Legge Salva Sardegna bocciata dalle parti sociali
di Umberto Aime
Cgil, Cisl e Uil: dimenticati i più deboli. Gli industriali: poche risorse a disposizione Coldiretti: mancano interventi strutturali. I commercianti: servono tempi brevi
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CAGLIARI. Il primo esame non l’ha superato. Sindacalisti, commercianti, associazioni agricole e imprenditori, anche se solo in parte, hanno tutti bocciato sul nascere la legge Salva Sardegna. È quella che, secondo la giunta Solinas, dovrebbe contribuire, con quasi 160 milioni, a risollevare l’economia messa all’angolo dal Covid. Dopo due giorni di confronto con le commissioni lavoro e attività produttive del Consiglio regionale, la pagella delle parti sociali sembra davvero non lasciare scampo ai 30 articoli. «Così come sono scritti non vanno bene. Le contraddizioni sono troppe, c’è confusione e, fatte queste premesse, anche l’efficacia potrebbe essere pari a zero», è la sintesi di quanto dichiarato dai contestatori. Tant’è che, in chiusura dei vari faccia a faccia, l’assessora al lavoro, Alessandra Zedda, ha ammesso: «È solo una bozza che, per la verità, non guarda alla fase 3, ma appena più avanti della fase 1 e mezzo. Di sicuro saranno necessarie diverse correzioni per farla diventare una legge al passo con i tempi». Sul come e quando dovrà avvenire questa trasformazione non è ancora chiaro, ma la capogruppo dei 5 stelle, Desirè Manca, ha lanciato subito una provocazione: «Com’è possibile che il contributo anticrisi sia lo stesso per un cavallo e i lavoratori precari? È uno scandalo».
I sindacati. I segretari di Cgil, Cisl e Uil sono stati fra i più critici. Michele Carrus ha detto: «In questo suo raccattare risorse da una parte e dall’altra, la Giunta fa un uso distorto per esempio del Fondo sociale europeo. È destinato ai più bisognosi invece finisce non nelle tasche dei lavoratori ma addirittura delle imprese. Sono davvero troppe le disparità e c’è anche un evidente spreco di denaro». Gavino Carta ha rilanciato: «Non c’è un minimo di coordinamento fra interventi regionali e nazionali. Se non cambia l’approccio, c’è il rischio di andare incontro a dannose e inutili sovrapposizioni». Per Francesca Ticca «oltre ad abbandonare i più deboli al loro destino, non un solo euro è destinato alla scuola» e quindi «siamo di fronte ad altri due errori clamorosi e inaccettabili».
Le imprese. Confindustria, con Maurizio De Pascale, ha salvato solo il fondo straordinario Resisto: «Mette al sicuro i lavoratori e restituisce liquidità alle aziende, ma ha disposizione 65 milioni e sono pochi». Per Enrico Gaia di Confapi: «Come purtroppo accade da una vita sarà poi la burocrazia a spazzare via le eventuali buone intenzioni di questa legge». Secondo Francesco Porcu della Cna: «Dentro un unico contenitore è stato gettato di tutto e tutto fin troppo alla rinfusa».
I commercianti. Confesercenti e Confcommercio hanno detto: «Per il nostro settore non c’è una corsia preferenziale, nonostante sia stato fra i più colpiti dal lockdown. Ma c’è di peggio: i tempi della politica, nazionale e regionale, continuano a essere lenti, troppo lenti, mentre noi abbiamo bisogno di decisioni veloci per non finire nel fango».
Gli agricoltori. Tutte le associazioni hanno rispedito al mittente la Salva Sardegna. «Dal cilindro sono saltati fuori persino i contributi per le alluvioni del 2017 e poi infilati in questa legge: è paradossale», sono state le parole della Coldiretti. Luca Sanna di Confagricoltura ha aggiunto: «Troppe pezze sono messe qua e là, mancano interventi strutturali». Anche per Piero Tandeddu, Copagri e Francesco Erbi, Cia «non esiste una visione strategica, è solo un festival della confusione». Alla fine delle audizioni dai banchi dell’opposizione si è alzato Piero Comandini del Pd, che rivolgendosi al centrodestra ha detto: «Per voi peggio di così non poteva andare».
I sindacati. I segretari di Cgil, Cisl e Uil sono stati fra i più critici. Michele Carrus ha detto: «In questo suo raccattare risorse da una parte e dall’altra, la Giunta fa un uso distorto per esempio del Fondo sociale europeo. È destinato ai più bisognosi invece finisce non nelle tasche dei lavoratori ma addirittura delle imprese. Sono davvero troppe le disparità e c’è anche un evidente spreco di denaro». Gavino Carta ha rilanciato: «Non c’è un minimo di coordinamento fra interventi regionali e nazionali. Se non cambia l’approccio, c’è il rischio di andare incontro a dannose e inutili sovrapposizioni». Per Francesca Ticca «oltre ad abbandonare i più deboli al loro destino, non un solo euro è destinato alla scuola» e quindi «siamo di fronte ad altri due errori clamorosi e inaccettabili».
Le imprese. Confindustria, con Maurizio De Pascale, ha salvato solo il fondo straordinario Resisto: «Mette al sicuro i lavoratori e restituisce liquidità alle aziende, ma ha disposizione 65 milioni e sono pochi». Per Enrico Gaia di Confapi: «Come purtroppo accade da una vita sarà poi la burocrazia a spazzare via le eventuali buone intenzioni di questa legge». Secondo Francesco Porcu della Cna: «Dentro un unico contenitore è stato gettato di tutto e tutto fin troppo alla rinfusa».
I commercianti. Confesercenti e Confcommercio hanno detto: «Per il nostro settore non c’è una corsia preferenziale, nonostante sia stato fra i più colpiti dal lockdown. Ma c’è di peggio: i tempi della politica, nazionale e regionale, continuano a essere lenti, troppo lenti, mentre noi abbiamo bisogno di decisioni veloci per non finire nel fango».
Gli agricoltori. Tutte le associazioni hanno rispedito al mittente la Salva Sardegna. «Dal cilindro sono saltati fuori persino i contributi per le alluvioni del 2017 e poi infilati in questa legge: è paradossale», sono state le parole della Coldiretti. Luca Sanna di Confagricoltura ha aggiunto: «Troppe pezze sono messe qua e là, mancano interventi strutturali». Anche per Piero Tandeddu, Copagri e Francesco Erbi, Cia «non esiste una visione strategica, è solo un festival della confusione». Alla fine delle audizioni dai banchi dell’opposizione si è alzato Piero Comandini del Pd, che rivolgendosi al centrodestra ha detto: «Per voi peggio di così non poteva andare».
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