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Recovery fund, palla in tribuna

Recovery fund, palla in tribuna

Posizioni ancora distanti alla riunione dell’Eurogruppo. Apertura della Danimarca, ma non basta

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BRUXELLES. Il Recovery fund continua a dividere l'Unione ma un accordo entro luglio non è impossibile. Il fronte del no è un po’ meno compatto, perché perde la Danimarca che si schiera con gli scettici. E i loro dubbi, come sempre durante i negoziati sul bilancio comune, hanno soltanto un prezzo: Copenaghen vuole mantenere lo sconto sul contributo al budget, mentre gli altri, dall'Ungheria alla Finlandia, sono in cerca di un fetta maggiore della torta che per ora va soprattutto a Italia, Spagna e Grecia. L'ottimismo su un possibile accordo a luglio, forse in un vertice straordinario il 9, il primo da tenere di nuovo fisicamente a Bruxelles, viene prima di tutto dal commissario all'economia Paolo Gentiloni, «fiducioso» che l'avvio della presidenza tedesca il 1 luglio dia una spinta decisiva al negoziato.

Gentiloni, però, invita tutti gli stati membri a non ridimensionare la proposta della Commissione, soprattutto nella sua grandezza: i 750 miliardi di euro hanno una «ragione macroeconomica e sono in grado di affrontare la crisi che abbiamo di fronte». Ottimisti, in realtà, sono anche diversi diplomatici che in questi giorni lavorano sul dossier per conto dei Paesi più critici. La sensazione di tutti è che si voglia fare in fretta, per chiudere entro l'estate e dare modo allo strumento di cominciare a versare aiuti già da settembre.

Ci sarà molto da lavorare per il compromesso: i frugali Olanda, Austria e Svezia hanno perso la Danimarca, che sembra accettare l'idea di sovvenzionare a fondo perduto chi è stato più colpito dalla crisi, ma ora mettono in discussione praticamente tutto del Recovery fund. Grandezza, aiuti a fondo perduto, tempi per la restituzione dei prestiti. L'Eurogruppo non farà passi in avanti nel negoziato: i ministri dell'economia, considerati tecnici, non hanno un vero ruolo come è stato per il Mes, e quindi oggi ne discuteranno ma senza un obiettivo, perché su questo tema tutto è in mano alla politica, nelle cancellerie. Avranno però altro a cui pensare: preparare le candidature per il prossimo presidente dell'Eurogruppo, corsa che parte ufficialmente e per la quale in pole c'è la spagnola Nadia Calvino, seguita dal lussemburghese Pierre Gramegna e dall'irlandese Pascal Donhoe. I ministri vogliono anche riaprire il capitolo Unione bancaria, mai completata.

È un tema delicato, soprattutto per l'Italia, perché è strettamente collegato alla controversa riforma del Mes, arrivata a gennaio a un passo dalla fine prima che scoppiasse la pandemia. In teoria, i ministri dovrebbero fissare soltanto una data per la ratifica della riforma, ma in pratica potrebbero decidere di aspettare tempi migliori e un nuovo presidente.

Intanto i favorevoli al Recovery fund incassano l’endorsement dell’Ocse Secondo il capoeconomista Laurence Boone è «una delle migliori iniziative scaturite da questa crisi». E importante approvarlo e sono sono positivi i «grandi passi in avanti» realizzati in questo senso dai Paesi dell'Unione europea.

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