Piace l’app Sardegna sicura, ma la conoscono in pochi
Silvia Sanna
I download a quota 43mila in una settimana e senza alcun tipo di pubblicità. L’idea: una campagna di comunicazione con il coinvolgimento dei vettori
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SASSARI. L’icona “Sardegna sicura” svetta nell’home page di 43mila smartphone: a scaricare l’applicazione sono stati italiani, tanti, ma anche turisti tedeschi, inglesi, spagnoli e francesi. Cioè di quei Paesi che rappresentano, secondo i dati dell’Osservatorio del turismo, i principali mercati di riferimento. E questo è già un piccolo miracolo, perché dimostra che c’è tanta voglia di trascorrere una vacanza in Sardegna. I turisti che hanno scaricato la app lo hanno fatto in assenza di una vera campagna di comunicazione che spiegasse quale è la sua utilità: registrarsi prima dell’arrivo nell’isola, indicare una serie di dati personali e relativi al tipo di vacanza (date e pernottamenti) e alcune informazioni sanitarie relative al rischio Covid. Non è invece obbligatorio accettare di essere tracciati durante la permanenza nell’isola attraverso il sistema di geolocalizzazione che in caso di contagi consentirebbe di arginare subito eventuali focolai. Tutto questo è contenuto nell’ultima ordinanza del governatore Christian Solinas pubblicata sul sito della Regione, ma a parte quanto riportato nelle ultime settimane dai giornali, dalle tv e dai vari siti, non è c’è stata una vera e propria campagna di comunicazione. Ecco perché i 43mila download (per l’esattezza 21.180 su Android e 21.800 su Ios) sono un risultato molto significativo per la app Sardegna sicura. Creata da Riccardo Porcu, responsabile della Direzione generale sicurezza e innovazione dell’assessorato Affari generali guidato da Valeria Satta, dimostra di avere grosse potenzialità. Con l’estate già iniziata e i primi arrivi dei turisti, sarebbe però importante fare in modo che la platea più ampia possibile conosca per tempo lo strumento. Al momento, oltre ai 43mila che hanno fatto il download, ci sono 110mila persone che hanno fatto la registrazione sul web, molti dei quali ignoravano l’esistenza della app. Tanti quelli che sono arrivati in Sardegna all’oscuro di tutto. E che solo al momento dello sbarco hanno scoperto che c’erano dei moduli da compilare (da qualche giorno solo on line) e la possibilità di registrarsi con l’app. Saperlo all’ultimo minuto in diversi casi ha generato confusione, perdita di tempo e fastidio. Per arginare il problema è allo studio una campagna di comunicazione preventiva. L’idea è quella di coinvolgere le compagnie aeree e marittime, per esempio facendo in modo che nella stessa carta d’imbarco di ciascun viaggiatore sia riportato una sorta di vademecum con le regole da seguire e i suggerimenti per la vacanza in Sardegna. In questo modo tutti i turisti sarebbero a conoscenza della procedura da seguire con un buon anticipo e potrebbero decidere con calma se accogliere anche l’invito al tracciamento tramite la app. Il dialogo è avviato, l’obiettivo è fare in fretta. Di tutto – dopo le incertezze legate al passaporto sanitario si o no, test e tamponi obbligatori o volontari – la stagione turistica ha bisogno in questo momento tranne che di ulteriore confusione.
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