L’appello degli stagionali: «Cambiate la Naspi»
Cinquantamila buste paga annullate e misure di sostegno insufficienti per il comparto
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SASSARI. Sono un’armata che non sa quale sarà la sua battaglia, sempre che ce ne sia una. I 100mila lavoratori stagionali sardi sono in attesa di capire quale sarà il loro futuro, un’attesa complicata da un pacchetto di premesse per nulla positive. Anzi. Le indiscrezioni, per fortuna degli stagionali decisamente sommarie, parlano della metà del popolo dei professionisti dell’estate costretto a stare a casa. Un’ecatombe del lavoro che annullerebbe 50mila buste paga. E questa è praticamente la migliore delle ipotesi. Restano poi i 50mila che, eventualmente, potrebbero lavorare meno. Le loro sono prospettive migliori dei colleghi ma comunque per nulla tranquillizzanti. Perché ad oggi, e siamo a metà giugno, ancora non c’è nulla di definito e un lavoratore che prima veniva impiegato da metà aprile sino a metà ottobre, adesso rischia di veder ridotto il suo lavoro a meno di tre mesi. Valerio Garau, delegato regionale dell’Associazione nazionale dei lavoratori stagionali (Anls), conferma lo stato di emergenza in cui è precipitato il comparto degli stagionali: «La nostra situazione è drammatica – conferma – e le ultime informazioni non ci rassicurano. Si parla di assunzioni che verranno completate tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Come si parla della metà degli alberghi che dovrebbero aprire, in cui figurano anche le strutture che aprono solo per dare una mano ai dipendenti. Ma anche gli alberghi aperti, rispettando i protocolli di sicurezza, non potranno vendere tutte le camere. Faccio un esempio, una struttura con 220 camere potrà arrivare ad aprirne poco più delle metà. È un calcolo indicativo che serve per capire cosa succederà al personale». Un albergo aperto a metà potrebbe non aver bisogno dello staff che utilizzava quando le stagioni erano piene e i flussi di turisti erano costanti. Ecco perché gli stagionali chiedono aiuto: «Parliamo di tre mesi di lavoro, che magari non tutti riusciranno a completare – aggiunge Garau – per questo chiediamo, e lo stiamo facendo a livello nazionale, che venga cambiato qualcosa nel sistema della Naspi». La “Nuova assicurazione sociale per l’impiego” è sostanzialmente l’indennità di disoccupazione concessa ai lavoratori stagionali. Ha un sistema complesso che si può spieghare con un esempio: se uno stagionale lavora per quattro mesi, riceverà il 75 per cento del compenso mensile per un periodo di tempo dimezzato. Ovvero, due mesi. In termini più precisi: la Naspi viene corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive degli ultimi quattro anni. Ma gli stagionali chiedono una modifica: «Se qualcuno non dovesse arrivare alla fine di un trimestre lavorativo, la sua Naspi dovrebbe invece considerare i tre mesi conclusi. Ma non potrà bastare, qualcuno dovrà pensare anche agli stagionali che non verranno assunti – conclude il delegato dell’Anls –. Tra i lavoratori stagionali in somministrazione praticamente nessuno ha ricevuto i 600 euro promessi dal governo». (c.z.)
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