La Nuova Sardegna

Il sommerso frena lo sviluppo turistico

Il sommerso frena lo sviluppo turistico

Ritardi nel welfare: prima infanzia trascurata. Istruzione: pochi i laureati

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Il rapporto Crenos li mette in fila, uno dopo l’altro. Sono i difetti, quelli storici, che rendono complicato e pesante il cammino della Sardegna verso lo sviluppo. Nel turismo, per esempio, quello di non essere mai riuscita a smascherare i viaggiatori fantasma. Sono almeno un milione, e finora sono sfuggiti sempre a qualsiasi censimento. Impedendo tra l’altro alle statistiche di andare oltre, negli arrivi, alla soglia dei 3,3 milioni. Oppure, sempre nel turismo, essere prigioniera di una stagione fin troppo concentrata tra giugno e settembre, con un coefficiente sempre basso nel saper riempire gli alberghi: appena il 38 per cento del potenziale. La lista delle cose che non vanno è ancora lunga. È ancora molto alta la percentuale dell’abbandono scolastico, 23 per cento, e bassa quella dei laureati nell’età 30-34 anni, sono appena 2 ogni 10. Oppure che dopo i 15 anni e oltre in 115mila sono scoraggiati e neanche cercano più un lavoro. Sempre sullo stesso tema: non sono certo eccezionali gli investimenti pubblici e privati nella ricerca, anche se è palpabile il fermento delle start-up, le aziende legate all’innovazione fondate dai giovani laureati. È una contraddizione? Lo è. Come può essere letto allo stesso modo anche l’aumento della spesa sanitaria, in un anno è passata da 3,22 a 3,28 miliardi, ma senza che in parallelo siano cresciuti gli standard dei livelli essenziali di assistenza, ancora distanti anni luce da quelli del Nord e alla media nazionale. Anche il welfare, nonostante una spesa pro capite fra le più alte in Italia, non è sufficiente. Stando ai dati del 27esimo rapporto Crenos, la Sardegna è al penultimo posto per numero di Comuni che garantiscono servizi socio-educativi destinati alla prima infanzia: solo 104 su 377. Con in più due retroscena molto significativi: sono stati censiti 212 anziani ogni 100 giovani, il doppio, e nel 2018 le nascite non hanno superati i 10mila “fiocchi”, con un saldo demografico negativo se messo a confronto con il numero dei morti, 16.277. Sono questi numeri a confermare che lo spopolamento continua a essere un grande e irrisolto problema sociale. Per poi ritornare all’analisi del tessuto economico: su 143mila imprese, con il commercio e l’agricoltura in testa alla classifica, il 96 per cento hanno meno di 10 dipendenti, confermando una parcellizzazione che continua a essere un freno per lo sviluppo. Subito dopo c’è anche un altro dato negativo: solo il 16,7 per cento di lavoratori e studenti utilizza i mezzi pubblici: sarà forse perché la qualità di autobus e treni non è dei migliori? È molto probabile.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative