Piccole imprese, a inizio anno l’export volava
Confartigianato: nel primo trimestre +18% e giro d’affari di 91 milioni di euro, poi è arrivato il Covid
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SASSARI. L’export delle piccole imprese manifatturiere sarde nei mesi prima del Covid? Sorprendente. Nel primo trimestre di quest’anno era cresciuto, e non poco, quasi il 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A trainarlo era il settore alimentare, ma soprattutto l’exploit della provincia del Sud Sardegna e il buon andamento del Nuorese, che hanno contribuito fortemente a generare un giro d’affari di 91,1 milioni di euro. Poi è successo quello che sappiamo, con l’avvento della pandemia che ha sicuramente cambiato radicalmente il quadro e tarpato le ali di un’isola che stava faticosamente cercando di risollevare la testa. E l’entità e disastro la conosceremo più avanti.
A dirlo è un report dell’ufficio studi di Confartigianato Imprese Sardegna su dati Istat. Il presidente regionale dell’organizzazione Antonio Matzutzi afferma che bisogna essere «molto contenti di questi dati che, per certi versi, ci sorprendono ma che ci fanno vedere in termini positivi il futuro andamento delle vendite sui mercati esteri». Ma ricorda che si tratta di rilevazioni pre-lockdown: «In ogni caso, tutto conferma l’impegno dei nostri imprenditori per l’internazionalizzazione, per il miglioramento della qualità dei prodotti, e per l’apprendimento di nuove tecniche di vendita e di conoscenza dei mercati esteri».
Il protagonista assoluto di questa ottima performance è il Sud Sardegna che fa registrare un esagerato +276,4% rispetto al 2019 e 26 milioni di euro di prodotti piazzati all’estero. Segue Nuoro con +14,3% e 7,8 milioni di euro. In calo il resto dell’isola: leggero nel nord dell’isola (Sassari e Gallura) con un -1% e 22 milioni di controvalore venduto. Netto, invece, a Cagliari (-14,3% e 29 milioni di euro esportati) e Oristano (-15,2% e 6,1 milioni di prodotti venduti).
Sono comunque dati che fanno ben sperare in prospettiva di una ripresa che sarà difficile , occorre saperlo. E l’internazionalizzazione delle imprese giocherà un ruolo importante: «Hanno sempre più “fame” di iniziative sull’export – dice Matzutzi – e quindi è da apprezzare lo sforzo che ogni singola azienda sta facendo anche sul fronte della formazione. Per affacciarsi sui mercati esteri, infatti occorrono competenze che non tutte le realtà hanno. Speriamo che, passato questo brutto momento di emergenza, con la Regione si possano riprogrammare le attività formative e proporre nuovi bandi sull’internazionalizzazione».
Matzutzi non nasconde che per l’isola si parli di quantità e di controvalore ridotti rispetto ad altre realtà italiane, ma che vi siano indubbiamente segnali interessanti per le piccole imprese sarde. «Occorre lavorare non soltanto sui settori più maturi per l’export – concluce – ma anche per la valorizzazione degli altri con importanti potenzialità, come ad esempio moda e il lapideo». (a.palm.)
A dirlo è un report dell’ufficio studi di Confartigianato Imprese Sardegna su dati Istat. Il presidente regionale dell’organizzazione Antonio Matzutzi afferma che bisogna essere «molto contenti di questi dati che, per certi versi, ci sorprendono ma che ci fanno vedere in termini positivi il futuro andamento delle vendite sui mercati esteri». Ma ricorda che si tratta di rilevazioni pre-lockdown: «In ogni caso, tutto conferma l’impegno dei nostri imprenditori per l’internazionalizzazione, per il miglioramento della qualità dei prodotti, e per l’apprendimento di nuove tecniche di vendita e di conoscenza dei mercati esteri».
Il protagonista assoluto di questa ottima performance è il Sud Sardegna che fa registrare un esagerato +276,4% rispetto al 2019 e 26 milioni di euro di prodotti piazzati all’estero. Segue Nuoro con +14,3% e 7,8 milioni di euro. In calo il resto dell’isola: leggero nel nord dell’isola (Sassari e Gallura) con un -1% e 22 milioni di controvalore venduto. Netto, invece, a Cagliari (-14,3% e 29 milioni di euro esportati) e Oristano (-15,2% e 6,1 milioni di prodotti venduti).
Sono comunque dati che fanno ben sperare in prospettiva di una ripresa che sarà difficile , occorre saperlo. E l’internazionalizzazione delle imprese giocherà un ruolo importante: «Hanno sempre più “fame” di iniziative sull’export – dice Matzutzi – e quindi è da apprezzare lo sforzo che ogni singola azienda sta facendo anche sul fronte della formazione. Per affacciarsi sui mercati esteri, infatti occorrono competenze che non tutte le realtà hanno. Speriamo che, passato questo brutto momento di emergenza, con la Regione si possano riprogrammare le attività formative e proporre nuovi bandi sull’internazionalizzazione».
Matzutzi non nasconde che per l’isola si parli di quantità e di controvalore ridotti rispetto ad altre realtà italiane, ma che vi siano indubbiamente segnali interessanti per le piccole imprese sarde. «Occorre lavorare non soltanto sui settori più maturi per l’export – concluce – ma anche per la valorizzazione degli altri con importanti potenzialità, come ad esempio moda e il lapideo». (a.palm.)
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