«Per la Sardegna è l’ora di rimboccarsi le maniche»
di Antonello Palmas
L’ideatore di Eataly: puntate su turismo, bio e agroalimentare, stop vittimismo
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SASSARI. Unieuro, Eataly, presto Green Pea. Oscar Farinetti non è tipo da porsi dei limiti e non ha peli sulla lingua. Se ne accorgerà chi seguirà il seminario web in programma oggi nell’ambito della scuola di formazione politica dei Riformatori. Ospiti insieme a lui Francesca Argiolas (Cantine Argiolas) e il coordinatore di Fdi, Guido Crosetto.
La politica si occupa di formazione politica: è una notizia.
«La politica è l’arte del governo, per farla bene occorre studiare, magari con persone che qualcosa di buono l’hanno combinato. E da parecchi anni non siamo in grado di mandare i migliori nelle posizioni chiave. Non bisogna risalire ai tempi di Pericle o Lorenzo il Magnifico, l’Italia nel dopoguerra è stata capace di produrre personalità straordinarie. Bene, dopo questa emergenza è l’ora di rifarlo. Ma i migliori vanno formati, devono studiare. Così ho aderito volentieri a questa iniziativa, è carino che parta da un’isola. Bravi sardi».
In Italia si fa la cosa giusta per battere l’emergenza?
«No, c’è poca attenzione per le imprese, di cui questo governo dimostra di non avere compreso bene l’importanza, anche se è facile da fuori pontificare sugli errori di fronte a un fatto epocale come il Covid, un po’ come parlare di una partita di calcio dopo averla vista tre volte e alla moviola. Il governo non si è mosso male. Anche se il M5s non ha grande simpatia per le imprese, hanno fatto una gran bella cosa, chiedendo a Colao di approntare un progetto. Uno come lui non poteva che puntare molto sull’impresa e questo è il fulcro delle 121 pagine del piano che ho letto attentamente e che ritengo fantastico. Ecco, su questo si deve lavorare».
In Sardegna dicono di essere stati trascurati dal piano...
«Ciascuno pensa di essere trascurato. E soprattutto, al Sud e in Sardegna, dovete smetterla col vittimismo: basta. Voi sardi avete risorse straordinarie, siete seduti su un giacimento di bellezza spaventoso. Passare il tempo a lamentarsi non serve, rimbocchiamoci le maniche e insieme tiriamo su questo Paese».
L’isola è da sempre alla prese con l’arretratezza, i motivi?
«Uno è la tendenza storica degli isolani a... isolarsi, guardi la Gran Bretagna e la scelta della Brexit. L’altro è che c’è dicotomia tra bellezza e impegno, accade ovunque. Sardegna e Sicilia sono le due regioni più belle del più bel Paese del mondo, pensate che culo che avete. Paesaggi mozzafiato, ma anche olio extravergine strepitoso, non molti lo sanno ma persino il prosciutto è da sogno. Ma è da un po’ che vi frequento e sto notando come stia crescendo una generazione di giovani imprenditori che ha voglia di sbattersi, tante startup, aziende dell’agroalimentare con pecorino, vino, olio. Poche lamentele e tanto impegno e questo mi fa molto ben sperare. Tanto è chiaro: dovete salvarvi da soli».
Turismo e agroalimentare, si potrebbe puntare su altro?
«No. Dovete concentrarvi su quelle due robe lì. Come in Baviera lo fanno sulla Bmw (che altro possono fare in quel posto?) voi dovete quadruplicare il numero dei turisti stranieri, raddoppiare i volumi dell’agroalimentare esportato e raddoppiare i prezzi. Faccia i calcoli e verrà fuori un numero per cui sardi residenti diventeranno ricchissimi. Si punta sulle proprie vocazioni e la vostra è la bellezza».
Occorre però farsi conoscere e servono trasporti efficienti.
«Certo, dovete farvi conoscere attraverso il resto d’Italia, ciascuna zona con le sue diversità. I trasporti? Guardate cosa hanno combinato gli spagnoli. Anche le loro isole erano poco frequentate, ma hanno risolto il problema. Se pensate che non si possa fare è tutto inutile. Dovete creare le infrastrutture (non solo Porto Cervo eh, la tipologia di offerta deve essere più ampia) e creare accordi con le maggiori compagnie del mondo. Ma per farlo, appunto, occorre far governare i più bravi. Li avete, cercateli».
Con Green Pea, il grande punto vendita in costruzione a Torino, sta mostrando sempre più attenzione per l’ambiente. Che ruolo può recitare la Sardegna in un futuro verde?
«Il Covid tra 20 anni sui libri di storia sarà mezza riga, mentre l’emergenza ambientale occuperà libri interi. La Sardegna può esser leader in questo. È il momento delle grandi idee, dei colpi d’ala. Siete già la terra più pulita del mondo, io obbligherei a produrre solo uva, olio, mirto, latte che rispettino la natura. Poi racconterei al mondo che la Sardegna si dichiara prima terra totalmente bio. Questo farei se di mestiere facessi il politico, ma sono un imprenditore. Ho dimostrato però che tutto si può fare, sono stato il primo italiano ad aprire 40 negozi nel mondo. Le mie idee sono talmente banali da risultare innovative. Mi piacete, perché siete mediamente onesti e faccio il tifo per voi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La politica si occupa di formazione politica: è una notizia.
