Sussidi e furbetti: gli illeciti aumentati durante il lockdown
La rete dei controlli è ripartita con l’inizio della fase 2: chi imbroglia rischia sino 3 anni di carcere
SASSARI. La speranza di non rimanere impigliati nella rete dei controlli si è dissolta con l’inizio della fase 2. Durante il lockdown anche le verifiche si erano allentate e questo può avere incentivato l’azione illegale da parte dei furbi. In realtà l’appuntamento era solo rimandato: con la ripresa della quotidianità post Covid anche l’attività delle forze dell’ordine e di tutti gli organismi chiamati a vigilare è ripartita a pieno ritmo. E il numero di denunce nei confronti di beneficiari di sussidi, come il reddito di cittadinanza, lo dimostra.
Dice Eugenio Annicchiarico, direttore dell’Ispettorato del lavoro di Cagliari e Oristano: «Durante il periodo più critico dell’emergenza sanitaria la riduzione dei controlli ha generato comportamenti opportunistici da parte dei soggetti più spregiudicati; il lavoro nero è certamente l’esempio più eclatante. Adesso che le attività produttive sono ripartite anche i controlli sono ripresi a 360 gradi».
Annicchiarico si sofferma sulle gravi conseguenze per chi mette in atto comportamenti illegittimi: «Per esempio il lavoro in nero da parte di un percettore di reddito di cittadinanza integra una fattispecie penale, oltre a comportare sanzioni maggiorate per il datore di lavoro». Nell’ultimo periodo le segnalazioni alle Procure sono in costante aumento, di fatto i numeri sono simili a quelli della seconda metà del 2019: il reddito di cittadinanza è entrato in vigore nell’aprile di quell’anno e dall’estate i controlli avevano messo vari casi anomali.
«Almeno una cinquantina in tutta l’isola gli illeciti scoperti dall’Ispettorato del lavoro – spiega Annicchiarico – a questi bisogna aggiungere gli altri derivanti dai controlli delle forze dell’ordine». A parte l’aumento delle denunce, resta una costante che suscita stupore: la maggior parte dei furbi ignora la gravità del reato commesso. È questa la caratteristica comune sia tra i disoccupati che percepiscono il sussidio e nel frattempo arrotondano le entrate con un lavoro in nero, sia tra quelli che continuano a incassare come se niente fosse l’assegno mensile nonostante nel frattempo uno o più componenti del nucleo familiare abbia trovato un’occupazione.
Le regole sono chiare ma non tutti le conoscono. Soprattutto, chi è consapevole di commettere un atto illecito ignora i risvolti penali: non basta restituire il maltolto e salutare il sussidio, la legge contempla anche la possibilità del carcere da 1 a 3 anni. Appena viene fuori l’illegittimità dell’assegnazione, la misura di sostegno viene immediatamente sospesa: poi, nel caso di condanna, la sospensione viene confermata per i successivi dieci anni. I controlli sui furbetti a volte svelano una situazione illegittima sin dall’inizio: significa che il beneficiario del reddito non ne ha mai avuto diritto perché ha esibito una documentazione falsa per rientrare nei parametri stabiliti dalla legge. In questo caso sarà chiamato a restituire gli importi indebitamente percepiti a partire dal primo giorno.
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