universitÀ
Studenti fuorisede, flash mob in piazza
La protesta a Cagliari contro l’Ersu: ci sentiamo abbandonati
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CAGLIARI. Gli universitari sono ritornati in piazza. Dopo aver manifestato pochi giorni fa e per ben due volte sotto gli uffici dell’Ersu, a fine maggio e lunedì scorso, ieri hanno rioccupato la strada con un terzo e più affollato flash mob. Il perché di questi tre sit-in, quasi consecutivi, può essere riassunto così: «Durante tutto il lockdown, fra lezioni ed esami a distanza, siamo stati costretti ad arrangiarci. Ma da quando la clausura è finita, ci sentiamo ancora peggio, abbandonati». Perché – stando al loro manifesto – nonostante dappertutto sia scattata la fase 3, i vertici dell’Ente ancora non avrebbero deciso quando e come riaprire le Case dello studente. Anche le mense continuano a essere sbarrate e ogni giorno di serrata in più non fa che aumentare le spese sostenute dai fuorisede. All’orizzonte non ci sarebbe traccia neanche della possibilità che l’Ersu rimborsi le rette degli affitti nonostante la lunga i chiusura e i buoni pasto non utilizzati. Gli studenti universitari hanno sollecitato anche l’accredito anticipato della seconda rata delle borse di studio. «Molti di noi – hanno ribadito i portavoce – sono rimasti senza neanche un euro e non possiamo contare certo sulle nostre famiglie, perché anche loro sono state messe in ginocchio dalla pandemia». Per poi aggiungere: «È indispensabile che l’Ersu riveda i criteri con cui assegna le borse di studio: il reddito dei nostri genitori è crollato a causa del coronavirus». Gli studenti universitari si sono detti pronti a ritornare in piazza la settimana prossima: «Abbiamo bisogno di risposte immediate – sono state le parole di chi è deciso a non mollare – Pretendiamo una soluzione. Non siamo disposti a fare passi indietro su neanche una delle nostre rivendicazioni oppure scendere a compromessi. Non è possibile che l’Ente e la Regione continuino a girare la faccia dall’altra parte, a rimpallarsi le responsabilità, a nascondersi dietro il paravento dei cavilli burocratici fino a negarci da mesi il diritto allo studio. Non c’è più tempo da perdere: siamo disperati».
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