«La politica è l’arte del governo, per farla bene occorre studiare, magari con persone che qualcosa di buono l’hanno combinato. E da parecchi anni non siamo in grado di mandare i migliori nelle posizioni chiave. Non bisogna risalire ai tempi di Pericle o Lorenzo il Magnifico, l’Italia nel dopoguerra è stata capace di produrre personalità straordinarie. Bene, dopo questa emergenza è l’ora di rifarlo. Ma i migliori vanno formati, devono studiare. Così ho aderito volentieri a questa iniziativa, è carino che parta da un’isola. Bravi sardi».
In Italia si fa la cosa giusta per battere l’emergenza?
«No, c’è poca attenzione per le imprese, di cui questo governo dimostra di non avere compreso bene l’importanza, anche se è facile da fuori pontificare sugli errori di fronte a un fatto epocale come il Covid, un po’ come parlare di una partita di calcio dopo averla vista tre volte e alla moviola. Il governo non si è mosso male. Anche se il M5s non ha grande simpatia per le imprese, hanno fatto una gran bella cosa, chiedendo a Colao di approntare un progetto. Uno come lui non poteva che puntare molto sull’impresa e questo è il fulcro delle 121 pagine del piano che ho letto attentamente e che ritengo fantastico. Ecco, su questo si deve lavorare».
In Sardegna dicono di essere stati trascurati dal piano...
«Ciascuno pensa di essere trascurato. E soprattutto, al Sud e in Sardegna, dovete smetterla col vittimismo: basta. Voi sardi avete risorse straordinarie, siete seduti su un giacimento di bellezza spaventoso. Passare il tempo a lamentarsi non serve, rimbocchiamoci le maniche e insieme tiriamo su questo Paese».
L’isola è da sempre alla prese con l’arretratezza, i motivi?
«Uno è la tendenza storica degli isolani a... isolarsi, guardi la Gran Bretagna e la scelta della Brexit. L’altro è che c’è dicotomia tra bellezza e impegno, accade ovunque. Sardegna e Sicilia sono le due regioni più belle del più bel Paese del mondo, pensate che culo che avete. Paesaggi mozzafiato, ma anche olio extravergine strepitoso, non molti lo sanno ma persino il prosciutto è da sogno. Ma è da un po’ che vi frequento e sto notando come stia crescendo una generazione di giovani imprenditori che ha voglia di sbattersi, tante startup, aziende dell’agroalimentare con pecorino, vino, olio. Poche lamentele e tanto impegno e questo mi fa molto ben sperare. Tanto è chiaro: dovete salvarvi da soli».
Turismo e agroalimentare, si potrebbe puntare su altro?
«No. Dovete concentrarvi su quelle due robe lì. Come in Baviera lo fanno sulla Bmw (che altro possono fare in quel posto?) voi dovete quadruplicare il numero dei turisti stranieri, raddoppiare i volumi dell’agroalimentare esportato e raddoppiare i prezzi. Faccia i calcoli e verrà fuori un numero per cui sardi residenti diventeranno ricchissimi. Si punta sulle proprie vocazioni e la vostra è la bellezza».
Occorre però farsi conoscere e servono trasporti efficienti.
«Certo, dovete farvi conoscere attraverso il resto d’Italia, ciascuna zona con le sue diversità. I trasporti? Guardate cosa hanno combinato gli spagnoli. Anche le loro isole erano poco frequentate, ma hanno risolto il problema. Se pensate che non si possa fare è tutto inutile. Dovete creare le infrastrutture (non solo Porto Cervo eh, la tipologia di offerta deve essere più ampia) e creare accordi con le maggiori compagnie del mondo. Ma per farlo, appunto, occorre far governare i più bravi. Li avete, cercateli».
Con Green Pea, il grande punto vendita in costruzione a Torino, sta mostrando sempre più attenzione per l’ambiente. Che ruolo può recitare la Sardegna in un futuro verde?
«Il Covid tra 20 anni sui libri di storia sarà mezza riga, mentre l’emergenza ambientale occuperà libri interi. La Sardegna può esser leader in questo. È il momento delle grandi idee, dei colpi d’ala. Siete già la terra più pulita del mondo, io obbligherei a produrre solo uva, olio, mirto, latte che rispettino la natura. Poi racconterei al mondo che la Sardegna si dichiara prima terra totalmente bio. Questo farei se di mestiere facessi il politico, ma sono un imprenditore. Ho dimostrato però che tutto si può fare, sono stato il primo italiano ad aprire 40 negozi nel mondo. Le mie idee sono talmente banali da risultare innovative. Mi piacete, perché siete mediamente onesti e faccio il tifo per voi».
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