere rimandata. Supera indenne il termoscanner un signore di Cagliari che sta rientrando nell’isola insieme alla moglie. È in ottima salute e una volta a bordo prende posto nella sua cabina. Nel frattempo la nave del gruppo Onorato, che può trasportare sino a 1900 passeggeri e 500 auto, inizia il viaggio verso la Sardegna. Alle prime luci dell’alba, quando la nave ha quasi concluso la traversata, il passeggero sardo si sente male: mal di gola e sintomi febbrili fanno scattare il campanello d’allarme. La paura è che si tratti di coronavirus. Viene chiamato il medici di bordo che misura la temperatura: 38. Scatta la procedura prevista dalla legge. Il passeggero resta isolato all’interno della sua cabina e gli viene effettuato il tampone. Al test viene sottoposta anche la moglie, unica persona con cui l’uomo ha avuto contatti stretti. A bordo del traghetto sale il personale dell’Usmaf, ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera: si tratta della dislocazione periferica del Ministero della salute il cui ruolo è appunto il controllo sanitario su passeggeri e merci che transitano attraverso i punti d'ingresso transfrontalieri, in collaborazione con la polizia di frontiera e la Capitaneria. Il traghetto è in porto, tutti gli altri passeggeri dopo una breve attesa vengono fatti sbarcare. Per il passeggero inizia l’attesa, che dura circa tre ore. Alle 13 arriva il responso: il tampone è negativo, niente Coronavirus. L’uomo, ancora febbricitante, e la moglie, possono lasciare la nave e rientrare a casa. Dove curare quella che ha tutta l’aria di essere una classica quanto banale influenza. Ma che in questo periodo così particolare presentava sintomi da non sottovalutare. «Tutte le procedure hanno funzionato alla perfezione», fa sapere la Moby nel commentare l’accaduto. Determinante è stato il rispetto delle distanze unito all’utilizzo delle mascherine al momento dell’imbarco: questo ha consentito infatti che i passeggeri – ad eccezione di quelli appartenenti allo stesso nucleo familiare – non entrassero in contatto tra loro. Fondamentale anche l’isolamento dell’uomo all’interno della cabina insieme alla moglie. Se non si fossero seguite queste regole e il tampone avesse dato esito positivo, la nave sarebbe stata messa d’ufficio in quarantena.
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