La Nuova Sardegna

UN RITO ANOMALO SENZA GIOIA

di VANESSA ROGGERI

I n cui l’obbligatorietà dettata da genitori e insegnanti – andare a scuola tutti i giorni, studiare per i compiti in classe, affannarsi per raggiungere un risultato condiviso dai compagni – ha...

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I n cui l’obbligatorietà dettata da genitori e insegnanti – andare a scuola tutti i giorni, studiare per i compiti in classe, affannarsi per raggiungere un risultato condiviso dai compagni – ha marcato un perimetro fatto di doveri confortanti e certezze familiari. L’esame di maturità in qualche modo abbatte i muri e apre i cancelli, proiettando i ragazzi verso un’emancipazione fondata su responsabilità diverse da quelle che assillano gli studenti delle superiori: avere d’improvviso in mano il proprio futuro, autogestirsi all’università o nel mondo del lavoro, è l’ignoto che inebria e spaventa. Il superamento del confine è un momento unico e irripetibile della vita, un addio colmo di speranza che i 500mila maturandi del 2020 assaporano a metà. La pandemia li ha privati dell’ultimo diritto alla spensieratezza, alla leggerezza che è preludio al cambiamento, alle foto di gruppo, agli scherzi, agli abbracci tra lacrime e risate. Nel momento decisivo ognuno è solo, teso a dare prova del proprio impegno, e sembra quasi una metafora dell’esistenza. È l’irrompere della realtà, aleatoria e fragile, che divora un altro pezzetto di assoluto. La rigida sobrietà e il distanziamento tra esseri umani imposti agli esami dal “protocollo sicurezza” – non è il titolo di un thriller – hanno finito per esacerbare la naturale ansia da esame, aggiungendo al carico emozionale un senso indefinibile di estraneità e distacco. Imprescindibili mascherina, distanziamento, gel igienizzante e autodichiarazione; finita la verifica, lo studente deve abbandonare l’edificio scolastico: è consentito tagliare il traguardo senza fare festa. Suona così asettico e impersonale, soprattutto perché riguarda adolescenti, creature “assembranti” per definizione. In questo atto finale confluisce l’assurdità e la confusione di un quadrimestre portato avanti per dovere e forza di volontà. E non si pensi che agli studenti abbiano fatto sconti o il programma scolastico sia stato sfrondato per alleggerire la mole di studio. Cambia la formalità dell’incontro tra studenti e professori, ma il livello della preparazione richiesto è il medesimo di sempre. Qualche adulto ha cercato di incoraggiare i ragazzi dicendo che loro sono i maturandi della pandemia, “dell’io c’ero” e posso testimoniare un periodo che passerà alla storia. È un modo per trovare il lato positivo in un frangente così anomalo, io però non posso fare a meno di chiedermi cosa resterà nella memoria dei maturandi 2020; se loro malgrado conserveranno con piacere l’emozione del rito di passaggio, o se preferiranno relegare in un cantuccio questi giorni di strana normalità. Di sicuro, ad addolcire la conclusione rimarrà il ricordo dei 4 anni precedenti vissuti in modo lieto e triste, facile e complicato, non importa come perché vissuti in ogni caso con una intensità ardita che non tornerà mai più. Nella vita tutto passa, anche la pandemia, e in un attimo sei pronto ad andare avanti. La fine di un’epoca è solo l’inizio di un’altra ancora tutta da costruire.

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